SCUDO DELLE AMERICHE, I MARINES ARRIVANO DENTRO AL CORTILE DI CASA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SCUDO DELLE AMERICHE, I MARINES ARRIVANO DENTRO AL CORTILE DI CASA da IL MANIFESTO

Scudo delle Americhe, i marines arrivano dentro al cortile di casa

Roberto Livi  10/03/2026

Verso l’accordo Miami, parata di presidenti latinoamericani di destra per aderire al progetto che concede ingresso libero alle truppe nordamericane

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Tutti gli uomini del presidente. Meglio tutti i vassalli di re Trump, visto che sabato una decina di leaders della destra latinoamericana sono stati chiamati a rapporto non alla Casa bianca, ma nel suo castello-resort di Miami. Per firmare un accordo, lo Scudo delle Americhe, che concede il diritto di intervento diretto dell’esercito Usa in quasi tutta l’America latina.

IN PRIMA LINEA il salvadoreño Nayib Bukele e l’argentino Javier Milei, accompagnati dal presidente del semper fidelis Paraguay Santiago Peña. Un posto d’onore è stato riservato al presidente di Panama Josè Mulino: trattamento dovutogli dopo che ha richiamato i marines al controllo del canale e ha licenziato in tronco la societá di Hong Kong “Ck Hutchison” dalla gestione dei due porti del canale – Balboa e San Cristobal- affidandola poi a imprese nordamericane. Per ribadire la sua fedeltà comunque Murino, alla vigilia del vertice di Miami, ha messo in chiaro che «la Cina ha più bisogno di Panama di quanto Panama abbia bisogno della Cina». New entry l’ecuadoriano Daniel “banana” Noboa – che per ricevere l’invito ha licenziato in blocco la rappresentanza diplomatica di Cuba a Quito – e il cileno pinochetista Josè Kast. Tutti campioni della (estrema) destra alla rivincita a Sud del Rio Bravo.

ASSIEME AI LEADER di Honduras, Repubblica Domenicana, Guyana e Trinidad e Tobago, tali campioni della democrazia hanno firmato con entusiasmo lo Scudo delle Americhe, un patto militare definito da Trump «storico», visto che «per sradicare i cartelli criminali» dovrebbe in sostanza dare libero accesso alla Us Army in tutto il continente americano. In piena sintonía con la dottrina neocoloniale Monroe, ribattezzata Donroe in onore di Trump.
La alleanza Scudo delle Americhe è rivolta ai nemici di sempre, i cartelli del narcotraffico e la penetrazione della Cina nel patio trasero di Trump. La “novità” proposta è l’intervento diretto delle forze armate degli States, con tutta la loro potenza. Anche con «missili di precisione», ha proposto The Donald: «Noi lanciamo un missile e boom, il capo di un cartello scompare».

ASSENTI ALL’INCONTRO erano i leader in odore di progressismo, i presidenti di Messico, Brasile, Colombia e Uruguay. Compreso quello del Guatemala Bernardo Arèvalo, anche se aveva messo sul tavolo l’allontanamento della missione medica cubana per essere ammesso. Non gli è bastato. L’assenza della dignitosissima presidente del Messico Claudia Sheinbaum era motivata anche dal fatto che Trump ha messo sotto accusa il suo governo, «incapace di contenere la violenza dei cartelli della droga» che operano a ridosso della frontiera con gli Usa. Ma «ci penseremo noi» ha fatto capire il tycoon, riproponendo un intervento diretto militare in territorio messicano. Una provocazione ripetuta e chiara. Alla quale la presidente Sheinbaum ha affermato di voler rispondere «a mente fredda», prendendo tempo per mettere a punto una linea di difesa della sovranità nazionale che non irriti il potente e prepotente vicino.

SUI PERICOLI della penetrazione della Cina, principale socio commerciale del Sud America, precedenti tentativi di frenarla si sono scontrati con la politica di investimenti e prestiti (circa 120 miliardi di dollari) che sono valsi al gigante asiatico la possibilità di accedere a materie prime e infrastrutture strategiche come il grande porto peruviano di acque profonde di Chancay.

Trump non ha perso l’occasione per ripetere che quanto prima «cadrà anche Cuba» e che sarà «la ciliegina» sulla torta delle sue conquiste belliche, una volta piegato l’Iran degli ayatollah. Questo continuo ripetere che i tempi della «Vecchia Cuba come la conosciamo» sono finiti e che gli stessi leader dell’Avana lo sanno e chiedono di trattare con lui fa parte della strategia del tycoon di indebolire il governo dell’isola e farlo collassare. Per il direttore della rivista cubana Temas Rafael Hernández, questo ripetere di Trump che la caduta di Cuba è certa e imminente costituisce un pericolo maggiore dello strangolamento energetico adottato dal tycoon. Del resto, per rimanere a casa nostra, anche Andreotti era convinto che ripetendo una bufala si sarebbero ottenuti dei risultati.

IERI SULL’ARGOMENTO è tornato il giornale Usa Today annunciando un accordo che prevederebbe l’allontanamento del presidente Diaz-Canel (ma con garanzie per la famiglia Castro) in cambio di una progressivo indebolimento dell’embargo. Non solo: come garanzia Cuba accetterebbe il controllo Usa su porti, nickel e cobalto, oltre naturalmente al turismo. Insomma una resa alla venezuelana che il governo cubano continua però a rifiutare.

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