LENNARD DE KLERK: “L’ATTUALE CRISI ENERGETICA DARÀ IMPULSO ALLE RINNOVABILI” da IL MANIFESTO
Lennard de Klerk: «L’attuale crisi energetica darà impulso alle rinnovabili»
Giorgio Vincenzi 21/05/2026
Intervista Parla il ricercatore indipendente olandese che insieme ad altri esperti internazionali ha quantificato le emissioni di gas serra prodotte nei conflitti in Ucraina e Iran e nella distruzione di Gaza
Nel mondo ci sono attualmente 32 guerre attive – come censito d’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo 2026 (edito da Terra Nuova) – che portano con sé morte e distruzione, prima di tutto, ma anche una grande quantità di emissioni di gas serra che vanno a rendere ancora più «pesante» la crisi climatica in corso. A quantificarle, almeno per quelle in Ucraina, nella Striscia di Gaza e a breve anche per l’Iran, ci ha pensato Lennard de Klerk, ricercatore indipendente olandese, assieme a un gruppo internazionale di esperti fondando nel 2022 l’Initiative on GHG Accounting of War con sede a Kiev (Ucraina). Lennard de Klerk da qualche tempo vive a Padova dove continua il suo lavoro di ricercatore indipendente e dove l’abbiamo raggiunto per farci raccontare i suoi studi con le relative ricadute sul futuro del nostro pianeta.
De Klerk, cosa si prende in considerazione per valutare l’impatto di un conflitto armato sui cambiamenti climatici?
Vi è un impatto diretto di una guerra sul clima determinato dalla quantità di emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra (GHG) causate dal conflitto stesso. Mi spiego meglio. Le forze armate di entrambe le parti in guerra consumano enormi quantità di gasolio e benzina per i caccia e i carri armati, l’artiglieria provoca incendi nelle foreste e la ricostruzione postbellica richiederà grandi quantità di cemento e acciaio, entrambi materiali da costruzione ad alta intensità di carbonio. Vi sono poi degli impatti indiretti, come per esempio la chiusura dello spazio aereo che costringe le compagnie aeree a deviare le rotte con un conseguente aumento del consumo di carburante e, quindi, delle emissioni.
Per il conflitto Iran-Israele-Usa cosa ci dicono gli studi che ha in corso sulle emissioni climalteranti?
È ancora troppo presto per fornire dei dati concreti, ma ciò che appare già chiaro è che le principali emissioni di gas serra provengono da due fonti. In primo luogo, dagli attacchi alle infrastrutture petrolifere e del gas da entrambe le parti che hanno causato numerosi incendi nelle raffinerie e nei depositi di petrolio. Inoltre, gli attacchi alle infrastrutture del gas naturale stanno causando emissioni di metano, un gas serra trenta volte più potente della CO2. In secondo luogo, le Forze di Difesa Israeliane e l’esercito statunitense, in particolare, hanno utilizzato grandi quantità di gasolio e cherosene per alimentare i loro aerei da combattimento e le navi da guerra nell’attacco all’Iran.
Se non cesserà il prima possibile questa guerra, a cosa andremo incontro?
Al momento vige, più o meno, una tregua e quindi non si registrano molti attacchi che causano emissioni. Tuttavia, lo Stretto di Hormuz è ancora bloccato, il che sta provocando una crisi energetica sia in Europa che in Asia. Nel breve termine significa che i paesi, in particolare quelli asiatici, saranno costretti a ricorrere al carbone, che produce emissioni molto più elevate rispetto al gas naturale. A lungo termine, invece, si registra un impatto positivo, poiché dimostra che i combustibili fossili sono una fonte di energia inaffidabile, mentre in passato si diceva sempre che il sole e il vento fossero inaffidabili, dato che il vento non soffia sempre e il sole non splende sempre! Pertanto, questa crisi energetica darà impulso alle energie rinnovabili, proprio come è avvenuto in Europa dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
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