A STRASBURGO PASSA LA MOZIONE PER GAZA CHE DIVIDE TUTTI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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A STRASBURGO PASSA LA MOZIONE PER GAZA CHE DIVIDE TUTTI da IL MANIFESTO

A Strasburgo passa la mozione per Gaza, che divide tutti

Unione Europea Il Parlamento europeo approva il testo, senza la parola genocidio. Nella maggioranza tre voti diversi così come nell’opposizione

Andrea Valdambrini  12/09/2025

STRASBURGO

L’Eurocamera vota la prima risoluzione su Gaza dal 7 ottobre, mentre – si è appreso ieri sera – la Germania ha deciso di appoggiare il piano francese per la creazione di uno stato palestinese e il diritto al ritorno. La proposta, avanzata da Parigi insieme all’Arabia Saudita, si concretizza in una risoluzione portata oggi all’Onu.

NELLA RISOLUZIONE dell’Eurocamera, intanto, c’è la richiesta degli europarlamentari agli stati Ue del riconoscimento della Palestina. C’è anche quella per la sospensione dell’accordo di partenariato Ue-Israele, benché parziale e in linea con le proposte enunciate da von der Leyen nel discorso sullo stato dell’Unione. C’è anche la richiesta di sanzioni a coloni e ministri estremisti del governo Netanyahu. Non c’è invece il riferimento al massacro israeliano nella Striscia come «genocidio».

L’ATTO DI INDIRIZZO passa con 305 voti a favore, 151 contrari e 122 astensioni e va detto che il testo approvato è quello di un compromesso ampio – e dunque inevitabilmente al ribasso. Promotori originari, i socialisti di S&D che hanno portato avanti le loro istanze insieme al resto della maggioranza progressista (liberali di Renew e Greens) da un lato e il Ppe dall’altro, con cui c’è stata una lunga e complessa trattativa.

Nella risoluzione non c’è un riferimento diretto al genocidio e all’embargo delle armi e neppure alla sospensione tout court dell’accordo di partenariato commerciale e politico che lega Bruxelles a Tel Aviv. Al momento del voto all’Eurocamera la parola genocidio era contenuta in tre emendamenti firmati dal gruppo Left, che però sono stati bocciati in sequenza e senza pietà.

IL VOTO FINALE restituisce un quadro quanto mai frastagliato. A grandi linee, le destre estreme si oppongono, mentre la maggioranza Ursula, Ppe-S&D-Renew, più Greens, vota a favore, anche se i popolari sono spaccati quasi a metà. Molte le eccezioni. Tra i Verdi, si astiene la componente spagnola, mentre vota contro Leoluca Orlando, unico presente dei 4 connazionali. E proprio gli italiani vanno tutti in ordine sparso, sia maggioranza che opposizione. Nella compagine del governo Meloni è a favore Forza Italia (gruppo Ppe), astenuti i Fratelli d’Italia (gruppo Ecr) e contraria La Lega (gruppo Patrioti). A sinistra, il Pd insolitamente compatto e in linea con il gruppo S&D, mentre il caos è tutto interno al gruppo Left.

Il gruppo della Sinistra europea si frantuma in tre: i due leader, Manon Aubry e Martin Schirdewan, con tutta la delegazione de La France Insoumise, hanno detto sì. Contrari gli italiani 5S ( «la risoluzione è debolissima. non si difendono così i diritti dei palestinesi», scrivono in un comunicato che denuncia l’annacquamento del testo), gli spagnoli di Podemos e il belga Marc Botenga, che era anche relatore ombra della risoluzione per il gruppo. Astenuti i due esponenti della Linke e Ilaria Salis di Avs, che al manifesto ha spiegato: «Non sono soddisfatta, ma la direzione è giusta. E poi, non potevo unire il mio voto con quello della destra». Per la francese Aubry si tratta di «un primo passo», mentre l’estrema destra continua a proteggere il governo Netanyahu.
L’approvazione della risoluzione è un passo positivo per i progressisti, anche quelli più critici sul tema, come Strada, Ruotolo e Tarquinio eletti per il Pd. «Poteva andare meglio, certo, Ma poteva andare anche come è andata nell’ultimo anno, cioè nessuna risoluzione», spiega Cecilia Strada.

IL NEGOZIATO per arrivare al testo è stato teso tra il gruppo dei Socialisti & democratici e i Popolari europei e non solo per il riferimento al genocidio. Alla fine ieri mattina, poche ore prima della prova dell’aula gli eurodeputati S&D hanno fatto cadere il proprio emendamento sul genocidio per venire incontro al Ppe. Le fibrillazioni però sono continuate anche dopo il voto con la leader S&D, Iratxe García Pérez, che ha accusato Kaja Kallas, responsabile Esteri dell’esecutivo Ue, di «aver scelto il silenzio su Gaza», diversamente dal suo predecessore, il socialista Josep Borrell, «unica voce a salvare la dignità dell’Ue» in Medio Oriente.

Ieri il gruppo Left ha annunciato di aver raggiunto le firme sufficienti per portare in aula una mozione di sfiducia contro von der Leyen. C’è anche quella dei Patrioti di Jordan Bardella, che ha detto potrebbe votare insieme all’estrema sinistra. «Mica stiamo giocando», lo corregge Aubry. «Qui si tratta di politica. E sulle priorità, noi e loro siamo antitetici».

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