MISSILI, TIRALATTE, “FANTASMI”: TUTTE LE BUFALE DELL’OCCIDENTE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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MISSILI, TIRALATTE, “FANTASMI”: TUTTE LE BUFALE DELL’OCCIDENTE da IL FATTO

Von Der Leyen: “sabotaggio” russo al Gps con due fake news

Michela A.G. Iaccarino  6 Settembre 2025

Dietrofront. La Ue accusa Mosca di avere sabotato il Gps dell’aereo della presidente. Poi ingrana la retromarcia. Politici e media che rilanciavano la balla balbettano, ma non si scusano

In gergo, il nome che si dà al disturbo provocato nelle trasmissioni radiofoniche è jamming. Si è fatto ricorso al termine per spiegare cosa fosse accaduto all’aereo della Von der Leyen nei cieli bulgari: Mosca è stata subito accusata da politici e giornalisti di mirare direttamente al velivolo della presidente, nonostante le smentite degli esperti. Nella tecnica delle telecomunicazioni è jamming “qualsiasi azione che venga esercitata su una comunicazione da un’altra comunicazione o da un segnale estraneo, dando luogo, in conseguenza, a disturbi e ad alterazioni varie”. Questa è la lunga storia di una breve interferenza (delle comunicazioni) che abbiamo subito tutti noi.

A bordo del Falcon, in missione lungo il fianco est dell’Unione che guida, Ursula von der Leyen domenica scorsa è diretta in Bulgaria. Un titolo prima degli altri, quello del Financial Times, informa che il suo aereo è stato colpito da un’interferenza che ha disturbato il sistema di navigazione Gps. La longa manus che intralcia i sistemi di navigazione elettronica del velivolo è russa. La Commissione europea conferma: “C’era un disturbo del segnale Gps, ma l’aereo è atterrato sano e salvo in Bulgaria”. A Bruxelles la portavoce Arianna Podestà informa: “Abbiamo ricevuto informazioni dalle autorità bulgare che sospettano che l’episodio sia dovuto a una palese interferenza da parte della Russia”. L’articolo del prestigioso quotidiano economico, che riferisce che i piloti del jet sono stati costretti ad atterrare facendo ricorso a mappe cartacee, intanto genera a cascata centinaia di altri sospetti. Dunque, la Russia ha tentato di interferire con il volo di una delle teste dell’Unione. Timori maturano, scudi già alti si levano di nuovo contro l’orso di Mosca, che subito smentisce: lo fa il portavoce Peskov, che dichiara che l’informazione è “scorretta”. Ancor più dei sistemi dei velivoli, va in tilt la stampa: è “la Guerra Fredda dei Gps”. Si segue “la pista russa” , “Putin minaccia i nostri aerei” scrivono i giornali. Nelle stesse ore, interviene con un post pubblico uno dei servizi di tracciamento dei voli più affidabili che ci sono: Flightradar24. Scrive in un post, tra l’altro, che il transponder dell’aereo in questione ha segnalato una buona qualità del segnale dal decollo all’atterraggio. C’è un’altra voce autorevole che entra nel dibattito, quella del ministro della Difesa Guido Crosetto: “Io qualche dubbio ce l’ho. Io non mi vedo la Federazione russa far cadere l’aereo della Von der Leyen” dice intervenendo in tv. Aggiunge che colpire un politico di livello così alto non rientra “nella strategia russa”.

