GAZA, BLOCCATI 38 STUDENTI DIRETTI IN ITALIA da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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GAZA, BLOCCATI 38 STUDENTI DIRETTI IN ITALIA da IL FATTO

Gaza, bloccati 38 studenti diretti in Italia

diRiccardo Antoniucci e Virginia Della Sala  15 Febbraio 2026 

Ricerca salvavita. Titolari di borse di studio in cinque nostri atenei, non riescono a uscire: già un semestre perso, a fine mese saranno costretti a lasciare il posto

Almeno 38 studenti palestinesi aspettano di essere chiamati per venire a studiare in Italia, ma da settimane nessuno dà risposta. Sono vincitori delle borse di studio del programma Iupals, Italian Universities for Palestinian Students, iniziativa promossa dalla Conferenza dei Rettori (Crui) con il ministero degli Esteri, il ministero dell’Università il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme. Milano, Bologna, Ferrara, Trieste, Insubria, Calabria sono i loro atenei di destinazione: hanno previsto i fondi per coprire, con decine di migliaia di euro, interi corsi di studio ma non riescono a concludere l’iniziativa. “È assurdo – spiega Antonio Violante, docente di Geografia storica della Statale di Milano, dove mancano 10 borsisti –. Non è un progetto umanitario o un escamotage per tirarli via dalle bombe, bensì l’esito di un concorso, di un bando per cui sono arrivate centinaia di application e che ha avuto un processo rigoroso”. I contributi includono iscrizione, tasse universitarie, vitto, posto letto negli studentati, assicurazione sanitaria tramite Ssn, abbonamento ai trasporti, Pc in comodato d’uso e 4 mila euro in due tranche. Ma soprattutto, spiega Violante, sono già iscritti ai corsi senza poterli frequentare: “Le loro camere sono vuote e rischiano di perdere l’anno accademico”.

Mohammed Al-Ashi, 22 anni e vincitore della borsa all’Università di Tor Vergata, ha raccontato a Fanpage di aver ricevuto la notifica a novembre, ma che da allora non ci sono stati voli umanitari per gli studenti e che, soprattutto, non c’è stata comunicazione sul loro destino se non quella di attendere una telefonata mai arrivata. Gli studenti a inizio febbraio hanno scritto a Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena, per cercare di avere informazioni. “Rimaniamo profondamente grati per gli sforzi compiuti finora dalle università, dalla Crui e da tutte le istituzioni coinvolte – si legge –. Allo stesso tempo la prolungata incertezza è per noi estremamente difficile da sostenere, il nostro percorso di studi è completamente sospeso”. Poi, aggiungono: “Scriviamo con rispetto e speranza” confidando “in uno sforzo coordinato”.

“Molte università non riescono a farli uscire – spiega Montanari – anche perché in conferenza dei Rettori è stata smantellata la struttura interna che seguiva la questione. O, perlomeno, è tutto molto cambiato da quando la delega per il progetto IUPALS, che prima era nelle mani del rettore di Perugia, Maurizio Oliviero, è passata alla rettrice di Venezia, Tiziana Lippiello, con una delega generica alle relazioni internazionali. La Crui ha un ruolo fondamentale: fa da intermediario per 86 università con la Farnesina e non perseguire questo progetto con la stessa determinazione sarebbe una scelta gravissima”. Il futuro è infatti un’incognita. “Se non si chiude quello del 2025, non si può avviare il programma del 2026: in Italia ci sono molte realtà che sono disposte a finanziare le borse di studio e questo è l’unico canale, oltre ai corridoi sanitari e ai pochi ricongiungimenti familiari, a funzionare. Le università sono disposte a fare la loro parte”.

La Farnesina, su sollecitazione del Fatto, ieri ha fatto sapere di “star lavorando per condurre nuove operazioni di evacuazioni di studenti da Gaza” con particolare attenzione per i 38 bloccati. “Per indicazione dei governi di Giordania e Israele – spiegava – il canale che ha permesso finora di evacuare 157 studenti risulta bloccato”. L’ambasciata d’Italia ad Amman starebbe quindi “esplorando nuove alternative con le autorità giordane, tra cui quella di riattivare i corridori universitari” oltre alla valutazione di canali aggiuntivi “alla luce delle 165 richieste ricevute dal Consolato a Gerusalemme, non tutte riconducibili al programma Iupals” con cui finora sono state realizzate quattro operazioni: 39 studenti a settembre, 49 a ottobre, 61 a novembre e 8 a dicembre. Dal Mur spiegano che si tratta di uno dei risultati migliori in Ue, con due viaggi della ministra Bernini in Giordania.

