ANTIFA, QUELLA PAROLA CHE FA SEMPRE PIÙ PAURA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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ANTIFA, QUELLA PAROLA CHE FA SEMPRE PIÙ PAURA da IL MANIFESTO

Antifa, quella parola che fa sempre più paura

Giuliano Santoro  28/04/2026

Tempi presenti Per Momo l’inchiesta collettiva «Antifascismo illegale». Nel libro, a cura di Mattia Tombolini, testi di Mark Bray, Zerocalcare, Rote Hilfe, Rufino, Losco

Antifascismo illegale

a cura di Mattia Tombolini, testi di Mark Bray, Zerocalcare, Rote Hilfe, Rufino, LoscoMomo

Il rovesciamento è in corso da qualche anno, riprende le parole d’ordine dell’estrema destra e le combina con la criminalizzazione, tipicamente neoliberale, dei conflitti sociali. È in questo modo che l’antifascismo da condizione minima per la convivenza civile, quale è stata per lungo tempo dopo la Seconda guerra mondiale, diventa un problema di ordine pubblico. Antifascismo illegale (Momo, pp. 112, euro 15) prova a ricostruire questo scivolamento con un’inchiesta a più voci, dislocata in diversi Paesi: parlano lo storico statunitense Mark Bray, il narratore a disegni italiano Zerocalcare, l’avvocato francese Youri Krassoulia, i tedeschi di Rote Hilfe, il ricercatore che si occupa di Spagna Giovanni Rufino, il legale dei movimenti Eugenio Losco oltre a testimoni e attivisti ungheresi che negli scorsi anni hanno fronteggiato, troppo spesso in solitudine, gli abusi reazionari del regime di Orbán.

«Negli ultimi anni si è assistito a un tentativo crescente di equiparare l’antifascismo militante a una forma di estremismo violento, alimentando una narrazione che tende a presentare gli attivisti antifascisti come una minaccia all’ordine pubblico» scrive Eugenio Losco affrontando il tema da un punto di vista giuridico ma contestualizzandolo politicamente. Dal momento che, prosegue, «l’Italia non fa altro che seguire il trend delle nuove forme autocratiche di governo sempre più diffuse a livello internazionale».

MA COME SI FA A PERSEGUIRE un’organizzazione che non esiste nella realtà, perché antifa è un orientamento politico? In Italia dovremmo saperne qualcosa, quanto a costruzione del nemico pubblico e Spektre transnazionali inventate attorno all’abnormità dei reati associativi. Occorre innanzitutto una robusta campagna mediatica che criminalizza gli avversari della destra e costruisce il panico morale. Poi bisogna mettere a punto strumenti penali e amministrativi che oltrepassano le garanzie dello Stato di diritto per costruire zone di arbitrio e spazi di discrezione per le forze repressive. Basti guardare ai nostri decreti sicurezza, che hanno ripristinato addirittura il fermo preventivo di dodici ore contro chiunque possa essere considerato pericoloso.

I reazionari hanno fatto tesoro di decenni in cui la sorveglianza democratica impediva loro di agire in maniera sfacciata, relegandoli tutt’al più al ruolo di mazzieri dell’ordine da far entrare in scena alla bisogna. Hanno capito che per conquistarsi una legittimità devono agire all’attacco, costringere tutti gli altri sulla difensiva e definire con colpi di mano mediatici e la forza degli oligarchi delle piattaforme e dei media dominanti la cornice concettuale del dibattito pubblico.

La prova, una delle tante, di quanto questo dispositivo sia pervasivo e contraddittorio ce l’abbiamo avuta pochi giorni fa, sulla pelle di un altro dei protagonisti di questo volume. È successo che Mattia Tombolini curatore ed editore di questo volume, si è scattato una foto davanti al palazzo che ospita a Milano le redazioni di Libero e del Giornale. Con un ghigno Tombolini salutava le testate che da anni portano avanti quotidianamente le campagne d’odio della destra estrema. Questa immagine è finita in prima pagina sui due giornali, presentata alla stregua di una lettera di minaccia vergata dal pericoloso antifa.

COSÌ I FOGLI CHE DA TEMPO gridano all’allarme contro la presunta «dittatura woke» e la «censura del politicamente corretto» in nome di una strumentalissima «libertà di parola», adesso criminalizzano una beffa innocente, additando una persona di fronte alla loro audience. Alla faccia della libertà di pensiero e di parola, che negli anni scorsi hanno evocato strumentalmente per convincere anche i più insospettabili che ci trovassimo di fronte a una «dittatura del linguaggio» della sinistra. Rischiamo di abituarci pericolosamente anche a questa forma di vera e propria violenza: la gogna contro un operatore culturale. Un campanello d’allarme di fronte al quale bisognerebbe stare più svegli. Anzi, woke.

Roma, un incontro domani alla Baccelli

«Quando l’antifascismo diventa reato occorre Resistenza». Questo il titolo dell’incontro che si svolge domani a Roma (ore 17.30, ex scuola Baccelli, via Orciano Pisano 9) e che prende avvio dalla presentazione, con Zerocalcare, del suo «Nel nido dei serpenti. Una storia di nazisti, di galera e di responsabilità». Inoltre, partecipano Guido Caldiron, Valerio Renzi, Tombolini (Momo), Campagna Free All Antifas Italy, oltre a Antifanzine e Cronache Ribelli che presenteranno la riedizione di «Prossima Fermata – Una storia per Renato» scritto da Erre Push e Zerocalcare e il nuovo progetto editoriale dedicato a Renato Biagetti che sarà pubblicato ad agosto. L’incontro rientra nell’ambito delle iniziative verso il 20esimo anniversario dell’omicidio di Renato e di «Renoize 2026 – Festival Antifascista». Al termine, cena a sostegno della Campagna Free All Antifas. Durante il pomeriggio banchetti informativi e delle case editrici coinvolte.

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