PLASTICA, LA GRANDE MINACCIA: “RICICLARE ORMAI NON BASTA PIÙ da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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PLASTICA, LA GRANDE MINACCIA: “RICICLARE ORMAI NON BASTA PIÙ da IL FATTO

Plastica, la grande minaccia: riciclare ormai non basta più

 grazia pagnotta  21 Agosto 2025

Le sostanze plastiche di cui l’umanità ha potuto beneficiare grazie alla petrolchimica hanno rivoluzionato la sua vita materiale, sostituendo molte delle materie con cui si costruivano gli oggetti, ma ormai da tempo iper-produzione e super-utilizzo stanno uccidendo gli ecosistemi del pianeta. Per questo l’Onu dal 2022 ha avviato un ciclo di negoziati per arrivare a un trattato internazionale sulla plastica, ma gli incontri, l’ultimo di agosto a Ginevra, sono falliti a causa dei paesi produttori di petrolio (innanzitutto Arabia Saudita, Usa, Russia, Iran e paesi del Golfo) che non intendono inserire nel testo la riduzione della produzione e vogliono un trattato esclusivamente sulla gestione dei rifiuti e il riciclaggio; a loro fianco la presenza di lobbisti dell’industria petrolchimica aumentata di volta in volta agli appuntamenti. Ma la produzione è il punto da cui non si può prescindere: riciclare è largamente insufficiente e bisogna diminuire produzione e impiego di plastica perché l’inquinamento inizia fin dalla sua creazione per continuare durante tutto il suo ciclo di vita, con la generazione di microparticelle che finiscono ovunque.

Inoltre la plastica non può essere sottoposta a un reale processo di riciclo ma soltanto a un downcycling, ossia degrada in una qualità inferiore caricata di additivi non trasformabile ulteriormente e termina in discarica o inceneritore; un vero processo di riciclo è a ciclo chiuso, ossia i rifiuti tornano a essere il materiale originario, con cui è nuovamente possibile ripetere più volte il procedimento per ottenere un prodotto di uguale qualità (ad esempio il vetro).

Nonostante tutti gli allarmi circa la salute, poiché le microplastiche ormai vengono rinvenute in tutti gli organismi e anche nella popolazione umana, e nonostante il costante allargamento del cosiddetto “Continente di plastica” nel Pacifico settentrionale, continuano ad aumentare produzione, consumo e rifiuti di plastica; è urgente dunque una normativa per controllare l’intero ciclo e contemporaneamente rimuovere l’inquinamento accumulato, prima che si degradi ulteriormente in una forma irrecuperabile. Ma non c’è da illudersi, non riusciremo a rimuovere tutto l’inquinamento. Non è solo nelle acque ma anche nei terreni, principalmente causato dal settore agricolo con le distese di km quadrati di serre in plastica e con le estensioni di pellicole per pacciamatura (sul terreno intorno alle piante), e causato dai granuli del “pellet di plastica” in cui la sostanza viene confezionata e commercializzata per arrivare ai produttori di oggetti; i granuli finiscono in natura per perdite accidentali e di fatto sono impossibili da recuperare (in una tonnellata ve ne sono circa 50 mila, e si calcola che in Europa ne finiscano in mare ogni anno tra 52 mila e 184 mila tonnellate). C’è poi da ricordare il contributo di quella cultura dell’usa e getta promossa da tutto il settore dell’alimentazione nell’ultimo trentennio, con l’imballaggio delle materie prime, il confezionamento dei cibi preparati e l’offerta di stoviglie monouso. Non potrà salvarci nemmeno la produzione della cosiddetta bioplastica fatta con composti derivati dalle piante, poiché per sostituire la grande quantità di plastiche prodotta annualmente servirebbe un’estensione vastissima del pianeta. Soltanto il cambiamento di modello di società potrà essere incisivo: dobbiamo deplasticizzare la nostra società. E vedendo la forza dei paesi produttori di petrolio e dell’industria petrolchimica, è evidente quanto serva una grande azione politica globale. Ma considerando anche tale pericoloso inquinamento, insieme al cambiamento climatico, al problema dell’acqua, alla perdita di biodiversità e al resto della questione ambientale, siamo sicuri di non aver oltrepassato il limite e di essere ancora in tempo per salvarci?

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