L’ESILE TRACCIA DI UN SECONDO MOMENTO da IL MANIFESTO e IL FATTO
L’esile traccia di un secondo momento
Il colloquio Siamo subito chiari: non è con una telefonata che si raggiunge la pace dopo tre anni di guerra sanguinosa. Ci vuole ben altro, nonostante che a parlarsi per telefono siano […]
Tommaso Di Francesco 20/052025
Siamo subito chiari: non è con una telefonata che si raggiunge la pace dopo tre anni di guerra sanguinosa. Ci vuole ben altro, nonostante che a parlarsi per telefono siano da una parte Trump, tradizionale portavoce degli interessi occidentali che stavolta con la sua leadership corrispondono molto più agli interessi degli Stati uniti, e dall’altra Putin che continua il conflitto, dopo la criminale invasione del febbraio 2022 e la sequenza di avvenimenti che l’hanno preceduta, dall’oscura rivolta di Majdan, alla «riacquisizione» della Crimea, dall’allargamento della Nato fino ai confini russi alla guerra civile tra esercito di Kiev e minoranza russa autoproclamatasi indipendente in Donbass e Lugansk. Eppure ci troviamo di fronte, dopo la ripresa di negoziati di Istanbul, probabilmente al secondo «momento», durato ben due ore, di un negoziato di pace.
Per il quale, secondo i resoconti sia del leader russo che dell’inquilino della Casa bianca, sembrano delinearsi già, insieme, un itinerario e una contraddizione di contenuti. E alcune sorprese che non definire positive sarebbe a dir poco miope. Quali le ambiguità e le positività? Intanto che le due versioni non siano contraddittorie, anzi, anche se più trattenuto appare Putin e più entusiasta Trump ringraziato, tra l’altro, per aver facilitato la ripresa delle trattative dirette. «La cosa più importante per la Russia – avrebbe detto Putin a Trump – è eliminare le cause di fondo del conflitto ucraino, per aggiungere che «la Russia e l’Ucraina devono dimostrare la massima volontà di arrivare alla pace e trovare quei compromessi che vadano bene a entrambe le parti».
Parlare di compromessi che vadano bene ad entrambe le parti non è cosa da poco, non è cosa da poco che la parola «compromesso» compaia nella versione russa della telefonata: per la prima volta Mosca ammette che anche lei dovrà fare compromessi e ne chiede altrettanti. Certo Putin ha fatto capire che la Russia non è interessata a un cessate il fuoco immediato, concordando però con il presidente americano che Mosca proporrà ed è pronta a lavorare a un «memorandum» per un «possibile trattato di pace futuro» che stabilisca anche «un possibile cessate il fuoco per un certo periodo se i relativi accordi saranno raggiunti».
«Penso sia andata molto bene», ha commentato Trump per parte sua, per aggiungere: «La Russia e l’Ucraina inizieranno immediatamente le trattative verso un cessate il fuoco e, ancora più importante, per la fine della guerra». Un annuncio che può apparire frettoloso e superficiale degno del protagonismo imperiale del tycoon, ma, fatto singolare, non è rimasto sui social e in questi termini è stato riferito a Zelensky, con cui Trump aveva parlato prima della lunga conversazione con Putin, alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, al presidente della Francia, Emmanuel Macron, alla premier italiana Giorgia Meloni, al cancelliere tedesco Friedrich Merz, e al presidente della Finlandia Alexander Stubb.
I Volenterosi non possono che prenderne atto, ma la nota di Berlino secondo la quale si preparerebbero invece ad «alzare la pressione su Mosca» con nuove sanzioni, in questo momento, va in direzione opposta allo spiraglio, il «filo», che si è visto ieri. Mentre la disponibilità già annunciata da Leone XIV di ospitare in Vaticano le trattative è anch’essa una traccia, un secondo momento.
Negoziati ’22 Zelensky li abbandonò perché fu convinto di battere la Russia
Alessandro Orsini 20 Maggio 2025
Carlo Calenda ha ripreso a insultare questa rubrica e il direttore di questo quotidiano in un video YouTube del 15 maggio 2025. A rinfocolare la violenza verbale di Calenda è stata una puntata di Radio Anch’io di Giorgio Zanchini. Secondo i grandi media italiani, Zelensky abbandonò i colloqui con Putin della primavera 2022, perché la Russia non voleva concedere garanzie di sicurezza all’Ucraina. A sostegno dei suoi insulti, Calenda cita “quell’articolo di Foreign Affairs”, che sicuramente non ha letto, giacché l’articolo in oggetto non presenta una tesi così semplicistica. Siccome la materia è complessa, proverò a ristabilire la verità sostanziale dei fatti in due punti.
Punto uno: la ragione profonda per cui Zelensky si ritirò dalle trattative della primavera 2022 non è stata la mancanza di garanzie di sicurezza per l’Ucraina. La ragione profonda è che Zelensky si convinse di poter sconfiggere la Russia sul campo giacché, nella primavera 2022, l’esercito russo non dava buona prova di sé in quanto Putin aveva sfondato il fronte con un numero di soldati inferiore alle necessità. Zelensky e la Nato sottovalutarono la Russia e fu fatale. Ai vari Paolo Mieli basta semplicemente raccogliere le migliaia di dichiarazioni di Zelensky dopo il collasso dei colloqui. Zelensky ha dichiarato, insieme con Giorgia Meloni, che egli avrebbe certamente sconfitto la Russia costringendola a ritirarsi dai territori occupati. Per raggiungere questo fine, la Nato e Meloni hanno armato la controffensiva ucraina, iniziata il 5 giugno 2023, risoltasi in un disastro colossale.
Punto due: l’Ucraina non ha garanzie di sicurezza non per colpa di Putin, ma della Nato, che non vuole obbligarsi a entrare in guerra con la Russia riproducendo il meccanismo di innesco della Seconda guerra mondiale. Putin non ha nessun potere di impedire a Starmer di inviare al governo ucraino la stessa nota che Chamberlain inviò al governo polacco il 29 marzo 1939: una nota con cui l’Inghilterra, in buona sostanza, si impegnava a entrare in guerra con Hitler in caso d’invasione. Putin non può impedire a Macron, Starmer e Meloni, di firmare un accordo “alla Chamberlain” con Zelensky. Macron, Starmer e Meloni, non vogliono obbligarsi a sparare sulla più grande superpotenza nucleare del mondo. Zelensky ha accusato tante volte la Nato di aver tradito la sua promessa di assorbire l’Ucraina.
I grandi media continuano a ripetere che i colloqui della primavera 2022 collassarono a causa della mancanza di garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Perché? Ecco la risposta: perché la società giornalistica filo-americana deve coprire i disastri causati dall’intransigenza della Nato in Ucraina e, quindi, il fallimento di Draghi e di Meloni. Quale fallimento? Nella primavera 2022, Putin non chiedeva nemmeno un centimetro quadrato di territorio ucraino. Il 30 settembre 2022 ha annesso quattro Oblast. La Nato, cercando di sconfiggere la Russia sul campo, ha costretto la Russia a fare un investimento smisurato nella guerra. Il risultato è che la Russia ha soggiogato l’Ucraina e adesso tutti sono in ginocchio da Putin supplicando la tregua.
Vademecum contro la disinformazione:
1) L’Ucraina non ha garanzie di sicurezza per colpa della Nato;
2) Zelensky abbandonò i colloqui della primavera 2022 perché era convinto di sconfiggere la Russia;
3) la Nato, cercando di sconfiggere la Russia, ha causato la distruzione e lo smembramento dell’Ucraina (come questa rubrica aveva previsto).
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