Intanto il Cogat, il dipartimento militare per il coordinamento degli aiuti umanitari nei territori palestinesi, spiega che negli ultimi mesi ha facilitato l’uscita per cure mediche, doppia cittadinanza o visti e che dall’inizio della guerra sono partite oltre 42 mila persone. “Le uscite avvengono su richiesta di Stati riceventi e previa verifica di sicurezza”, spiegano, senza limiti numerici. E sugli studenti assicurano: “La loro richiesta verrà approvata dopo la dovuta procedura”. “Si dice – continua Violante – che il problema siano Israele e i visti, ma il Maeciin può rilasciare un visto per ragioni di emergenza anche in un giorno, se vuole, così come il riconoscimento biometrico potrebbe essere fatto in Italia. Certo, nessuno può uscire da Gaza se Israele non vuole, ma Israele potrebbe opporre un diniego solo se si dimostrasse che qualche studente è collegato ad Hamas. Piuttosto sembra manchi la volontà. Lo Stato italiano ha fatto una promessa a questi studenti e ha l’obbligo morale di aiutarli. Il secondo semestre accademico è già cominciato, senza di loro”.

Scuola, Valditara punisce se inviti Albanese. Sanzioni e ispezioni del ministro a chi organizza eventi con la relatrice Onu. Poco o niente verso l’estremismo di destra

diVirginia Della Sala  14 Febbraio 2026

Il ministro manda gli ispettori dopo il webinar con la relatrice Onu denunciato da FdI Poco o niente invece dopo i raid di destra nei licei

Ricevere una contestazione formale dopo la visita degli ispettori inviati dal ministero dell’Istruzione. La colpa: essere un docente e aver fatto partecipare alcune classi alla visione del webinar con la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi. Succede a Pontedera, in uno degli istituti toscani dove era stato trasmesso l’incontro di Francesca Albanese per presentare il suo libro (nell’ambito di una iniziativa nazionale di incontri) e dove, a inizio dicembre, il ministro aveva inviato i suoi ispettori. Valditara aveva spiegato di dover verificare le “notizie di stampa” sull’intervento di Albanese da cui sembravano emergere “ipotesi di reato”. Esponenti locali di FdI accusavano la relatrice di aver pronunciato frasi “senza contraddittorio”, dei “mantra” su un governo “composto da fascisti e complice di genocidio” arrivando “a incitare gli studenti a occupare le scuole”. Christian Nannipieri, esponente di FdI e Gioventù nazionale di Pontedera che aveva sollevato il problema spiegò al Fatto che le parole provenivano da “trascrizioni fornite da studenti”.

A gennaio è arrivata la contestazione disciplinare: non una questione di merito, bensì- secondo quanto ricostruito – richiami su questioni formali e disciplinari, come l’assenza di comunicazione collegiale e alla preside. Ora ci sarà la memoria difensiva della docente, la difesa terrà probabilmente del fatto che l’evento potrebbe rientrare nella didattica integrata, oltre che nel perimetro delle libertà d’insegnamento. Al termine dell’iter sarà comunque il dirigente a decidere se archiviare o procedere con un provvedimento disciplinare, che potrebbe essere un avvertimento verbale o scritto. Per i docenti si è comunque trattato di “un palese attacco”, a partire “dall’invio fulmineo di ispettori ministeriali – si legge in un comunicato unitario redatto dopo l’assemblea sindacale che il 6febbraio ha visto la partecipazione di 1100 insegnanti della provincia di Pisa -. L’intervento è da considerarsi ancora più grave perché tale ispezione è stata immediata conseguenza di una denuncia di partiti di destra, con l’accusa alle scuole di avere agito con l’obiettivo di indottrinare e fare propaganda”. Sulla contestazione d’addebbito all’insegnante, aggiungono che si tratta di un “provvedimento che ha, con chiara evidenza, una natura politica e che realizza in ultima istanza il fine intimidatorio che le circolari ministeriali hanno inteso perseguire. In sostanza, si sottomette la libertà d’insegnamento dei docenti e delle docenti a un’ideologia di partito, alla quale il Ministero risponde prontamente”. Da ieri, è stata indetta una settimana di mobilitazione promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università insieme a Docenti per Gaza.

