LE RADICI DEL MALE NEL SOGNO DI BIBI da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
20366
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-20366,single-format-standard,wp-theme-stockholm,wp-child-theme-stockholm-child,cookies-not-set,stockholm-core-2.4.6,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.13,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-8.2,vc_responsive

LE RADICI DEL MALE NEL SOGNO DI BIBI da IL FATTO

Le radici del male nel sogno di Bibi

 Jeffrey D. Sachs e Sybil Fares  20 Giugno 2025

Da lungo tempo il premier israeliano progetta di scardinare l’ordine del Medio Oriente, “incastrando” gli Stati Uniti. È la missione fondativa del suo partito. E l’Iran uno dei tasselli principali

Potremmo presto assistere a uno scontro tra diverse potenze nucleari, trascinando il mondo verso l’annientamento atomico.

Da quasi trent’anni, Netanyahu ha condotto il Medio Oriente verso la guerra e la distruzione. L’uomo incarna una vera e propria polveriera di violenza. In tutte le guerre che ha promosso, Netanyahu ha sempre coltivato un sogno: sconfiggere e rovesciare il governo iraniano. La guerra da lui lungamente agognata, appena intrapresa, rischia di condurci tutti a una catastrofe nucleare, a meno che non venga fermato.

L’ossessione per la guerra affonda le radici nei suoi mentori estremisti: Ze’ev Jabotinsky, Yitzhak Shamir e Menachem Begin. La generazione precedente riteneva che i sionisti dovessero ricorrere a qualsiasi mezzo violento – guerre, assassinii, terrorismo – per conseguire l’obiettivo di eliminare ogni rivendicazione palestinese di una patria. I fondatori del movimento politico di Netanyahu, il Likud, rivendicavano il controllo sionista esclusivo su tutto il territorio già sotto il Mandato britannico. All’inizio del Mandato, nei primi anni Venti, la popolazione araba musulmana e cristiana costituiva circa l’87% degli abitanti e possedeva 10 volte più terre rispetto alla popolazione ebraica. Nel 1948, gli arabi erano ancora il doppio degli ebrei. Nonostante ciò, lo statuto fondativo del Likud (1977) dichiarava che “tra il mare e il Giordano vi sarà solo sovranità israeliana”. […] La sfida del Likud era perseguire tali obiettivi massimalisti nonostante la loro palese illegalità dal punto di vista del diritto e della morale internazionale, che invocano una soluzione a due Stati. Nel 1996, Netanyahu e i suoi consiglieri statunitensi concepirono la strategia del Clean Break. Essa prevedeva che Israele non si sarebbe ritirato dai territori palestinesi occupati nel 1967 in cambio della pace regionale, ma avrebbe invece rimodellato il Medio Oriente secondo i propri interessi. Fondamentale in questa visione era il ruolo degli Usa, chiamati a essere la forza principale per raggiungere tali fini, muovendo guerra nella regione per smantellare i governi ostili al dominio israeliano sulla Palestina. […]

Dopo l’11 settembre, la strategia del Clean Break fu attuata di fatto da Stati Uniti e Israele. Come rivelato dal generale Wesley Clark, comandante supremo della Nato, subito dopo l’11.9 gli Usa pianificarono di “attaccare e distruggere i governi di 7 Paesi in 5 anni partendo dall’Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran”. […] Lo slogan di rifondare un “Nuovo Medio Oriente” è stato il filo conduttore di queste guerre. Formulato inizialmente nel 1996 con il “Clean Break”, fu poi ripreso dal Segretario di Stato Condoleezza Rice nel 2006. Mentre Israele bombardava brutalmente il Libano, Rice dichiarò: “Quello che stiamo vedendo qui, in un certo senso, sono i dolori del parto di un nuovo Medio Oriente, e qualunque cosa facciamo dobbiamo assicurarci di andare avanti verso questo nuovo Medio Oriente, non tornare al vecchio”.

Nel settembre 2023, Netanyahu presentò all’Assemblea generale Onu una mappa del “Nuovo Medio Oriente” che cancellava completamente uno Stato palestinese. Nel settembre 2024, precisò ulteriormente questo piano mostrando due mappe: una parte del Medio Oriente come “benedizione”, l’altra – includendo Libano, Siria, Iraq e Iran – come “maledizione”, mentre auspicava un cambio di regime in questi Paesi. La guerra di Israele contro l’Iran rappresenta l’atto finale di una strategia perseguita da decenni. Siamo testimoni della culminazione di decenni di manipolazione estremista della politica estera americana da parte del sionismo radicale.

