ITALIA AL 100% RINNOVABILE NEL 1945: NON SOLO È POSSIBILE MA NECESSARIO da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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ITALIA AL 100% RINNOVABILE NEL 1945: NON SOLO È POSSIBILE MA NECESSARIO da IL MANIFESTO

Italia al 100% rinnovabile nel 2045: non solo è possibile ma necessario

Federico M. Butera  05/11/2026

Carovita/Energie indipendenti Siamo nel pieno di una crisi energetica, iniziata con la guerra in Ucraina, che ha fatto lievitare non solo il costo dei carburanti, del gas e dell’elettricità, ma quello di tutti i beni di cui abbiamo bisogno. Dunque, il carovita è strettamente legato al costo dell’energia

Siamo nel pieno di una crisi energetica, iniziata con la guerra in Ucraina, che ha fatto lievitare non solo il costo dei carburanti, del gas e dell’elettricità, ma quello di tutti i beni di cui abbiamo bisogno. Dunque, il carovita è strettamente legato al costo dell’energia, che dipende da fattori geopolitici uniti a speculazioni economiche e finanziarie fuori dal nostro controllo. Se è così, ed è così, la soluzione ovvia e definitiva del problema è liberarsi delle fonti di energia che non controlliamo, al più presto. Per farlo, bisogna ricorrere alle fonti rinnovabili che sono nostre, non dobbiamo comprarle da nessuno. Energia solare, eolica, idraulica, geotermica, da biomassa, è tutto nostro, ed è qui in Italia.

Solo le rinnovabili possono darci quella completa indipendenza energetica che garantisce il benessere di tutti. Solo le rinnovabili perché il nucleare, che il governo sventola come soluzione al caro energia, di qualunque tipo esso sia richiede uranio che non abbiamo e impianti di arricchimento che non abbiamo – resteremmo comunque dipendenti da qualcun altro – e comunque non può cominciare a produrre energia elettrica prima del prossimo decennio, e in quantità del tutto modesta, pure investendo decine di miliardi (in parte pubblici), e non abbiamo tempo. Con le rinnovabili, grazie al loro basso costo e alla velocità di installazione, possiamo rapidamente uscire dalla dipendenza del fossile.

Per questo, come ha già deciso la Germania, anche noi possiamo e dobbiamo accelerare i tempi, e porci come obiettivo 100% rinnovabile al 2045, e non al 2050 come ci chiede l’Europa col Green Deal, perché restare vincolati alle fonti fossili ci strangola e dobbiamo riprendere a respirare il prima possibile. E per accelerare il passaggio alle rinnovabili non occorrono investimenti pubblici a spese della sanità, della scuola e dello sviluppo industriale. Non occorrono perché sono i privati a investire negli impianti di produzione e negli accumuli. Già oggi ci sono decine di progetti pronti per essere cantierati che aspettano approvazioni che arrivano con una lentezza esasperante, e restiamo pure indietro rispetto agli obiettivi che noi stessi ci siamo dati per il 2030.

Ciò che occorre è volontà politica, per rimuovere tutti gli ostacoli, e per proporre nuovi modi per accelerare la transizione, quale quello di usare la maggioranza che ha lo stato nelle quote dell’Enel e dell’Eni per orientarne la missione nella direzione della transizione energetica; l’Eni dovrebbe abbandonare la sua attuale politica di espansione dell’uso delle fonti fossili, riversando le sue risorse nella realizzazione di un sistema energetico decarbonizzato.

Tecnicamente, i nodi dello sviluppo delle rinnovabili sono due: la rete e gli accumuli. La rete perché deve subire una trasformazione sostanziale: da una rete pensata per poche centrali che generavano energia che doveva essere distribuita agli utenti finali, a una rete che funziona al contrario, in cui la produzione è distribuita, fatta di migliaia di centraline di produzione, dagli impianti sui tetti e parcheggi ai parchi eolici e fotovoltaici, che alimentano direttamente le utenze che la richiedono. Tenere conto di questa evidenza nel calcolo degli oneri di sistema nelle bollette, come è già stato proposto, permetterebbe di ridurle subito, riconoscendo che una parte della trasmissione dell’energia avviene direttamente in bassa tensione, tra prosumer, e non attraverso la rete in media e in alta, il cui uso invece si continua a pagare anche se non c’è.

Gli accumuli servono per spostare verso la notte l’eccesso di energia diurno, per compensare le giornate con poca produzione rinnovabile per ragioni meteorologiche e per soddisfare la domanda in inverno quando la produzione solare diminuisce. Per accumulare energia per periodi da ore a pochi giorni ci sono numerose tecnologie già mature ed economicamente convenienti. Per l’accumulo che permette di garantire la domanda invernale, ci sono due possibilità. Una è l’idrogeno e i suoi derivati, che sono ancora piuttosto costosi, e richiedono ancora del tempo per diventare competitivi. L’altra è la geotermia profonda, un nuovo orizzonte che si è aperto, utilizzando le tecniche sviluppate dall’industria petrolifera, per prelevare il calore che c’è sempre, ad alte temperature, a profondità di 5-6.000 metri. Ci sono impianti in funzione negli USA e in Germania.

Insomma, Italia 100% rinnovabile nel 2045 non solo è solo possibile e necessario, ma avviando subito il percorso le nostre bollette possono cominciare a ridursi fin da ora, in modo strutturale, non con provvedimenti tampone.

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