UN PASSO DOPO L’ALTRO VERSO LO STATO DI POLIZIA da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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UN PASSO DOPO L’ALTRO VERSO LO STATO DI POLIZIA da IL FATTO

Un passo dopo l’altro verso lo Stato di polizia

 Vincenzo Bisbiglia  8 Febbraio 2026

Strategia punitiva. Guerra alla piazza fino al fermo preventivo: così la destra da tre anni da tre anni ha avviato la sua repressione del dissenso

George Orwell nel suo capolavoro 1984 la chiamava “Thinkpol”, cioè “polizia del pensiero”: serviva al regime del “Grande Fratello” per controllare le idee non gradite e ad arrestare tutti i colpevoli di “reati di pensiero” nell’immaginario stato di Oceania. Non siamo (ancora) a quei livelli, ma i fatti raccontano che da tre anni a questa parte, a colpi di decreti sicurezza, il governo di Giorgia Meloni ha avviato una progressiva repressione del dissenso. Lo strumento è lo “stato di polizia”, dove le forze dell’ordine hanno il potere di bypassare, su determinati punti, quello indipendente della magistratura. Anche con norme al limite della validità costituzionale. Un’esigenza che si è fatta sempre più reale dopo che sabato 4 ottobre ben 1 milione di persone sono scese in piazza a Roma in solidarietà alla Palestina.

Partiamo dalla fine. Il Fatto in questi giorni ha indagato l’istituto del fermo preventivo per le manifestazioni, introdotto con l’ultimo decreto pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale: basterà alla polizia “un fondato motivo di ritenere che” uno o più persone possano porre “in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione” per trattenerle fino a 12 ore in commissariato. Su quali basi? Sospetti. Oppure “precedenti penali” o “segnalazioni di polizia”, che però potrebbero essere di varia natura o anche risalenti. “L’esperienza di Bolzaneto dimostra come situazioni del genere possano degenerare”, ha non a caso dichiarato ieri il procuratore aggiunto di Roma, Giuseppe Cascini, a Repubblica.

D’altronde le Digos e i Servizi già svolgono operazioni sotto copertura, come dimostrano gli agenti infiltrati in Potere al Popolo scoperti nel corso 2025 o gli ampi poteri dati agli 007 con il precedente decreto sicurezza del 2025.

Di primo acchito più equo appare il daspo (anche se è più tecnicamente un obbligo di firma) ai condannati. In caso di violazione, raddoppio della pena. L’istituto ha dato indubbi risultati nel settore degli ultras, anche se lontano dagli stadi scontri e incidenti continuano. Ma un evento sportivo non è una manifestazione politica.

Stessa cosa per la depenalizzazione del reato di manifestazione non comunicata, con le sanzioni moltiplicate di 10 volte, fino a 12 mila euro: pensata come risarcimento per gli eventuali danni, la norma fa peggio, disincentivando cortei e occupazioni pacifiche.

Va considerato che già nel 2024 la destra si era scagliata contro gli eco-attivisti, approvando due norme dal sapore repressivo. Una è la cosiddetta “legge eco-vandali”, con cui si inaspriscono le sanzioni per la “distruzione o il deturpamento di beni culturali o paesaggistici”, cui ovviamente non si fa eccezione per le proteste simboliche di Ultima Generazione. Lo stesso gruppo aveva ispirato anche il nuovo reato di blocco stradale, ribattezzata anche “norma anti Gandhi”. Poco margine pure per i carcerati: sempre nel 2025 è stato introdotto il reato di “Rivolta all’interno di un istituto penitenziario”, con pene fino a 6 anni per i partecipanti e fino a 10 per i promotori.

Così mentre i cittadini rischiano sempre di più nell’esprimere il loro dissenso, aumentano le tutele della polizia per reprimerlo. Come l’inedito strumento del registro parallelo degli indagati, un “separato modello” dove saranno “annotati” i nomi dei poliziotti finiti all’attenzione dei pm per possibili reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni. C’è di più: in presenza di una “causa di giustificazione”, infatti, il magistrato deve fare in fretta, perché poi ha solo 30 giorni di tempo per chiedere l’archiviazione.

