L’UE PREPARA LA GUERRA, MA L’ALLARME È UN FALSO da IL FATTO e IL MANIFESTO
l’Ue prepara la guerra, ma l’allarme è un falso
Domenico Gallo 6 Novembre 2026
Bruxelles lancia l’allerta: “Prepariamoci alla guerra”. Così titola a piena pagina Repubblica il 4 novembre, rilanciando le dichiarazioni della commissaria europea per la gestione delle crisi, Hadja Lahbib. Il presupposto, che viene servito ai lettori come una verità rivelata, è che l’Unione europea è sotto attacco per la guerra ibrida condotta dalla malvagia Russia che scongela i frigoriferi e lancia allarmi bomba sugli aerei (rivelatisi falsi). La guerra ibrida può trasformarsi in una vera e propria guerra guerreggiata perché la Russia, come ha sentenziato il Parlamento europeo, costituisce la più grave minaccia per la pace che ci sia stata nella storia e ha intenzione di attaccare i paesi europei o, quantomeno, di destabilizzarli. Infatti, a differenza dagli Stati Uniti, si infiltra nei processi elettorali in corso per condizionarli, crea disordini di piazza sfruttando il malcontento dei giovani, è causa della siccità e anche delle alluvioni e di altri disastri naturali. Qualunque disastro o incidente possa capitare nella Ue la conclusione è ovvia: “Ha stato Putin”.
Non è facile convincere l’opinione pubblica che siamo sotto attacco per una minaccia che non esiste. Occorre un martellamento continuo. Non basta lo schieramento massiccio dei media mainstream. Occorre preparare l’opinione pubblica ad accettare l’idea che la guerra con la Russia incombe nel nostro cielo come i temporali. Così il governo inglese distribuisce a tutte le famiglie un opuscolo dove si esorta a fare le provviste essenziali per sopravvivere per 72 ore. Si parla del rischio di disastri naturali e la guerra viene assimilata a quelli con più alta probabilità di incidenza. Infatti la commissaria Lahbib cita gli incendi devastanti in Portogallo, la pandemia di Covid-19 e include il rischio di guerra imminente fra gli eventi a cui non si può sfuggire come gli eventi della natura. Già il 26 marzo 2025 la stessa commissaria aveva presentato una borsa di sopravvivenza per affrontare le prime 72 ore di una situazione di emergenza in caso di conflitto armato. Repubblica ci informa che l’esecutivo comunitario ha diramato il 3 novembre le direttive per prepararsi alle emergenze (la guerra) e ha indicato una sorta di kit di sopravvivenza per le prime 72 ore. In questo contesto la commissaria Lahbib suggerisce anche di tenere pronto uno zainetto per l’evacuazione rapida con acqua potabile, cibo e medicinali. Sulla base di tutti questi avvertimenti si spaccia lo scoppio della guerra con la Russia come un evento del tutto naturale al quale non c’è rimedio, per cui dobbiamo prepararci ad affrontarlo.
Senonché la guerra non è un disastro della natura, è un disastro della politica. È la politica che prepara, organizza e produce la guerra; non c’è niente di inevitabile, questo clima prebellico è frutto di scelte politiche sciagurate che hanno rovesciato la stagione del disarmo, della fine del confronto militare, della collaborazione e della fiducia reciproca, introdotta da Gorbaciov nell’indimenticabile 1989, per trasformarla nel suo contrario. Dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia e la scomparsa dell’Urss, la Russia è stata scelta come il nuovo nemico da contrastare secondo una profezia che si autoavvera. Per rendere la minaccia più concreta e la guerra più vicina i Paesi più volenterosi, Francia, Germania e Gran Bretagna stanno organizzando una forza militare congiunta che ha iniziato le sue esercitazioni in Polonia, destinata a operare in Ucraina per “garantire la pace” dopo il cessate il fuoco. Purtroppo, non si tratta di un viatico per la pace ma di un elemento che ostacola la conclusione della guerra poiché la Russia percepisce come pericolosa per la sua sicurezza la presenza di forze militari ostili nel teatro ucraino. Come se non bastasse, il Parlamento europeo ha votato una demenziale risoluzione con la quale chiede di inviare una missione navale europea nel Mar Nero per sfidare apertamente la presenza militare russa. C’è da sperare che il cessate il fuoco intervenga prima che questo progetto sia attuato, altrimenti un incidente fra i mezzi aeronavali accenderebbe la miccia di un incendio indomabile, come accadde a Sarajevo nel 1914.
