LE ECONOMIE ALTERNATIVE CE LE INDICA IL GRANDE SUD da IL FATTO
Le Economie alternative ce le indica il Grande Sud
Pino Arlacchi 5 Ottobre 2026
I BRICS e le analoghe aggregazioni del Grande Sud stanno cambiando in meglio l’economia mondiale. E in modi che gli economisti dell’establishment, i vari Draghi, Monti e simili, non hanno neppure immaginato. La stabilità economica del pianeta non viene più prodotta da un egemone occidentale, ma da un insieme di economie che producono stabilità e sicurezza come beni pubblici, a disposizione di tutti.
Di cosa sto parlando? Parlo della tenuta della domanda cinese e asiatica durante le ultime recessioni, del freno alla piovra finanziaria americana costituito da circuiti alternativi di pagamento usati da tutti paesi del Grande Sud, siano essi alleati o avversari di Washington e dell’Occidente. Questo bene comune nasce sul terreno dell’economia reale. Un sistema nel quale il credito viene indirizzato verso la capacità produttiva di lungo periodo invece che verso il casinò della finanza globale.
L’industria cinese, che controlla oltre l’80% della catena produttiva dei pannelli fotovoltaici, ha contribuito in misura decisiva alla riduzione del 90% del costo medio dell’elettricità solare registrata nel mondo fra il 2010 e il 2023. E dinamiche analoghe hanno investito le batterie, i veicoli elettrici, le turbine eoliche, i macchinari e i materiali per le infrastrutture di trasporto.
Per i paesi del Sud che negli anni dell’ordine finanziario americano erano costretti a scegliere fra l’energia fossile importata e pagata in dollari e la rinuncia allo sviluppo, questo crollo dei prezzi ha significato la possibilità di costruire sistemi elettrici, reti ferroviarie e industrie a costi che nessun programma di cooperazione occidentale aveva mai reso accessibili, e di farlo acquistando beni capitali invece di accumulare debiti finanziari.
Un’economia che non vive di rendite estratte dal resto del mondo non ha neppure bisogno di assicurarsene la riscossione tramite un apparato militare planetario. Nel Grande Sud non opera il nesso fra il privilegio del dollaro e la proiezione della forza militare americana sviluppatosi dagli anni della guerra del Vietnam in poi, e che le vicende più recenti hanno reso di nuovo visibile.
Nel Terzo Mondo di un tempo, inoltre, la crescita degli scambi e degli investimenti è stata consentita dal grande processo di pacificazione che ha investito gran parte dell’Asia. La potenza economica cinese non si è tradotta nella costruzione di una rete mondiale di basi militari ma in un colossale progetto di cooperazione pacifica chiamato Belt and Road.
La pax asiatica e la subordinazione della finanza alla produzione appaiono così come due facce di una stessa scelta di civiltà. Un sistema fondato sullo scambio di beni reali ha interesse alla prosperità dei propri partner, mentre un sistema fondato sull’estorsione di rendite finisce per considerare la minaccia e la coercizione come costi ordinari della propria riproduzione.
Il modello Grande Sud, infine, è replicabile. La subordinazione della finanza alla produzione è alla portata di qualunque Stato che conservi la sovranità sulle proprie decisioni allocative, e le esperienze dell’India, dell’Indonesia, del Vietnam e di molti altri paesi mostrano che può essere declinata in forme diverse, adeguate a istituzioni e patrimoni di civiltà.
La disponibilità di fonti di credito e di canali di pagamento alternativi a Wall Street e soci hanno restituito ai governi del Sud lo spazio di politica economica che il Washington Consensus aveva loro sottratto, e il successo cinese ha fornito la prova che quello spazio può essere usato per crescere senza consegnarsi alle follie del capitale “caldo” e senza patria, che vaga da un capo del mondo all’altro, lasciando nella scia distruzione e caos di interi paesi.
Il modello Grande Sud non è privo di contraddizioni. Investimenti sbagliati, indebitamento delle amministrazioni locali e debolezza dei consumi interni sono problemi reali.
Ma la differenza con il passato sta nel fatto che questi problemi vengono ora affrontati attraverso decisioni politiche sovrane e restano in larga misura confinati all’interno dei paesi che li hanno generati. Prima venivano esportati al resto del mondo attraverso i canali della finanza globale.
Siamo oggi in presenza, grazie soprattutto alla Cina e all’Asia orientale, di una grande macchina produttiva che non ha bisogno della finanza a breve termina perché si finanzia dall’interno e con capitale paziente, non impone la propria moneta come mezzo di pagamento, non sanziona paesi non graditi. L’economia del Grande Sud rappresenta perciò un bene pubblico mondiale del quale non si è ancora compresa la portata.
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