Non solo quel che è stato, ma anche ciò che verrà. All’orizzonte c’è un nuovo disegno di legge. Qualche esempio? Gli sfratti più veloci per tutti gli immobili e non solo “l’unica abitazione del denunciante” – come prevede l’attuale articolo 321 bis del codice di procedura penale – andrà a penalizzare chi della lotta al diritto all’abitare fa una battaglia di vita. Norma più restrittiva di quella già oggetto del decreto di luglio 2025. E poi la possibilità di polizie straniere di operare anche in Italia (vedremo con quale testo) e le espulsioni più facili per gli stranieri anche solo per il sospetto di rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale, come per l’imam di Torino, Mohamed Shahin.

Ci sono infine due proposte di legge gemelle, una del centrodestra e l’altra del centrosinistra, in chiave anti pro Pal: si tratta del ddl Gasparri e del ddl Delrio, che mirano a considerare antisemitismo (dunque reato aggravato) ogni critica, aspra o comunque radicale, contro Israele e verso il sionismo quale sua ideologia fondativa.

Una mannaia non da poco su tutto il movimento pro Palestina, che tra settembre e ottobre ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone in tutta Italia.

“Il governo cerca solo il consenso, non la sicurezza”

Antonio Massari  8 Febbraio 2026

“La pericolosità presunta viola un cardine del diritto: il principio di colpevolezza”

“Per affrontare l’argomento ‘sicurezza’ dobbiamo prima comprendere a quale modello di sicurezza si fa riferimento. Se analizziamo le norme create da questa maggioranza il suo modello di sicurezza è piuttosto chiaro: spesso un last minute con l’evidente obiettivo di garantirsi consenso. Molto lontano quindi dall’esigenza di garantire il diritto costituzionale e sociale della sicurezza ai cittadini”. Il giudizio di Nicola Rossiello, Segretario Generale del Sindacato dei lavoratori di polizia Cgil in Piemonte, sulla gestione della sicurezza da parte del Governo è piuttosto severo.

Segretario, sta entrando in vigore il “fermo preventivo” dei manifestanti, fino a un massimo di 12 ore, anche sulla sola base dei loro precedenti (violenza contro persone o cose) o delle segnalazioni di polizia. È un notevole cambio di prospettiva, non le sembra?

Certo, stiamo passando dalla fattispecie del reato, che ha una sua completezza giuridica, a quella della pericolosità presunta, che riguarda l’anticipazione della soglia punitiva. E se potenziamo la pericolosità presunta, rispetto alle condotte e ai fatti commessi, stiamo violando un principio cardine del diritto: il principio di colpevolezza.

Ci sarà il vaglio di un pm.

Sì, ma a parte che la norma è pericolosamente vaga anche su questo, il punto è un altro: alla base devono restare i principi del diritto che invece, con questa maggioranza, vengono sistematicamente ignorati. Siamo al diritto penale del nemico.

Cosa intende per diritto penale del nemico?

Quello che storicamente viene applicato nei riguardi degli avversari politici, ovvero di chi dissente e protesta, quindi mirato a colpire specifiche categorie sociali. Penso ai 20 anni di carcere previsti per chi contesta le grandi opere. Penso al reato di ‘rivolta’ esteso alla resistenza passiva per i detenuti. Un’altra forma di dissenso, non violenta, che viene colpita. Aggiungo che c’è una particolare durezza nei confronti di alcune fasce sociali spesso ai margini: in questo caso, per esempio, cito la fine dell’obbligo di rinvio della pena per le donne incinte e con neonati, che colpisce delle madri vulnerabili. Ma potrei andare avanti. L’elenco è lungo.

E lei cosa ci vede, alla fine di questo elenco?

Lo spostamento del paradigma della sicurezza. Più che come diritto del cittadino, ovvero come garanzia della sicurezza di quest’ultimo, viene intesa come difesa dell’ordine costituito. È tutta un’altra visione.

Lei in questi giorni ha preso posizione sugli scontri nella manifestazione di Torino difendendo la libertà di manifestare pacificamente.

È passata una lettura inaccettabile: quella che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti. In realtà è il contrario: i violenti si affiancano ai manifestanti perché possono sfruttarne la piazza. È come ritenere i tifosi responsabili dei criminali che si infiltrano allo stadio per aggredire gli spettatori. È un sovvertimento logico molto pericoloso: chi scende in piazza pacificamente deve avere la garanzia che lo Stato sia in grado di isolare, come avvenuto in altre circostanze, chi si infiltra per inquinare il dissenso. Bisogna saper distinguere tra diritto al dissenso e delinquenza.

Con il “fermo preventivo” si risolverà qualcosa?

Non credo, perché, se pure avesse senso, ci mancano 40 mila operatori di forze di polizia in pianta organica e quindi resta impossibile realizzarlo.

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