Ma torniamo all’Italia, l’indottrinamento del popolo italiano alla guerra è fallito miseramente e ha determinato la nascita di un movimento di giovani che si ribellano al futuro imbandito sulla loro tavola. In questi giorni i partiti che dovranno formare l’Alleanza per la Costituzione stanno discutendo del programma da presentare agli elettori. La questione cruciale è quale futuro prospettare al popolo italiano. Se non sconfessiamo radicalmente la prospettiva che considera la guerra con la Russia possibile o inevitabile, allora le elezioni saranno perdute prima ancora del loro svolgimento.
La propaganda militarista approda alle elementari
Tommaso Rodano 6 Novembre 2026
Per festeggiare il 4 novembre e le forze armate, la propaganda del ministero della Difesa ha fatto capolino persino tra i banchi delle scuole elementari. Tra gli incolpevoli infanti è stato fatto circolare un fumetto celebrativo, già avvistato in alcuni istituti romani. È un supplemento alla rivista Informazioni della Difesa, realizzato dall’Ufficio comunicazione del ministero. In pratica, la propaggine editoriale del Villaggio Difesa appena allestito al Circo Massimo: là i piccoli visitatori salivano sul blindo Centauro II, qui imparano, tra colori e nuvolette, perché le divise fanno bene al Paese.
Il docente è un nonno dagli occhiali tondi, sorriso ostinato e sorprendente padronanza della comunicazione istituzionale. Lo scolaro è Marco, felpa verde, occhi spalancati su un futuro di belliche opportunità. Insieme attraversano la storia patria, dal 4 novembre 1918 al Milite Ignoto. “Servire la Patria significa soprattutto difendere l’Italia ed esserci per gli altri!”, spiega il nonno. Dimentichiamoci di bombe e mitra: “Come vedi servire non significa solo combattere!”. Nelle tavole mostrate i militari sono civilissimi: aiutano un’anziana tra le macerie, distribuiscono scatole con la croce rossa. I disegni sono pieni di macerie, ma le loro cause sono tenute discretamente fuori campo: nel patriottismo a fumetti i militari arrivano sempre al momento dei soccorsi.
Poi il Milite Ignoto, le bare stilizzate dei caduti senza nome, le colonne bianche del Vittoriano. “Un racconto di valori, coraggio e amor di Patria”, sentenzia la copertina. Marco ascolta, il nonno spiega, tutti sorridono. La storia nazionale procede senza inciampi, grazie a una morbida selezione di immagini senza complicazioni.
Al Circo Massimo – grazie a un generoso dispiego di fondi della Difesa – la stessa pedagogia aveva dimensioni assai meno leggere: blindati, elicotteri, missili, bambini issati sulla torretta del Centauro e robottini addestrati al saluto militare. Il fumetto porta l’esperienza tra i banchi. Il passaggio è breve: sul blindato si sale per gioco, sul libro si impara che indossare la divisa significa soprattutto aiutare il prossimo. C’è un dettaglio delizioso nel colophon: “Tavole realizzate con l’ausilio dell’IA”. La memoria dei nonni affidata all’intelligenza artificiale. Della guerra, l’algoritmo preferisce raccontare che è bella, anche se fa male, forse.
I soldi per sanità e scuola finiscono nel riarmo
Roberto Ciccarelli 06/11/2026
MILEX 40 miliardi di euro alla difesa. L’unico settore florido in Italia è l’economia della guerra: +7 miliardi in un anno
La parata militare annuale in occasione dell’80° anniversario della Festa della Repubblica presso i Fori Imperiali, a Roma – Foto di Massimo Percossi / Ansa
Perché il governo non trova soldi e taglia scuola, pensioni e sanità? Dopo i primi scioperi generali dei sindacati di base e le grandi manifestazioni del 30 ottobre scorso, e in attesa di quello del 20 indetto dalla Cgil nella giornata di mobilitazione europea degli studenti, la risposta è di massa: i soldi vanno al riarmo. Questa è l’eredità che il governo Meloni lascia al paese. Una politica che l’esecutivo cerca di occultare mentre continua la penosa ricerca di fondi presi qui e lì senza coperture certe.