Decolla anche altro nei giorni successivi: i dubbi. E quelli più forti diventano quelli bulgari, poi quelli degli esperti di sicurezza che non trovano risposta ai loro interrogativi tecnici. A commentare l’articolo del prestigioso quotidiano economico è anche il premier bulgaro Rosen Zheliazkov, che smentisce la storia per come è stata riferita: “Interferenze del genere succedono quotidianamente. Non è in corso né sarà aperta alcuna indagine sull’incidente, queste interferenze non sono né minacce ibride né cyberattacchi”. Al suo Parlamento riferisce che non esiste prova di “prolungata interferenza” all’aereo della presidente. Anche Daniel Mitov, ministro dell’Interno, riferisce che ha indagato il dipartimento per la criminalità informatica di Sofia e dichiara: “Possiamo affermare categoricamente che non è così”. Pure il vicepremier e ministro dei Trasporti bulgaro, Grozdan Karadjov, nega in tv che Sofia abbia riferito a Bruxelles del coinvolgimento russo. Inquietudini, sospiri, titoli, chiamate alle armi però continuano fino a che qualcuno non tenta di ricostruire cosa è accaduto. “La Bulgaria fa marcia indietro sulle accuse secondo cui Mosca avrebbe bloccato il gps dell’aereo di Von der Leyen” scrive Euronews. Da palesi, le interferenze mirate dei russi diventano sospette. Al dietrofront è costretta anche Bruxelles. “Siamo stati abbastanza chiari fin dall’inizio, sulla questione se ci fosse stata o meno un’interferenza”. La portavoce della Commissione ha specificato ieri: “Non abbiamo mai detto che l’interferenza al segnale Gps riscontrata dall’aereo sul quale volava la presidente Ursula von der Leyen in Bulgaria sia stata espressamente contro di lei”. Anzi: “Siamo ben consapevoli che, purtroppo, questo incidente non riguarda specificamente la presidente, il che significa che si verifica con grande regolarità su molti aerei che volano, in particolare, lungo il nostro confine orientale. La situazione è complicata. È un dato di fatto che dall’inizio della guerra di aggressione russa in Ucraina, questi episodi sono aumentati”; “Questo è il motivo per cui stiamo anche agendo, supportando un’iniziativa per sviluppare un piano d’azione a livello Ue”.

Ieri l’Ue ha spiegato ciò che era emerso, si sapeva e molti hanno suggerito sin da subito: le interferenze non sono un caso isolato lungo il confine orientale dell’Unione, diventato un’enorme base militare prossima alla Federazione e ai suoi siti militari. Jamming infatti lo hanno già subito migliaia di aerei europei che volano a quelle latitudini. Il jamming non è un problema della presidente della Commissione europea, ma un problema europeo: come lo è la guerra in corso in Ucraina.

Missili, tiralatte, “fantasmi”: tutte le bufale d’Occidente

 Tommaso Rodano  6 Settembre 2025

In tre anni e mezzo, tra Ucraina e Russia si è consumato un conflitto parallelo a quello sul fronte: la guerra delle narrazioni. Speculare alla famigerata propaganda del Cremlino, c’è il rapporto conflittuale con la verità di governi e leader del mondo “libero”: un fiume di mezze bugie e falsi plateali. Vale la pena elencarne almeno una parte, per non dimenticare.

Zaporizhzhia, marzo 2022. Le truppe russe prendono il controllo della centrale atomica ucraina e Zelensky parla di “catastrofe nucleare” imminente: i russi avrebbero bombardato i reattori. Joe Biden e Boris Johnson rilanciano l’allarme apocalittico. Su quale base? Mistero. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica, con dati confermati dal Pentagono, spegne l’incendio inventato: non ci sono fuoriuscite, l’attacco ai reattori non c’è mai stato.

L’oligarca sul letto di morte, marzo 2022. Kiev e l’intelligence britannica fanno filtrare una notizia sensazionale: l’oligarca russo Roman Abramovich – troppo incline alla pace – e i negoziatori ucraini sono stati avvelenati durante i colloqui di Istanbul. Le solite “pozioni di Mosca”. E invece il giorno dopo Abramovich si presenta vivo e vegeto, persino pimpante, al tavolo dei negoziati.

Chernobyl, marzo/aprile 2022. Per il governo ucraino, i soldati russi avrebbero scavato trincee a mani nude nel terreno radioattivo, ammalandosi in massa. La “notizia” finisce nelle dichiarazioni ufficiali di Washington: scenari da apocalisse zombie. Anche stavolta l’Aiea ristabilisce la verità: le radiazioni sono stabili, non c’è prova di contaminazione.

