RUTTE: DIFESE AEREE + 400% “O PARLEREMO TUTTI IL RUSSO” da IL FATTO e IL MANIFESTO
Nucleare. Putin userà l’atomica solo se si troverà in condizioni disperate
Alessandro Orsini 10 Giugno 2025
Trump ha dichiarato di non poter escludere che Putin usi le armi nucleari contro l’Ucraina un giorno o l’altro. Rispondendo alla domanda di una giornalista, Trump si è augurato che non accada mai, ma non ha escluso che questo scenario catastrofico si materializzi a un certo punto. Cerchiamo di ordinare ciò che sappiamo sulla logica strategica della bomba atomica. In primo luogo, sappiamo che nessuno Stato al mondo colpirebbe la Russia con le testate nucleari per replicare a un attacco nucleare della Russia contro l’Ucraina. Questa semplice conoscenza mostra la follia dell’Unione europea che vuole armare l’Ucraina fino ai denti per combattere una guerra che la Russia può soltanto vincere. Sconfitta con le armi convenzionali, la Russia vincerebbe con le armi nucleari. Sappiamo anche che Putin non intende usare le armi nucleari come un’arma tra le altre da gettare nella mischia per vendicare un affronto di Zelensky contro il territorio russo. Le ragioni principali sono tre.
La prima è che Putin concepisce le armi nucleari come un’arma per chiudere la guerra. Le concepisce secondo la stessa logica degli Stati Uniti contro il Giappone nella Seconda guerra mondiale. Il momento migliore per usare le armi nucleari è prima dell’invio dei soldati inglesi e francesi a reggere il fronte, ammesso che quel momento arrivi mai. La seconda ragione è che Putin non vuole concedere a Zelensky il potere di trasformare il corso della guerra da convenzionale a nucleare. Putin concepisce le armi nucleari come un’azione razionale e non come una reazione irrazionale. Se Putin userà le testate nucleari, sarà per agire più che per reagire; sarà per aprire una strada all’esercito russo e non per chiudere una strada all’esercito ucraino, altrimenti le avrebbe usate il 6 agosto 2024 quando gli ucraini entrarono a Kursk.
La terza ragione è che l’uso delle testate nucleari non è affatto facile in una guerra prevalentemente di trincea. Dove, in quale luogo, su quale sito, Putin dovrebbe lanciare l’ordigno nucleare? Di certo non nelle regioni che ambisce ad assorbire. Dovrebbe lanciarlo a Occidente, verso i territori ucraini che confinano con i Paesi della Nato. Ma il grosso dell’esercito ucraino è concentrato al fronte. Quindi il lancio dell’ordigno nucleare dovrebbe avvenire contro installazioni militari o siti di produzione industriale, che però Putin colpisce tranquillamente con i missili balistici e i droni. Perché Putin dovrebbe usare le armi nucleari per distruggere ciò che può colpire con le armi convenzionali? Credo che Putin mediti di usare le testate nucleari soltanto per impedire ai soldati della Nato di mettere il piede in Ucraina. Per il resto, non gli servono. Il punto debole della Russia è che è troppo forte rispetto all’Ucraina. Putin può vincere senza le armi nucleari. Siccome può replicare a tutte le incursioni ucraine con le armi convenzionali, Zelensky può fare tutto quel che vuole contro il territorio russo. Putin non farà con le bombe atomiche ciò che può fare con i droni. Con la difesa aerea ucraina ridotta a un colabrodo, Putin può colpire quel che vuole. Zelensky è talmente debole che potrebbe persino attentare alla vita di Putin senza temere una risposta nucleare. Putin potrebbe marciare verso Kiev sfondando il fronte dalla Bielorussia. All’inizio della guerra, dissi: “Se la Nato porrà la Russia in una condizione disperata, Putin chiuderà la guerra con le testate nucleari”. Non ho cambiato idea. Il problema è che la disperazione è tutta di Zelensky. Il che protegge l’Ucraina da un attacco nucleare. A meno che l’Europa non faccia la mossa sbagliata.
Rutte: difese aeree +400% «o parleremo tutti il russo»
Riarmo Non c’è giorno senza appello all’aumento delle spese per la difesa. Stavolta il segretario generale della Nato Mark Rutte invita a rafforzare del 400% la difesa aerea e missilistica
Andrea Valdambrini 10/06/205
Non c’è giorno senza appello all’aumento delle spese per la difesa. Stavolta il segretario generale della Nato Mark Rutte invita a rafforzare del 400% la difesa aerea e missilistica contro la potenza russa – che da parte sua si arma come un treno -, arrivando a spendere fino al 5% di Pil in difesa. «Altrimenti meglio imparare a parlare russo», ha ironizzato Rutte dal think tank Chatham House di Londra. «Magari avremo ancora un servizio sanitario nazionale o il sistema pensionistico», però saremo sudditi di Mosca, ha argomentato l’ex premier olandese replicando indirettamente a chi sostiene (a ragione) che le spese militari vanno a scapito del welfare.