Una prova oggettiva del riarmo, basata sull’analisi dei dati conosciuti, l’ha data ieri l’osservatorio Milex che ha analizzato le tabelle pubblicate nella legge di bilancio varata dal Consiglio dei ministri. Per la prima volta la previsione della spesa militare italiana supererà i 40 miliardi all’anno, tra spese proprie della Difesa più le voci di spesa militare che non stanno nel bilancio della Difesa. Parliamo dell’1,7% del Pil. Va ricordato che l’esecutivo Meloni promette di arrivare, entro il 2035, al 5% del Pil in spesa per riarmo e «sicurezza»: parliamo di almeno 100 miliardi di euro all’anno.
Rispetto all’anno scorso, lo stesso governo che ha fatto finta di non sapere di aver tagliato le risorse alla scuola ha trovato sei miliardi in più rispetto ai quasi 34 miliardi già stanziati nel 2026 per la «difesa». Mentre si taglia quello dell’istruzione cresce, si legge nel rapporto di Milex, il bilancio del ministero della Difesa che da solo sfiora i 39 miliardi, con un incremento di circa 6,5 miliardi rispetto ai 32,4 miliardi stanziati in precedenza. A trainarla sono soprattutto le spese per armamenti: nel solo bilancio Difesa salgono da 9,9 a 13,5 miliardi (+37%) e, sommando i fondi del Ministero delle Imprese e del «Made in Italy», i costi per nuove armi fanno un salto di 4 miliardi, da 13,2 a 17,2 miliardi, arrivando a rappresentare il 43% di tutta la spesa militare. Oltre agli investimenti in armi, crescono anche le spese correnti per le voci di amministrazione e funzionamento. Per Milex è il segno che si fatica a gestire l’enorme quantità di risorse che continua a fluire verso nuove acquisizioni di sistemi d’arma.
Dalla stima della spesa militare annuale (quella considerata ai fini dei parametri Nato) occorre, ricorda inoltre Milex, togliere e aggiungere alcune voci. La sottrazione principale riguarda la parte non militare dell’impiego dei Carabinieri: 8 miliardi e 256 milioni per l’ordine pubblico e 513 milioni per le funzioni forestali, di cui conserviamo solo la quota relativa alle missioni militari all’estero.
Si aggiungono invece le voci di spesa militare che non stanno nel bilancio della Difesa: i fondi per armamenti e produzione militare del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (3 miliardi e 690 milioni), il Fondo del Ministero dell’Economia per le missioni internazionali, che consideriamo al 90% (1 miliardo e 450 milioni, +22,6% sul 2026) e la spesa pensionistica militare a carico dell’Inps, stimata in 4 miliardi e 200 milioni sulla base degli ultimi rendiconti dell’Istituto di previdenza e dei Conti annuali del Ministero dell’Economia e al netto dei contributi previdenziali. Così si arriva a una spesa militare diretta di 40 miliardi e 44 milioni di euro nel 2027, con una variazione del +18% rispetto al 2026.
«Nei decreti inviati al parlamento sull’acquisizione di armamenti dal ministro della Difesa Crosetto, ce n’è uno che è il più atteso e folle di tutti: riguarda l’acquisto di altri 25 cacciabombardieri F-35 oltre ai 90 previsti, per una spesa di 7,3 miliardi nei prossimi 13 anni, di cui 1,2 miliardi solo nel prossimo triennio», hanno sostenuto Arnaldo Lomuti e Bruno Martoni del Movimento 5 stelle.
«Mentre imperversa la crisi economica, Meloni fa il più grande aumento della spesa militare — ha osservato Peppe De Cristofaro (Avs), presidente del gruppo Misto di Palazzo Madama —. È grave la denuncia di Milex sulla mancata presentazione del Documento programmatico pluriennale della Difesa, che per legge doveva essere presentato in Parlamento in primavera mentre a oggi non è ancora stato presentato. Gli investimenti per la difesa e le armi non portano crescita economica, fanno fare affari solo alle lobby degli armamenti».
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