CUBA, IL SILENZIO INTERNAZIONALE NON È NEUTRALE da IL MANIFESTO
Cuba, il silenzio internazionale non è neutrale
Walter Massa 28/02/2026
Presidente dell’Arci
Rotta su Cuba Di Cuba si parla per lo più solo per slogan, oppure non se ne parla affatto. Mentre sull’isola si gioca una partita che riguarda anche la capacità di coniugare giustizia sociale e diritti
catto da Cuba durante un’interruzione di corrente a Santa Cruz del Santa Cruz del Norte – (AP Photo/Ramon Espinosa)
Sono tornato da Cuba con una consapevolezza più nitida: vi è oggi l’urgenza di una questione cubana da porre sul tavolo dato che l’isola sta attraversando uno dei passaggi più difficili della sua storia recente come sta ben raccontando Roberto Livi su queste pagine. Intorno a questa crisi pesa un silenzio internazionale inaccettabile e che troppo assomiglia al lungo silenzio che ha contraddistinto la questione palestinese.
La crisi economica è evidente. Blackout prolungati, carenza di carburante, inflazione che erode salari già fragili, difficoltà negli approvvigionamenti di beni essenziali. La vita quotidiana è segnata da code e adattamenti continui. Ma sarebbe politicamente scorretto leggere tutto questo senza nominare il blocco economico statunitense e le sue estremizzazioni più recenti, che continua a limitare in modo strutturale l’accesso al credito, ai mercati, alle tecnologie. Da quasi settant’anni. Non è una formula ideologica: è un dato materiale che incide sulla vita delle persone.
Ma non c’è stata minima traccia di rassegnazione nei miei incontri. Anzi, c’è la netta convinzione di rappresentare un faglia oltre la quale si apre un baratro e dunque ci si continua ad attrezzare per resistere al momento (resistere senza nessuna poesia ma come atto concreto di ribellione) e si continua a investire su energie rinnovabili e gas. Nell’incontro con il presidente Miguel Díaz Canel è stato strabiliante sentirsi dire che per il 47% l’energia di Cuba è oggi prodotta da fotovoltaico e, appunto gas. Nonostante il cappio stringa con ancora più violenza, i cubani investono per sciogliere quel nodo mortale. Pronti a tutto.
All’Avana ho incontrato dirigenti istituzionali, rappresentanti delle organizzazioni sociali, esponenti del mondo culturale. Il confronto con Abel Prieto, alla guida della Casa de las Américas, è stato particolarmente significativo: abbiamo parlato di cultura come presidio di libertà, di cooperazione internazionale, ma anche della fatica quotidiana di tenere aperti spazi di produzione culturale in un contesto di scarsità materiale crescente.
Allo stesso tempo, nei dialoghi con giovani, operatori culturali, attivisti sociali, politici ho colto domande di rinnovamento, di maggiore partecipazione, di apertura al mondo. C’è una società viva, oserei dire forte, che non può essere ridotta a una rappresentazione caricaturale, né in senso celebrativo né in senso criminalizzante. Cuba è più complessa di come spesso viene raccontata qui dalle nostre parte e bisogna andarci, viverci per comprendere quella meravigliosa complessità. Che non è altro che umanità.
Quello che mi colpisce, tornando in Italia, è l’assenza quasi totale di una riflessione seria in Europa. Come caduto per troppo tempo anche per la Palestina. Due simboli che rappresentano l’idea di mondo di questa terrificante internazionale nera.
E anche per Cuba si parla per lo più solo per slogan, oppure non se ne parla affatto. Mentre sull’isola si gioca una partita che riguarda il diritto internazionale, la sovranità dei popoli, ma anche la capacità di coniugare giustizia sociale e diritti. Il silenzio delle istituzioni europee e di larga parte della comunità internazionale non è neutralità: è una chiara scelta politica di sudditanza al gigante alleato.
Da presidente dell’Arci penso che il nostro compito sia tenere insieme due principi non negoziabili: l’opposizione netta a ogni forma di assedio e ingerenza, e la convinzione che partecipazione democratica, pluralismo e diritti siano elementi imprescindibili di qualunque percorso di trasformazione. La solidarietà non può essere cieca, ma non può nemmeno essere selettiva.
Perché Cuba non è una cartolina ideologica. È un Paese reale, con persone reali, che oggi affronta un passaggio storico delicatissimo. All’Avana ho sentito quanto siano importanti le relazioni costruite in trent’anni di cooperazione culturale, politica e di solidarietà. Oggi più che mai servono ponti, non isolamento. Perché l’isolamento non produce democrazia. E il silenzio non è mai una soluzione.
La società civile si mobilita per Cuba. Notizie in breve
Redazione 28/02/2026
Rotta su Cuba Le iniziative di solidarietà in Italia e nel mondo
L’appello urgente della società civile
Undici organizzazioni della società civile internazionale presenti a Cuba hanno lanciato un appello urgente ai governi e alla comunità internazionale affinché intervengano per proteggere la popolazione e garantire accesso ai servizi essenziali e all’assistenza umanitaria. Denunciano come la carenza di carburante metta a rischio i servizi essenziali, agendo come un fattore moltiplicatore, colpendo in modo sproporzionato le persone più vulnerabili. I servizi sanitari sono gravemente compromessi, la sicurezza alimentare è minacciata da riduzione della produzione, aumento dei prezzi e limitazioni nella distribuzione, mentre l’acqua e i servizi igienico-sanitari risentono della carenza di energia. Anche scuole e università faticano a garantire continuità didattica. Tra le organizzazioni che hanno firmato l’appello, oltre ad Arcs – Arci Culture Solidali, ci sono Cisp Desarrollo de los Pueblos, Cospe, Fundacion Mundubat, Humanity & Inclusion, Movimiento por la Paz, Oikos Cooperacao e Desenvolvimento e Sodepaz.
European Convoy in partenza da Roma
Il 17 marzo partirà dall’Italia l’«European Convoy for Cuba», una missione umanitaria che rientra nella campagna «Let Cuba Breathe», promossa dall’Aicec, ed è destinata a confluire nel «Nuestra América Convoy», la già annunciata “flotilla” per Cuba diventata nel frattempo un convoglio internazionale di aiuti promosso da una coalizione globale di movimenti sociali e organizzazioni coordinate dall’Internazionale Progressista. Da Roma partirà un volo umanitario diretto a L’Avana con una delegazione europea e aiuti sanitari e beni essenziali per la popolazione. Gli operatori si uniranno poi alla flotilla che partirà da Cancún e che dovrebbe raggiungere le acque cubane intorno al 21 marzo. La missione vuole denunciare lo strangolamento economico dell’isola ad opera delle restrizioni Usa. «Negare a un popolo il diritto alla sussistenza per esercitare un ricatto politico è una violazione di ogni principio di diritto umano – dice Michele Curto, presidente Aicec – “Let Cuba Breathe” non è uno slogan, ma un appello concreto a lasciare respirare un Paese che vive una delle fasi più difficili della sua storia recente».
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