REFERENDUM GIUSTIZIA 2026: VOTIAMO NO PER DIFENDERE LA COSTITUZIONE da SBILANCIAMOCI
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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REFERENDUM GIUSTIZIA 2026: VOTIAMO NO PER DIFENDERE LA COSTITUZIONE da SBILANCIAMOCI

Referendum giustizia 2026: votiamo NO per difendere la Costituzione

Il 22 e 23 marzo 2026 saremo chiamati a votare sul referendum costituzionale relativo alla riforma Nordio, che interviene sull’ordinamento della magistratura modificando sette articoli della Costituzione.

Sbilanciamoci!, insieme a molte altre organizzazioni, è tra i promotori de La Via Maestra, la rete nata per difendere e promuovere i valori costituzionali. Proprio da questo percorso è nata la decisione – condivisa anche con la CGIL e tante realtà sociali e civiche – di dare vita a un Comitato della società civile per il NO al referendum.
Il Comitato riunisce associazioni e personalità del mondo della cultura, del diritto e dell’impegno civile: lo presiede Giovanni Bachelet, con figure come Gaetano Azzariti, Benedetta Tobagi, Rosy Bindi, Silvia Albano e molte altre. È in corso una raccolta firme a sostegno della mobilitazione e della partecipazione al voto.
Dire NO significa difendere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e proteggere i principi fondamentali della Costituzione, a garanzia dell’equilibrio tra i poteri e dell’uguaglianza di tutte e tutti davanti alla legge.

Il referendum 

Il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 riguarda la Legge Nordio, la legge che modifica l’ordinamento della magistratura.
La riforma modifica sette articoli della Costituzione e prevede, in sintesi: 

  • l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa), al posto del CSM unico per tutti i magistrati
  • l’estrazione a sorte (anziché l’elezione) dei loro componenti, con modalità diverse per magistrati e componente “politica”
  • la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari (togliendo il potere disciplinare ai CSM)

Questi cambiamenti mettono a rischio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, pilastri fondamentali della nostra democrazia.
Votare NO significa proteggere la Costituzione e gli equilibri tra potere giudiziario, legislativo ed esecutivo, garantendo che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge.

5 motivi per dire NO

  • La riforma minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, alterando profondamente l’equilibrio, disegnato dalla Costituzione, tra potere giudiziario (esercitato dai magistrati), potere esecutivo (il governo) e potere legislativo (il Parlamento)
  • La riforma non agisce sui problemi reali della giustizia che gravano sui cittadini, quali tempi molto lunghi, mancanza di personale e di risorse, burocrazia e linguaggio complesso. D’altro canto, sostituendo il CSM unico con tre organismi indipendenti porterebbe a un triplicamento dei costi e una dispersione di risorse  
  • La riforma, separando le carriere di giudici e pubblici ministeri (che attualmente condividono formazione, carriera e cultura giurisdizionale) potrebbe trasformare il pm in una “parte speculare” alla difesa che non si concentra sulla ricerca della verità ma solo sull’ottenimento di una condanna, aumentando così la vulnerabilità dei cittadini che non possiedono sufficienti mezzi per difendersi
  • La riforma è stata approvata con una procedura affrettata e “chiusa”, senza una larga condivisione da parte del Parlamento
  • Le dichiarazioni del governo di attacco alla magistratura e insofferenza verso il controllo di legalità confermano i timori che la riforma possa ridurre il controllo della magistratura sul potere esecutivo. L’indipendenza dei giudici è invece essenziale affinché il potere giudiziario possa limitare e controllare quello esecutivo, per garantire che la legge sia uguale per tutti e proteggere i cittadini. Un principio cardine delle democrazie liberali che viene messo a rischio.

Il comitato “Società civile per il NO”

Per difendere questi valori, associazioni, giuristi e cittadini hanno creato il comitato “Società civile per il NO nel referendum costituzionale” che riunisce associazioni, giuristi e cittadini per difendere la Costituzione, l’autonomia della magistratura e contrastare la Legge Nordio, l’autonomia differenziata e il premierato. Al comitato, che invita all’adesione di associazioni, movimenti, cittadini e figure del mondo della cultura, del civismo e dell’università, aderiscono:

ANPI, ACLI, ARCI, CGIL, Libera, Libertà e Giustizia, Legambiente, Giuristi Democratici, Salviamo la Costituzione, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Sbilanciamoci, Auser, Lega per le Autonomie Locali, Articolo 21, Pax Christi, Centro per la Riforma dello Stato, Medicina Democratica, Comitati per il NO ad ogni autonomia differenziata, Movimenti per l’acqua bene comune, Lavoratori precari della giustizia, Insieme per la Giustizia, Comma 2 Lavoro e Dignità, Rete della Conoscenza, Rete degli Studenti Medi, Rete #NOBAVAGLIO, Unione degli Universitari, Costituzionalisti per il NO.

Per saperne di più e partecipare: https://www.referendumgiustizia2026.it

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