Il presupposto dell’attacco israeliano all’Iran è la presunta imminenza dell’acquisizione di armi nucleari da parte di Teheran. Tale affermazione è infondata, poiché l’Iran ha ripetutamente invocato negoziati proprio per rinunciare all’opzione nucleare in cambio della fine delle sanzioni statunitensi. Dal 1992, Netanyahu e i suoi sostenitori sostengono che l’Iran diventerà una potenza nucleare “tra pochi anni”. Nel 1995, funzionari israeliani e alleati statunitensi fissarono una scadenza di 5 anni. Nel 2003, il direttore dell’intelligence militare israeliana affermò che l’Iran sarebbe diventato potenza nucleare “entro l’estate 2004”. Nel 2005, il capo del Mossad dichiarò che l’Iran avrebbe potuto costruire la bomba in meno di 3 anni. Nel 2012, Netanyahu affermò all’Onu che “mancano solo pochi mesi, forse settimane, prima che ottengano abbastanza uranio arricchito per la prima bomba”. E così via.

Questa prassi trentennale di scadenze continuamente posticipate costituisce una strategia deliberata, non un errore di previsione. Le affermazioni sono propaganda; esiste sempre una “minaccia esistenziale”. Più importante ancora è la falsa affermazione di Netanyahu secondo cui i negoziati con l’Iran sarebbero inutili. L’Iran ha ripetutamente dichiarato di non volere l’arma nucleare e di essere disposto a negoziare da tempo. Nell’ottobre 2003, la Guida Suprema Ali Khamenei emise una fatwa che vietava la produzione e l’uso di armi nucleari – un pronunciamento poi ufficialmente citato dall’Iran in una riunione dell’Aiea a Vienna nell’agosto 2005 e menzionato da allora come barriera religiosa e giuridica alla corsa agli armamenti nucleari.

Anche per chi dubita delle intenzioni iraniane, Teheran ha costantemente proposto un accordo negoziato, sottoposto a verifica internazionale indipendente. Al contrario, la lobby sionista si è opposta a qualsiasi soluzione, esortando gli Stati Uniti a mantenere le sanzioni e a rifiutare accordi che prevedessero un rigoroso controllo dell’Aiea in cambio della loro revoca. Nel 2016, l’amministrazione Obama, insieme a Regno Unito, Francia, Germania, Cina e Russia, raggiunse con l’Iran il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) – un accordo storico per monitorare rigorosamente il programma nucleare iraniano in cambio dell’alleggerimento delle sanzioni. Tuttavia, sotto la costante pressione di Netanyahu e della lobby sionista, il presidente Trump si ritirò dall’accordo nel 2018. Prevedibilmente, quando l’Iran rispose aumentando l’arricchimento dell’uranio, fu accusato di violare un accordo che gli Usa stessi avevano abbandonato. Il doppio standard e la propaganda sono evidenti.

L’11 aprile 2021, il Mossad israeliano attaccò le strutture nucleari iraniane a Natanz. Dopo l’attacco, il 16 aprile, l’Iran annunciò che avrebbe ulteriormente aumentato l’arricchimento dell’uranio come leva negoziale, pur continuando a chiedere la ripresa dei negoziati su un accordo simile al Jcpoa. L’amministrazione Biden rifiutò ogni trattativa.

All’inizio del secondo mandato, Trump aveva accettato d’aprire nuovi negoziati con l’Iran. Teheran si era impegnata a rinunciare alle armi nucleari e a sottoporsi a ispezioni Aiea, riservandosi però il diritto di arricchire uranio per fini civili. L’amministrazione Trump sembrava inizialmente concordare, salvo poi fare marcia indietro. Da allora si sono svolti cinque cicli negoziali, con progressi dichiarati da entrambe le parti. Il sesto ciclo era previsto per domenica 15 giugno. Invece, Israele ha lanciato una guerra preventiva contro l’Iran il 12 giugno. Trump ha confermato che gli Usa erano a conoscenza dell’attacco in anticipo, pur dichiarando pubblicamente che i negoziati sarebbero ripresi. L’attacco israeliano è avvenuto non solo nel pieno di negoziati promettenti, ma a pochi giorni da una Conferenza Onu sulla Palestina che avrebbe potuto rilanciare la soluzione dei due Stati. La conferenza è ora rinviata.

L’attacco israeliano all’Iran rischia di degenerare in un conflitto totale, coinvolgendo Usa ed Europa a fianco di Israele, e Russia e forse Pakistan a fianco dell’Iran. Potremmo presto vedere diverse potenze nucleari contrapposte, trascinando il mondo verso l’annientamento atomico. L’Orologio dell’Apocalisse segna 89 secondi alla mezzanotte, il punto più vicino all’Armageddon nucleare dalla sua creazione nel 1947.

No Comments

Post a Comment

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.