GIUSEPPE CONTE A PECHINO da OFFICINADEISAPERI e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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GIUSEPPE CONTE A PECHINO da OFFICINADEISAPERI e IL MANIFESTO

Giuseppe Conte a Pechino

Piero Bevilacqua  16/05/2026

A giudicare dalla stampa main stream sembra che le difficoltà a comporre l’alleanza elettorale del centro-sinistra, per elezioni del 2027, vengano da Conte e dai 5S. Quando è vero il contrario. E’ il coacervo chiamato Partito democratico l’ostacolo maggiore. A parte i danni storici inflitti all’Italia (precarizzazione del lavoro, privatizzazioni indiscriminate, saccheggio del territorio dei suoi amministratori, autonomia differenziata, ecc) non si può non ricordare che esso ha condiviso le scelte più rilevanti del governo Meloni: armi all’Ucraina, sanzioni controproducenti alla Russia, rispetto del Patto di stabilità dell’Unione e della politica di austerità, accettazione di fatto dell’attuale sistema fiscale, ambiguità sul piano del riarmo europeo. Dunque il soggetto politico che dovrebbe avviare la soluzione è in realtà parte fondamentale del problema. Elly Schlein diventata segretaria grazie all’ apporto dei voti esterni al PD, non è riuscita a compiere il miracolo. Le divisioni interne di quel “amalgama mal riuscito” hanno avuto il sopravvento.

Nessun dubbio sulla necessità dell’alleanza elettorale, ma il rischio è che i 5S, per tenerla in piedi , annacquino ancora di più il loro programma. Ma oggi tutto è consentito all’Italia tranne che la continuità con le scelte che ci hanno trascinato allo stato presente. L’imposizione del patto di stabilità da parte dell’UE, che ci lascia in procedura di infrazione per lo sforamento del 3, 1% del rapporto deficit/Pil, conferma la pervicace volontà suicida di Bruxelles. Mentre sosteniamo la guerra americana per procura in Ucraina, con un ulteriore finto prestito di 90 miliardi, compriamo gas e armi americane, ci autopuniamo con un ulteriore pacchetto di sanzioni alla Russia, subiamo l’aggressione USA all’Iran, che strozza ulteriormente le fonti di energia del continente, l’Europa continua la politica che ha condotto alla disfatta dell’Unione e alla rovina dell’Italia. Il Pd cambierà politica? Grande è il rischio che l’azione di un futuro governo di centro-sinistra, per evitare fratture, pratichi una politica di galleggiamento che condanni l’Italia a una rovinosa regressione. E questo mentre infuria una delle più violente tempeste che mai si siano abbattute sul mondo. Come ogni persona onesta dovrebbe ammettere, non ci sono molti antidoti a questa grave malattia della vita politica italiana se non il coraggio dei 5S, che devono fare di tutto per conservare un partito d’opposizione. Conte può vantare scelte importanti compiute nei suoi precedenti governi, come il Reddito di cittadinanza, oggi drammaticamente necessario per le crescenti povertà generate dall’inflazione e dai bassi salari*. Dall’Europa ha portato a casa il bottino ( in parte dilapidato) del PNRR, mentre il suo governo è stato il primo dei paesi G7 ad aderire , nel 2019, al Memorandum della Belt and Road Initiative con la Cina. Ha dunque le credenziali per una apertura immediata ai paesi Brics. Intanto non può invocare – come ha fatto di recente – la fine delle ostilità in Ucraina perché l’Italia acceda al gas russo. Per la semplice ragione che oggi la guerra contro la Russia la stiamo conducendo noi. Sono gli stati europei ad opporsi alla pace, a inviare le armi con cui oggi vengono bombardate quotidianamente le raffinerie e gli abitati di quel paese. L’ apertura immediata di rapporti commerciali con la Russia sarebbe, oltre che economicamente vantaggiosa, un segno di distensione dopo anni di immotivata ostilità. Ma Conte dovrebbe incominciare a comportarsi come un ministro degli Esteri in pectore, per incontrare dirigenti e personalità cinesi. Come ha mostrato Pedro Sanchez, faro di dignità in questa Europa di servi dementi, con la Cina si possono intrattenere rapporti economici e politici fruttuosi. Questo paese non solo è all’avanguardia in settori tecnologi importanti, a partire dalle energie rinnovabili, ma investe tanta parte del suo immenso surplus commerciale investendo a tassi di favore nel Sud del mondo, rovesciando la politica di indebitamento e strozzinaggio del FMI. L’Italia ha un bisogno disperato di investimenti e di redistribuzione della ricchezza, ma deve sottrarsi al crollo degli edifici in rovina che la stanno soffocando: l ‘UE e gli USA, per coltivare con il resto del mondo rapporti di pace in vista di un nuovo ordine mondiale.