Il comunicato riporta anche molti casi in cui la risposta del ministro non è stata altrettanto tempestiva: una condotta che sfiora pericolosamente una certa dose di “doppiopesismo” del ministro nonostante da mesi si invochi la par condicio, anche tramite apposite circolari. Al liceo Righi di Roma, ad esempio, nei giorni scorsi è apparsa sui muri la scritta “Righi fascista, la scuola è nostra”, con svastiche annesse, estintori svuotati, vetri rotti, arredi distrutti. Danni per almeno 10 mila euro che hanno causato la chiusura e la sospensione delle lezioni per due giorni. A fine gennaio lo stesso liceo è stato al centro delle critiche: gli studenti raccontano che è stato cancellato un murales pro-Gaza in occasione di una conferenza per il Giorno della Memoria. Del Righi, in realtà, si era parlato proprio in occasione della diffusione della circolare sulla necessità di garantire par condicio a scuola, durante gli eventi con gli studenti. Il liceo era in protesta a sostegno di Gaza e aveva indetto a metà ottobre un incontro con esponenti della Sumud Flotilla e altri studiosi dal titolo “Prospettive di pace per Gaza”. Il deputato della Lega Rossano Sasso, allora capogruppo in commissione Cultura, aveva definito la giornata “un convegno a senso unico” e, tra le proteste, il preside decise di sospendere l’iniziativa. Ciò che Sasso non sapeva, è che la scuola aveva indetto una consultazione con docenti, genitori e studenti per scegliere gli invitati e che i relatori erano espressione della maggioranza della comunità scolastica, perché votati tra le proposte arrivate, che avrebbero potuto includere anche esponenti di “altre parti”.

Anche i parlamentari del M5S in commissione Cultura hanno rilevato che non pare esserci traccia di ispettori o di pubbliche condanne in molti casi critici nelle scuole italiane: non a Sulmona, dove durante la Settimana della memoria alcuni studenti hanno filmato un saluto fascista in classe e srotolato una bandiera con simboli del regime; non a Genova dove a ottobre studenti in occupazione sono stati aggrediti durante un raid con spranghe e lo slogan “viva il Duce”. A fine gennaio, in un istituto superiore di Gallarate, un professore ha scoperto scritte inneggianti al nazismo nei bagni, con svastiche, commenti omofobi e antisemiti. A Prato, poi, a fine gennaio, Azione Studentesca (l’ organizzazione giovanile legata a FdI) ha criticato su Facebook i docenti dell’Istituto “Carlo Livi” per aver organizzato una giornata di riflessione sull’antifascismo, prevista oltretutto nella programmazione di Educazione civica. Erano di Azione Studentesca anche i volantini distribuiti nelle scuole per chiedere di indicare se vi fossero docenti che facessero propaganda “di sinistra”, con tanto di spazio per “eventuali dettagli”. Da nessuna parte era specificato di garantire l’anonimato degli insegnanti. Il ministro ha annunciato accertamenti, ma il sottosegretario Paola Frassinetti ha celermente minimizzato parlando di “iniziativa autonoma” di alcuni e di “sondaggio anonimo”, escludendo quindi schedature e liste. Resta da capire se e come sia stato verificato che le segnalazioni non contenessero nomi e cognomi e che non siano stati conservati. Al ministro, comunque, per un evidente contrappasso non si contesta però solo l’accanimento sui contenuti pro-Pal: Pina Picierno del Pd, vicepresidente del Parlamento Europeo, su X ha chiesto spiegazioni e chiarimenti su una conferenza in orario scolastico al liceo “Giacomo Leopardi” di Recanati che avrebbe registrato la partecipazione di “noti propagandisti del Cremlino”.

All’appello manca solo il Jihadismo e infatti la Lega ha proposto una legge che coivolge anche la scuola. Incardinata in commissione Affari costituzionali, prevede che dirigenti e docenti seguano corsi di formazione per “fornire strumenti di conoscenza orientati alla prevenzione della radicalizzazione e alla diffusione di forme di estremismo jihadista”, poiché la scuola è considerata uno dei luoghi “nei quali intercettare segnali e dinamiche che richiedono attenzione”. Meglio se solo di un tipo.

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