La richiesta di Rutte è quella di un «salto di qualità» per produrre «migliaia di blindati e carri armati in più, milioni di proiettili» e raddoppiare «le capacità di supporto come la logistica, l’approvvigionamento, i trasporti e l’assistenza medica». Per questo il segretario della Naro evoca il pericolo di un attacco russo entro 5 anni «anche se la guerra in Ucraina sarà finita». Molti gli stati europei che hanno già risposto alle pressioni da parte dell’Alleanza. Dopo il maxi-piano di riarmo annunciato dal cancelliere Merz, la Germania ha appena comunicato di voler arruolare fino a 60.000 nuovi soldati. Fuori dall’Ue ma sempre più allineata con gli obiettivi di Bruxelles, il Regno Unito ha annunciato da poco il suo piano di riarmo da miliardi di euro. L’obiettivo del 5% sul Pil in armamenti, nato da una suggestione di Donald Trump diretta agli alleati «parassiti», verrà formalizzata nel summit Nato in programma all’Aja il prossimo 24 e 25 giugno. In realtà l’obiettivo, esorbitante per molti paesi tra cui l’Italia che destina al comparto bellico circa l’1,3%, si compone di un 3,5% propriamente destinato alla difesa e si un aggiuntivo 1,5% in infrastrutture e cybersicurezza.
«Strumento di aggressione che spreca soldi», questa la reazione scontata del portavoce del Cremlino Dimitry Peskov agli annunci Nato. Ma i paesi Ue hanno tutta l’aria di voler seguire le indicazioni di Rutte. Sono in corso le grandi manovre per il piano di riarmo von der Leyen, con 16 capitali (Roma, Parigi e Madrid escluse) ad aver già richiesto la deroga dal patto di stabilità per le necessità belliche. Ieri poi 12 ministri della difesa, tra cui quello tedesco, hanno inviato una lettera al commissario europeo alla difesa Kubilius. Vorrebbero meno burocrazia non solo per la produzione bellica, ma anche per superare «gli ostacoli giuridici legati alla prontezza operativa» delle forze armate.
Nucleare. Putin userà l’atomica solo se si troverà in condizioni disperate
Alessandro Orsini 10 Giugno 2025
Trump ha dichiarato di non poter escludere che Putin usi le armi nucleari contro l’Ucraina un giorno o l’altro. Rispondendo alla domanda di una giornalista, Trump si è augurato che non accada mai, ma non ha escluso che questo scenario catastrofico si materializzi a un certo punto. Cerchiamo di ordinare ciò che sappiamo sulla logica strategica della bomba atomica. In primo luogo, sappiamo che nessuno Stato al mondo colpirebbe la Russia con le testate nucleari per replicare a un attacco nucleare della Russia contro l’Ucraina. Questa semplice conoscenza mostra la follia dell’Unione europea che vuole armare l’Ucraina fino ai denti per combattere una guerra che la Russia può soltanto vincere. Sconfitta con le armi convenzionali, la Russia vincerebbe con le armi nucleari. Sappiamo anche che Putin non intende usare le armi nucleari come un’arma tra le altre da gettare nella mischia per vendicare un affronto di Zelensky contro il territorio russo. Le ragioni principali sono tre.
La prima è che Putin concepisce le armi nucleari come un’arma per chiudere la guerra. Le concepisce secondo la stessa logica degli Stati Uniti contro il Giappone nella Seconda guerra mondiale. Il momento migliore per usare le armi nucleari è prima dell’invio dei soldati inglesi e francesi a reggere il fronte, ammesso che quel momento arrivi mai. La seconda ragione è che Putin non vuole concedere a Zelensky il potere di trasformare il corso della guerra da convenzionale a nucleare. Putin concepisce le armi nucleari come un’azione razionale e non come una reazione irrazionale. Se Putin userà le testate nucleari, sarà per agire più che per reagire; sarà per aprire una strada all’esercito russo e non per chiudere una strada all’esercito ucraino, altrimenti le avrebbe usate il 6 agosto 2024 quando gli ucraini entrarono a Kursk.