* Non è comunismo, ma giustizia sociale

Antonio De Lellis  16/05/2026

Nuova finanza pubblica La rubrica settimanale di politica economica. A cura di autori vari

Non è comunismo, ma il più elementare buonsenso. Una piccola patrimoniale sullo 0,1% dei più ricchi cambierebbe sanità, istruzione, la società intera. Con queste parole Riccardo Staglianò stimola un dibattito fondamentale.

Ma chi paga in Italia le imposte? A ben guardare i dati delle dichiarazioni Irpef 2025 si delinea il peccato dell’Irpef, ormai diventata l’imposta del lavoro dipendente e dei pensionati, che dichiarano quasi l’85% del totale. Le aliquote Irpef 2026 in Italia sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% per la parte eccedente e fino a 50.000 euro, 43% per la fascia superiore di reddito. Contro le 32 aliquote presenti inizialmente nel 1974.
Oggi solo il 3,3% dei contribuenti dichiara redditi sopra i 75mila euro a fronte degli 11,3 milioni di contribuenti che non versano Irpef. Infatti ci sono categorie più benestanti che ottengono redditi da più fonti. Può succedere ad esempio che un contribuente ottiene introiti per affitti, per interessi su depositi bancari, dividendi su azioni, titoli di stato, buoni postali e redditi professionali o d’impresa calcolati forfettariamente. Se questi redditi sono tassati separatamente, le aliquote più alte non scattano mai e la progressività rimane azzoppata.

Per esempio, Piazza Affari ha distribuito quest’anno 43 miliardi di euro, una pioggia di dividendi, pagandoci imposte, il 26% se persone fisiche, il 24% se società di capitale, e fino a 1,2%. Se fossero attivi la progressività e il cumulo dei redditi, avrebbero pagato probabilmente dal 17% a quasi il 42% in più. In questo modo i più ricchi diventano sempre più ricchi aumentando la forbice sociale.

Tutto questo mentre, tra il primo trimestre 2021 e il quarto del 2025, le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali. Inoltre, se c’è evasione fiscale o se non tutti pagano le imposte, secondo progressività, il debito pubblico aumenta. Perché ci sono meno risorse per sostenere gli investimenti sociali, si riduce l’avanzo primario che occorre per pagare gli interessi sui titoli di stato, obbligandoci all’indebitamento e all’anatocismo (interessi su interessi) che aumenta esponenzialmente il debito.

Eppure basterebbe utilizzare l’Isee, come metodo di determinazione della base imponibile, quindi della reale capacità contributiva di ogni contribuente e applicare delle aliquote per livelli elevati di patrimonio e reddito, come proposto da Rocco Artifoni e Francesco Gesualdi in Dossier Fisco e debito pubblicato da Cadtm. Anche un recente studio della Scuola di Sant’Anna evidenzia: un generalizzato aumento della concentrazione del reddito per le classi più abbienti (Top); le persone più povere sono quelle più colpite dalla condizione economica e sociale; la disuguaglianza colpisce maggiormente i giovani, le donne e le regioni del Sud; i patrimoni non sono tassati in base a criteri di progressività.

Ma oltre oceano non va molto meglio. Basti pensare al fisco a favore dei ricchi di Trump, ove 1% della popolazione, il più ricco, risparmierà circa mille miliardi in dieci anni grazie ai tagli fiscali concessi dal presidente Usa. Altreconomia ci dice che le quattro corporation Amazon, Alphabet, Meta e Tesla, hanno pagato un’aliquota fiscale media del 4,9% nel 2025, con Tesla e Palantir, in particolare, che hanno evitato il 100% delle tasse.

Ecco come si crea la concentrazione di capitali in mano a poche persone, andando a rafforzare quelle che Emiliano Brancaccio chiama le oligarchie capitalistiche e i tecno-padroni. Essi sottraendosi alla polis, plasmano la politica a loro immagine e somiglianza anche attraverso il controllo dei mezzi della propaganda, generando, come ha denunciato Papa Leone XIV, una manciata di tiranni che devasta il mondo con le guerre e le violenze. Mentre, dietro la cortina fumogena del caos, l’obiettivo è arricchirsi sempre di più, determinando un oltrefascismo. Con la sua terrificante ascesa dovremmo misurarci.

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