GAZA, LABORATORIO DI THIEL E ISRAELE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GAZA, LABORATORIO DI THIEL E ISRAELE da IL FATTO

Gaza, laboratorio di Thiel e Israele

Rula Jebreal  21 Ottobre 2026

Fu il finanziere pedofilo a mettere in contatto Ehud Barak e il capo di Palantir. Quella sorveglianza digitale, affidata da Tel Aviv all’Unità 8200, è servita a ricattare i palestinesi per trasformarli in spie

Il capitalismo della sorveglianza finanziato e sostenuto da Epstein e dall’ex primo ministro israeliano Ehud Barak, mira a sviluppare ed esportare nel mondo tecnologia di sorveglianza digitale, tipicamente usata da regimi totalitari e dittature militari, promossa come uno strumento fondamentale per la sicurezza nazionale: ma in realtà punta ad affossare l’idea democratica di libertà e a legare i governi occidentali a Israele attraverso ricatti incrociati.

Epstein ha rappresentato il primo collegamento concreto tra Barak e Palantir. Nella telefonata registrata su di lui, entrambi sbagliano a pronunciare le parole “Thiel” e “Palantir”, segno che Epstein stava introducendo per la prima volta l’argomento. L’interscambio di messaggi fra i due rivela sforzi congiunti per approcciare Peter Thiel fin dall’inizio del 2010. Epstein riuscì ad agganciare Thiel solo qualche anno più tardi, fra il 2013 e il 2014, facendosi introdurre da un amico in comune, Reid Hoffman di LinkedIn. Epstein sfruttò il proprio capitale economico – una quarantina di milioni di dollari convogliati verso i fondi speculativi di Thiel tra il 2014 e il 2015 –, per tessere la tela del rapporto con il co-fondatore di Palantir, restando in contatto con lui fino alla fine della sua vita. Dall’archivio Epstein sappiamo che Barak puntava ad avere un posto nel consiglio direttivo di Palantir, che Thiel visitò le proprietà di Epstein diverse volte e che, in generale, c’era un forte interesse da parte degli apparati di sicurezza israeliani verso quella che all’epoca era molto lontana dall’essere la stella polare della sorveglianza di massa che è oggi. Oggi Palantir fornisce all’esercito israeliano tecnologie di intelligenza artificiale per facilitare il genocidio a Gaza, definita apertamente “laboratorio” dai suoi stessi dirigenti. Un ingegnere dell’azienda ha dichiarato pubblicamente che Gaza ha rappresentato un banco di prova ideale: dopo i bombardamenti è stato possibile analizzare i dati di movimento dei cellulari e derivarne modelli predittivi, ora applicati anche al sistema sanitario britannico (NHS) e a scenari di emergenza negli Stati Uniti. Ad aprile 2026, Palantir ha pubblicato un manifesto in cui il mondo intero viene descritto come un campo di battaglia permanente e la democrazia multietnica come potenziale minaccia alla civiltà occidentale e incompatibile con la libertà, come ha detto Alex Karp, l’amministratore delegato di Palantir, colui che si è vantato pubblicamente di come la loro tecnologia venga usata per uccidere delle persone. Il cerchio si chiude: tecnologie di sorveglianza e di controllo utilizzate già sui palestinesi e sui libanesi vengono esportate e normalizzate a livello globale. Epstein e Barak hanno lavorato insieme, attivamente, per arrivare a questo risultato. Hanno unito le forze per ottenere il finanziamento iniziale e la promozione della crescita del settore della tecnologia di sorveglianza israeliana. Epstein si è rivolto direttamente alla banca Rothschild in Europa per cercare di incanalare denaro verso le aziende di tecnologia di sorveglianza in Israele che erano collegate all’Unità 8200 dell’intelligence militare, la stessa che ha fatto da incubatore per tutta la tecnologia di sorveglianza a marchio israeliano, pubblica e privata, sempre sperimentata sulla pelle dei palestinesi. È la porta scorrevole che collega il business militare di Stato con quello privato. Tantissimi imprenditori della tecnologia di sorveglianza sono passati prima da lì. Sicurezza nazionale e profitto privato sono intrecciati in modo indistricabile l’una all’altro. Ciò che fa l’Unità 8200 ai palestinesi ricorda quanto ha fatto Epstein per anni negli Stati Uniti. Per Israele, “sorveglianza” è sempre un termine ambivalente: significa tecnologia di controllo e di ricatto, nello stesso momento. L’Unità 8200 ha usato i palestinesi come cavie umane anche per testare le loro capacità di ricatto. Ha utilizzato dati sensibili – orientamento sessuale, problemi familiari, finanziari o di salute – per fare pressione su palestinesi considerati “bersagli” e costringerli a collaborare. Un’indagine del 2025 ha riferito che l’Unità 8200 ha fatto uso del software Microsoft Azure per conservare registrazioni di milioni di telefonate palestinesi, e fonti interne hanno detto che quei dati venivano usati per ricattare, arrestare o giustificare uccisioni successive. Recentemente, l’Onu ha inserito Israele nella lista degli Stati e dei gruppi che utilizzano lo stupro come arma di guerra. Come si legge sia nel rapporto Onu sia in un successivo articolo del New York Times firmato da Nicholas Kristof, una donna palestinese di Gaza, di 40 anni, ha ricordato di essere stata ripetutamente stuprata da soldati israeliani mascherati, e che le violenze erano state filmate. La vittima ha anche raccontato che agenti dei servizi israeliani l’avevano minacciata di divulgare il video del suo stupro se si fosse rifiutata di diventare una spia per loro. La combinazione di stupri e ricatti è un protocollo: collaudato da Epstein a livello internazionale e da Ehud Barak in Israele.

Il lavoro sporco per Israele
Non troveremo mai un contratto firmato “Jeffrey Epstein-Mossad”. Epstein era una risorsa: una figura utile che veniva attivata quando serviva. Conosceva gusti, debolezze e ambizioni dei potenti. Poteva offrire modelle minorenni, jet privati, cene con celebrità, incontri ad alto livello. Una volta compromessa – anche solo moralmente –, la persona diventava uno strumento malleabile. Questa dinamica riproduce esattamente le classiche “trappole del miele” (honey traps) impiegate dal Mossad da decenni, come documentano numerose testimonianze di ricatti soprattutto ai danni di uomini gay palestinesi nei Territori occupati. Tantissimi di loro hanno infatti raccontato che i servizi israeliani li facevano sedurre, filmavano i loro rapporti sessuali e successivamente li usavano per ricattarli, intimandogli di diventare dei collaboratori/ spie, altrimenti i video sarebbero stati divulgati presso le loro famiglie. Tragicamente, molti di questi uomini, successivamente smascherati come collaboratori di Israele, sono stati assassinati in quanto spie. Israele ha spesso cercato di denigrare la società palestinese in quanto retrograda per aver giustiziato uomini gay, ma la verità è che queste persone venivano giustiziate in quanto spie: una pratica atroce, ingiustificabile e purtroppo comune sotto molti regimi, anche democratici. Mentre Israele ospita il Pride a Tel Aviv, nei confronti di questi gay utilizza il ricatto sessuale per rovinare la loro vita, trasformandoli in spie contro il loro popolo nei Territori occupati.

da Mondadori Libri S.p.A. © 2026 Mondadori Libri S.p.A., Milano

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