La terza ragione è che l’uso delle testate nucleari non è affatto facile in una guerra prevalentemente di trincea. Dove, in quale luogo, su quale sito, Putin dovrebbe lanciare l’ordigno nucleare? Di certo non nelle regioni che ambisce ad assorbire. Dovrebbe lanciarlo a Occidente, verso i territori ucraini che confinano con i Paesi della Nato. Ma il grosso dell’esercito ucraino è concentrato al fronte. Quindi il lancio dell’ordigno nucleare dovrebbe avvenire contro installazioni militari o siti di produzione industriale, che però Putin colpisce tranquillamente con i missili balistici e i droni. Perché Putin dovrebbe usare le armi nucleari per distruggere ciò che può colpire con le armi convenzionali? Credo che Putin mediti di usare le testate nucleari soltanto per impedire ai soldati della Nato di mettere il piede in Ucraina. Per il resto, non gli servono. Il punto debole della Russia è che è troppo forte rispetto all’Ucraina. Putin può vincere senza le armi nucleari. Siccome può replicare a tutte le incursioni ucraine con le armi convenzionali, Zelensky può fare tutto quel che vuole contro il territorio russo. Putin non farà con le bombe atomiche ciò che può fare con i droni. Con la difesa aerea ucraina ridotta a un colabrodo, Putin può colpire quel che vuole. Zelensky è talmente debole che potrebbe persino attentare alla vita di Putin senza temere una risposta nucleare. Putin potrebbe marciare verso Kiev sfondando il fronte dalla Bielorussia. All’inizio della guerra, dissi: “Se la Nato porrà la Russia in una condizione disperata, Putin chiuderà la guerra con le testate nucleari”. Non ho cambiato idea. Il problema è che la disperazione è tutta di Zelensky. Il che protegge l’Ucraina da un attacco nucleare. A meno che l’Europa non faccia la mossa sbagliata.
Rutte: difese aeree +400% «o parleremo tutti il russo»
Riarmo Non c’è giorno senza appello all’aumento delle spese per la difesa. Stavolta il segretario generale della Nato Mark Rutte invita a rafforzare del 400% la difesa aerea e missilistica
Andrea Valdambrini 10/06/205
Non c’è giorno senza appello all’aumento delle spese per la difesa. Stavolta il segretario generale della Nato Mark Rutte invita a rafforzare del 400% la difesa aerea e missilistica contro la potenza russa – che da parte sua si arma come un treno -, arrivando a spendere fino al 5% di Pil in difesa. «Altrimenti meglio imparare a parlare russo», ha ironizzato Rutte dal think tank Chatham House di Londra. «Magari avremo ancora un servizio sanitario nazionale o il sistema pensionistico», però saremo sudditi di Mosca, ha argomentato l’ex premier olandese replicando indirettamente a chi sostiene (a ragione) che le spese militari vanno a scapito del welfare.
La richiesta di Rutte è quella di un «salto di qualità» per produrre «migliaia di blindati e carri armati in più, milioni di proiettili» e raddoppiare «le capacità di supporto come la logistica, l’approvvigionamento, i trasporti e l’assistenza medica». Per questo il segretario della Naro evoca il pericolo di un attacco russo entro 5 anni «anche se la guerra in Ucraina sarà finita». Molti gli stati europei che hanno già risposto alle pressioni da parte dell’Alleanza. Dopo il maxi-piano di riarmo annunciato dal cancelliere Merz, la Germania ha appena comunicato di voler arruolare fino a 60.000 nuovi soldati. Fuori dall’Ue ma sempre più allineata con gli obiettivi di Bruxelles, il Regno Unito ha annunciato da poco il suo piano di riarmo da miliardi di euro. L’obiettivo del 5% sul Pil in armamenti, nato da una suggestione di Donald Trump diretta agli alleati «parassiti», verrà formalizzata nel summit Nato in programma all’Aja il prossimo 24 e 25 giugno. In realtà l’obiettivo, esorbitante per molti paesi tra cui l’Italia che destina al comparto bellico circa l’1,3%, si compone di un 3,5% propriamente destinato alla difesa e si un aggiuntivo 1,5% in infrastrutture e cybersicurezza.
«Strumento di aggressione che spreca soldi», questa la reazione scontata del portavoce del Cremlino Dimitry Peskov agli annunci Nato. Ma i paesi Ue hanno tutta l’aria di voler seguire le indicazioni di Rutte. Sono in corso le grandi manovre per il piano di riarmo von der Leyen, con 16 capitali (Roma, Parigi e Madrid escluse) ad aver già richiesto la deroga dal patto di stabilità per le necessità belliche. Ieri poi 12 ministri della difesa, tra cui quello tedesco, hanno inviato una lettera al commissario europeo alla difesa Kubilius. Vorrebbero meno burocrazia non solo per la produzione bellica, ma anche per superare «gli ostacoli giuridici legati alla prontezza operativa» delle forze armate.
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