IL MULTILATERALISMO È PIÙ CHE MAI LA VIA OBBLIGATA da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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IL MULTILATERALISMO È PIÙ CHE MAI LA VIA OBBLIGATA da IL FATTO

Il multilateralismo è più che mai la via obbligata

Elena Basile  16 Aprile 2026

Una scelta cruciale appare ogni giorno più evidente a chi abbia voglia di analizzare la politica internazionale senza apriori ideologici e la divisione tra il “noi e il loro”, tipica del suprematismo bianco che è stata una delle caratteristiche, foriera di barbarie, della Storia occidentale. Nei tempi cupi e accelerati che viviamo, bisogna assumersi la responsabilità di optare tra la mediazione diplomatica oppure il sostegno all’Occidente arroccato, militarizzato e incline ad abbracciare il rischio di un conflitto nucleare per la difesa dell’unipolarismo e dell’egemonia del dollaro.

La parte consapevole della società civile, estesa ai giovani della generazione Z, al non voto, alla miriade di associazioni che compongono il dissenso, ai movimenti che si appellano alle tradizioni politiche del passato, dal liberalismo al socialismo, ad alcuni partiti presenti nelle istituzioni, alle correnti di sinistra emarginate nei socialisti europei, dunque questa cittadinanza frustrata e non rappresentata, si rende conto dell’esigenza di riaprire alla diplomazia, accettando il compromesso politico ed economico con il Sud globale. Il solo modo di evitare la trappola di Tucidide, l’inevitabilità della guerra tra la potenza in declino economico, gli Usa e il rivale strategico in ascesa, la Cina, è costituito dalla concessione di potere politico, alle Istituzioni multilaterali, a partire da Onu e Osce, ai Brics e dalla regolamentazione del surplus economico con la riforma della governance, del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. Uscire dal denial, negazione del multipolarismo, che in termini psicanalitici equivale alla rimozione della realtà e alla nascita delle nevrosi, è essenziale per poter tornare a ragionare di strategia e di diplomazia. Il contesto internazionale non è più quello sortito dal crollo dell’Urss, degli anni Novanta in cui Washington si è scoperta indiscussa potenza egemone. Il liberal order, l’esportazione della democrazia, la fine della Storia profetizzata dal politologo Fukuyama, la nascita del pensiero unico, di un’ideologia a difesa dell’esistente e del neoliberismo, appartengono al passato.

La classe dirigente deve fare i conti con la realtà. Riconoscere i nuovi centri del potere, a cominciare dalla Cina, e da tutte le potenze emergenti che si organizzano nei Brics, fa parte della cura delle nevrosi occidentali. Pervenire a una regolamentazione politica del surplus della Cina, della Russia e delle altre potenze creditrici permetterebbe, in un nuovo sistema internazionale, di creare una situazione con benefici condivisi, una win win situation. Riformare l’Onu, il Fmi e la Bm riconoscendo il ruolo degli emergenti non può essere ulteriormente rimandato. Il ritorno alla Carta di Parigi, le cui radici erano nel decalogo di Helsinki, rivitalizzare l’Osce e dare fondatezza alla cooperazione tra mondo euroatlantico ed euroasiatico sembra una scelta ottimale. Di fronte alla minaccia nucleare e all’imbarbarimento della convivenza tra Stati, bisogna avere il coraggio di riconoscere il fallimento delle politiche neoconservatrici americane, dei Democratici e dei Repubblicani statunitensi, dei loro accoliti europei, basate sul sogno di de-sovranizzazione delle potenze del surplus, Russia, Cina e Germania, e di controllo dei flussi energetici e delle risorse essenziali per assicurare il primato dello sviluppo tecnologico e finanziario occidentale.

Si lavora a una nuova élite capace di esprimere gli interessi dei popoli europei. In concreto, il riconoscimento delle ragionevoli preoccupazioni di sicurezza della Russia, la neutralità dell’Ucraina, la fine delle sanzioni possono permettere l’inizio di negoziati con Mosca per la cooperazione in ambito Osce. In Medio Oriente, il fallimento della strategia di dominio di Israele che ha aumentato la propria insicurezza, potrebbe portare alla defenestrazione di una leadership criminale. Washington liberata dal suo cancro, la lobby americana dei cristiani sionisti, degli evangelici e degli ebrei, di cui Trump è espressione, ha la possibilità di mediare con l’asse della resistenza; l’Iran, alleato di Cina e Russia, Hamas, Hezbollah e Yemen. Questa è la prospettiva che partiti, movimenti e società civile europea possono contribuire a rendere realistica.

Nell’evento organizzato il 18 aprile a Roma, al Caffè Letterario, da Disarma, durante il quale un gruppo di intellettuali (Arlacchi, Bevilacqua, Gallo, La Valle, Sylos Labini, Volpi e la sottoscritta) aprirà con relazioni tematiche di politica internazionale la discussione a cui parteciperanno le associazioni del dissenso, si spera di poter fornire un contributo rilevante al lavoro comune che ci attende. Il documento di sintesi sarà poi illustrato alle istanze politiche italiane maggiormente recettive sui temi della pace, dei diritti ambientali, individuali e sociali.

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