PER una GRANDE RICONCILIAZIONE CON il MONDO da IL MANIFESTO e ILFATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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PER una GRANDE RICONCILIAZIONE CON il MONDO da IL MANIFESTO e ILFATTO

Per una grande riconciliazione con il mondo

Cosa accomuna il dramma della Marmolada alla guerra in Ucraina? La pace. Non sarà possibile debellare la guerra finché la nostra specie non «farà pace» col resto del mondo

Raffaele K. Salinari *  06/07/2022

Una stessa esigenza, tanto essenziale quanto misconosciuta ed oscurata dalle contingenze, accomuna la tragedia della Marmolada e la guerra in Ucraina, la siccità dei fiumi italiani e le grandi alluvioni nel sud-est asiatico: la pace.
Ma di che pace stiamo parlando? Quella che fa tacere le armi e salva i civili o quella che alza gli argini per impedire le inondazioni e mettere a riparo dalla morte le popolazioni colpite? Questi due esempi di pace sono solo aspetti diversi di una stessa Grande Riconciliazione, quella che dobbiamo cercare tra il mondo dentro e quello fuori di noi. Non sarà possibile fare pace tra gli esseri umani sinché la nostra specie non avrà fatto pace col resto del mondo, con tutte le sue forme viventi e non. Questa visione, che potremmo chiamare di ecologia profonda, nasce dalla constatazione che il modello di sviluppo, o per meglio dire di crescita smisurata, che è la cifra sostanziale del nostro modo di vivere si genera da una rimozione di quello che dobbiamo considerar come il limite dei limiti: la nostra morte fisica. Se, infatti, pensiamo alle nostre maggiori aspirazioni, agli ideali che guidano le vite dei singolo, ci accorgiamo che i driver più potenti sono il sogno dell’eterna giovinezza e della ricchezza materiale, due sogni che hanno statuito la cultura Occidentale sin dai suoi inizi e che oggi si sono trasformati negli incubi che generiamo quotidianamente.

Come tutto questo si manifesta nella nostra relazione con l’ambiente è dunque facile da capire: noi lo aggrediamo non solo perché vediamo in esso solo un ammasso di materie prime potenziali, non l’albero che ci da l’ossigeno o addensa nella sua corteccia l’anidride carbonica ma solo il legno da trasformare in qualcosa di “utile”, non il ghiacciaio che tesaurizza per noi l’acqua ma solo una parte da scalare e conquistare, non l’animale che con la sua saggezza intuitiva guidava un tempo i passi dei suoi sodali umani ma un servo sul quale scaricare le nostre nevrosi o da ammazzare per la carne. Questa visione aggressiva e punitiva non nasce dunque solo dalla visione economicista che ci caratterizza, no, quella è solo la conseguenza; la causa è nella percezione, oscura e sempre più inconsapevole, che ogni volta che instauriamo una relazione di ascolto con il resto del vivente questo ci ricorda che siamo accomunati dallo stesso destino: è questo ciò che non vogliamo assolutamente vedere. In sintesi, per usare una immagine letteraria, la nostra civiltà è un enorme ritratto di Dorian Gray. Prima che l’Occidente nascesse, con la filosofia Greca, le civiltà antiche avevano un ritmo che ricalcava quello della Vita, con le stagioni dell’anno che corrispondevano a quelle della singola esistenza, la percezione di vivere in un tempo ciclico ipostatizzato dal moto dei pianeti.

L’umanità aveva un posto stabilito nel Cosmo e il Fato non era ciò che oggi consideriamo pura casualità ma l’Ordine stesso delle cose, quell’intima armonia che le lega tutte insieme e le “compagina” come dice Dante nella Commedia. Ecco che, a questo punto, è necessario ripartire da nuove pratiche e consapevolezze personali per arrivare a spostare le grandi masse: dalla competizione tra persone alla cooperazione, in un’ottica di solidarietà di specie, tra chi vive oggi e chi vivrà domani, e biosferica, tra tutte le forme del vivente. Si dirà che tutto questo è superiore alle nostre possibilità, che “la politica” deve intervenire; non è così. Quando chiudiamo il rubinetto dell’acqua stiamo facendo un’azione politica rivoluzionaria, stiamo esprimendo al tempo stesso la nostra volontà di fare la differenza nello spreco ma anche un nuovo rapporto con l’elemento della vita: l’acqua dentro di noi si pone in attitudine di ascolto e di rispetto per l’acqua fuori di noi, poiché sono la stessa acqua.

Questa è l’idea del Bene Comune: non avere un qualcosa in comune tra persone, ma capire che si ha qualcosa in comune con quel bene. Immaginiamo per un momento una vita orientata da questa semplice ma radicale consapevolezza, immaginiamo un nuovo totemismo, nel quale della nostra famiglia facciano parte non solo i congiunti e gli amici, ma anche le piante del nostro balcone, i fiumi da cui viene l’acqua che beviamo, gli uccelli che fanno il nido sotto il nostro tetto e poi espandiamo la visione. I pensieri degli uomini immortali si contorcono come i ramo delle querce millenarie dice un adagio indiano: facciamo pace col Mondo e la faremo anche tra di noi.

* Portavoce del CINI (Coordinamento Italiano NGO Internazionali)Fare pace con il mondo

Ferdinando Boero

Zoologo, Federico II Napoli, Cnr e Szad

 5 LUGLIO 2022

Il clima? Che problema c’è: morta una specie ne evolve un’altra, no?