Il “Fantasma di Kiev”, maggio 2022. I media e il governo ucraino hanno alimentato la leggenda di un pilota solitario, un barone gialloblù che abbatteva da solo decine di jet russi. Anche l’ex presidente Poroshenko diffonde le immagini del velivolo (fotomontaggi). Diventa un eroe nazionale, ma al momento del decesso di Andriy Pilshchykov, una delle persona reali a cui era ispirato il personaggio fittizio, l’aeronautica di Kiev ammette che “il fantasma” non è mai esistito: era stato inventato per tenere alto il morale delle truppe.

Isola dei Serpenti, febbraio 2022. Altra novella patriottica: Kiev diffonde la notizia dei marinai ucraini che hanno difeso l’isola da soli e hanno preferito morire piuttosto che arrendersi all’incrociatore russo. Il presidente Zelensky li definisce “eroi nazionali”. Invece nessuno di loro era stato ucciso: i russi li avevano fatti prigionieri e poi li hanno liberati in uno scambio di detenuti.

Missili in Polonia, 15 novembre 2022.Tra le bufale più ardite e pericolose. Due missili cadono a Przewodów, oltre il confine polacco e Zelensky accusa subito Mosca: “È un atto di guerra”. Il governo polacco invece chiarisce: si trattava di un lancio ucraino.

La Russia va avanti coi tiralatte, novembre 2022. Ursula von der Leyen non ha dubbi: l’esercito russo sta rimuovendo chip da lavastoviglie, frigoriferi e tiralatte per riparare le attrezzature militari. Non hanno più semiconduttori, l’industria è a pezzi. Tre anni più tardi, il dubbio si fa atroce: quante lavatrici avrà smontato Mosca per continuare a fare la guerra?

Nord Stream, 26 settembre 2022. Un altro caposaldo delle bufale occidentali di questi anni: a poche ore dalle esplosioni dei gasdotti, nonostante le evidenze contrarie, diversi governi occidentali puntano il dito contro la Russia. Servono mesi di indagini e alcuni scoop giornalistici per portare le procure europee sulla pista corretta. La conferma ufficiale arriva solo nel 2024: a far saltare il gasdotto sono stati gli ucraini.

Putin è malato. È un evergreen della propaganda occidentale: il dittatore russo ha gravissimi “problemi di salute” e ha i giorni contati. Le indiscrezioni coprono interi manuali di medicina: tumori, metastasi, Parkinson e via supponendo. Sulla salute di Putin non c’è alcuna conferma clinica, solo smentite, come quella dell’ex direttore della Cia William Burns: “Sta fin troppo bene”.

Appendice: i media italiani. Alla propaganda di governi e politici occidentali, vanno aggiunte le bufale della stampa nostrana, alcune particolarmente brillanti per fantasia e disonestà intellettuale.

Il 16 marzo 2022 La Stampa illustra la notizia di prima pagina, sui russi che tengono in ostaggio 400 persone nell’ospedale di Mariupol, con una fotografia di cadaveri tra le macerie. Nella foto non c’è Mariupol, ma Donetsk e 25 civili uccisi da un missile ucraino. Il Corriere della Sera si è distinto per aver pubblicato una lista, con foto segnaletiche, dei “putiniani d’Italia” (accademici e giornalisti, presi da una banale rassegna web dei Servizi). Sotto la voce “avvelenamenti” c’è anche quello di Anatoly Chubais, ex fedelissimo di Putin: per la stampa italiana era stato avvelenato in Sardegna con l’inconfondibile firma del Cremlino. Poi arrivò la vera diagnosi: aveva la sindrome di Guillain-Barré, una malattia autoimmune, nessuna “pozione” di Mosca. Notevole anche la campagna sui medici russi arrivati a Roma durante il Covid. Inchieste e accuse: erano spie. E invece, dice il Copasir, fu una semplice missione sanitaria.

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