Buone notizie per il clima. È stata identificata una popolazione di orsi bianchi che se la cava egregiamente anche in assenza di ghiaccio. Tutte quelle lamentele piagnose sul povero orso bianco che si trova spaesato in un mondo così diverso dal suo sono infondate. La natura trova sempre una soluzione. Le specie del Mediterraneo vanno incontro a mortalità massive dovute alle ondate di calore? Sì, è vero, ma in compenso sono più di mille le specie tropicali che si sono insediate in Mediterraneo, e la biodiversità si sta adattando alle nuove condizioni. Presto, magari, avremo le barriere coralline che, come testimoniano i fossili sulle Dolomiti, qualche milione di anni fa erano presenti in Mediterraneo. Tutto torna.

I gretini sono serviti. Non c’è nulla di cui allarmarsi. Morta una specie ne evolve un’altra. È sempre stato così, anche prima di noi. Ora… sì, è vero, si stanno sciogliendo i ghiacci su tutto il pianeta. E ogni tanto ci scappa qualche morto. Le parole di circostanza sono sempre le stesse… che non accada più. Sembra di sentire il sindaco che parla dei ragazzi che ci lasciano la pelle correndo in moto. In effetti ci sono le inondazioni in Australia, in attesa degli incendi per quando da loro sarà estate. E magari arriveranno inondazioni anche qui da noi. Dopotutto quando fa tanto caldo l’acqua evapora dall’oceano in grandissima quantità e, prima o poi, viene giù. Al caldo intenso seguono le inondazioni. Ma è quello che succede in Asia… su! Si chiamano monsoni, e sono una manna per l’agricoltura, tipo le piene del Nilo per gli egiziani. Certo, da noi la mancanza di ghiaccio non blocca quell’acqua, in modo che venga rilasciata gradualmente come avveniva un tempo. Ora l’acqua dilava rapidamente. Ma noi possiamo fare degli invasi, raccoglierla e fare artificialmente il lavoro del ghiaccio… che problema c’è?

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Sì, il ghiaccio polare si sta sciogliendo. Una manna… ora c’è la via siberiana per le navi, e poi la Groenlandia si chiama così perché un tempo era verde. Sta tornando verde. I gretini se ne facciano una ragione. Certo, la formazione di ghiaccio ai poli è il motore che mette in circolazione l’acqua in un movimento che connette tutti gli oceani e che determina il clima attuale: il grande nastro trasportatore oceanico. Se quei motori oceanici si fermano gli effetti sul clima atmosferico sono grandi, inusitati.

Ma il ministro della Transizione ecologica ci ha giustamente avvertito che se dovessimo davvero fare il green deal (dopotutto ci hanno dato qualche centinaio di miliardi per questo fine) ci sarebbe un bagno di sangue economico. Facciamo centrali nucleari, invece. Vuoi mettere? Qualche cretino dice che il problema della spazzatura si risolve non producendo spazzatura, ma è ovvio che la soluzione è negli inceneritori.

Dimenticheremo prestissimo i morti della Marmolada e le lacrime di coccodrillo dei politici che ora fanno finta di accorgersi che il cambiamento climatico ha conseguenze dirette anche sulle nostre vite finiranno presto. Ci commuoviamo intanto per la bambina salvata dall’annegamento durante una delle tante traversate del Mediterraneo. Ma che ci vengono a fare qui, rischiando la vita? Non potrebbero starsene a casa loro? Il fatto è che a casa loro magari c’è la siccità e si muore di sete e di fame. La carenza di risorse innesca guerre per prendere quel poco che resta. Così, per il riscaldamento globale, “loro” vengono qui. Dove, intanto, sta arrivando la siccità e non si può neppure andare serenamente in vacanza che ti cade addosso un ghiacciaio.C’è chi ha il coraggio di scrivere che ora gli “sciacalli del clima” diranno che questi morti sono dovuti al cambiamento climatico. Dando dello sciacallo persino a Draghi, che ora si accorge che bisogna fare qualcosa. Ma guarda…. si chiama transizione ecologica, green deal, next generation EU. Il Pnrr dovrebbe servire a questo. Ma stiamo usando quei soldi per ben altro. Davvero pensiamo che qualche morto travolto dal ghiaccio possa fermare la corsa all’oro del Pnrr per usare quei fondi per i motivi per i quali ci sono stati concessi? Questo non credo, direbbe Razzi. Draghi dice: non accada mai più! Il crollo della Marmolada è un effetto di un fenomeno identificato da decenni dalla comunità scientifica: si chiama cambiamento globale. Se si vuole che non accada mai più bisogna rimuovere le cause, non basta curare un pochino i sintomi, magari tracciando sentieri più sicuri attorno ai ghiacciai.

Perché si ottengano risultati significativi dobbiamo fare come gli orsi polari: evolvere. Dobbiamo cambiare il nostro stile di vita. Giusto! Infatti, dopo il 2003, quando l’ondata di calore si portò via migliaia di italiani, e non solo, tutti si sono messi l’aria condizionata. Prima si diceva che faceva male, ora non se ne può fare a meno. Putin non ci dà il gas per far andare le centrali che alimentano i condizionatori? Trivelliamo il mare, facciamo gasdotti con altri paesi, i rigassificatori! E poi le centrali nucleari, andiamo! Ci sono quelle di quarta generazione! Lo so che parlo troppo spesso di Frank Zappa. Frank diceva: La stupidità si replica ad un tasso sconcertante, si riproduce facilmente e si autofinanzia. Col Pnrr.

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