CUBA, CRONACA DI UN ASSEDIO TRA BLACKOUT E PRESSIONE USA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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CUBA, CRONACA DI UN ASSEDIO TRA BLACKOUT E PRESSIONE USA da IL MANIFESTO


Cuba, cronaca di un assedio tra blackout e pressione Usa

Daniele Nalbone  21/05/12026

Cuba Blackout, crisi energetica, turismo in difficoltà e nuove tensioni con gli Stati Uniti: l’isola caraibica attraversa una fase di emergenza permanente definita “nuova anormalità”. Una cronologia della crisi tra economia, società e geopolitica caraibica

Dalla stretta di Washington voluta da Donald Trump alla crisi energetica, dai blackout alla fuga dei turisti. In meno di un anno Cuba è entrata in una nuova fase della sua lunga emergenza. A Cuba la chiamano già «Nueva Anormalidad», nuova anormalità. Non è uno slogan. È la quotidianità di un paese in cui la corrente elettrica va e viene, il carburante manca, i trasporti rallentano, gli ospedali lavorano in emergenza e l’economia prova a restare in piedi tra rimesse dall’estero, turismo in affanno e piccole attività private.

La crisi cubana non è cominciata nel 2025, come raccontato nella puntata del 20 maggio 2026 del podcast Esterno notte dal titolo Le mani degli Stati Uniti sull’isola di Cuba (ascolta su Spreaker – Ascolta su Spotify) dallo storico corrispondente del manifesto a L’Avana, Roberto Livi.

Ma negli ultimi mesi tutto è cambiato: si sono sovrapposti i problemi strutturali dell’isola, la pressione delle sanzioni statunitensi, la crisi energetica e una nuova stagione di tensione con Washington. Il risultato è un paese che, per molti osservatori, attraversa il momento più difficile dal Periodo Especial seguito alla caduta dell’Urss.

Estate 2025: le pressioni Usa e la crisi

L’estate scorsa segna un passaggio. Mentre dagli Stati Uniti tornano iniziative e dichiarazioni percepite all’Avana come un irrigidimento della linea verso Cuba, sull’isola diventano sempre più visibili problemi che da anni covavano sotto traccia.

Inflazione, salari erosi, difficoltà negli approvvigionamenti, aumento delle disuguaglianze. Anche temi storicamente rimossi dal racconto ufficiale – come la povertà – entrano nel dibattito pubblico.

La crisi smette di apparire temporanea e assume una dimensione diversa: non più emergenza, ma condizione permanente.

Autunno 2025: Cuba entra nella «crisi di sistema»

Tra ottobre e dicembre il peggioramento economico si intreccia definitivamente con quello energetico. Il termine che compare sempre più spesso è «crisi di sistema». Perché la mancanza di carburante produce meno elettricità, meno elettricità rallenta produzione e servizi, i servizi ridotti colpiscono economia e vita quotidiana.

A fine anno i blackout diventano parte della normalità. Non riguardano soltanto le case. Coinvolgono trasporti, scuole, attività produttive e strutture sanitarie. È in questo contesto che prende corpo la definizione di «Nuova Anormalità»: vivere sapendo che la luce potrebbe mancare per ore.

Blackout, mini-imprese e dollari: come cambia la sopravvivenza sull’isola

Mentre il settore pubblico fatica, aumentano le piccole iniziative private. Microimprese, attività familiari, servizi informali: strumenti per procurarsi valuta forte in un’economia sempre più segmentata. Per una parte della popolazione rappresentano una possibilità. Per altri, il segno di nuove disuguaglianze.

L’uguaglianza sociale, uno dei cardini storici del modello cubano, si confronta con una realtà diversa: chi ha accesso ai dollari vive una crisi diversa da chi dipende esclusivamente dal salario statale.

Gennaio 2026: il petrolio che manca e il nuovo gelo con Washington

Con l’inizio del 2026 l’emergenza energetica diventa centrale.

La scarsità di carburante mette ulteriormente sotto pressione produzione elettrica e mobilità interna. La crisi del petrolio non è soltanto una questione tecnica: influenza distribuzione alimentare, servizi e capacità produttiva. Parallelamente tornano ad aumentare le tensioni con gli Stati Uniti.

Le misure restrittive e il linguaggio politico dell’amministrazione Trump alimentano a L’Avana la percezione di un nuovo ciclo di pressione economica e diplomatica.

Febbraio 2026: turismo in fuga e paura per il collasso economico

Il turismo – una delle principali fonti di valuta estera – continua a mostrare segnali di debolezza. Meno visitatori significa meno entrate, in un momento in cui l’isola affronta contemporaneamente crisi energetica, scarsità di combustibile, inflazione e difficoltà logistiche.

Per molti economisti il rischio è che la contrazione del turismo acceleri ulteriormente la fragilità del sistema. Intanto, sul piano internazionale, si rafforzano iniziative di solidarietà contro il bloqueo, il termine con cui il governo cubano indica embargo e sanzioni statunitensi.

Marzo 2026: la Russia torna nei Caraibi

Con il peggioramento della situazione emergono segnali di dialogo e contatti indiretti tra Cuba e Stati Uniti.

Ma nel frattempo riappare un attore storico: Mosca. Le forniture energetiche russe vengono lette come un tentativo di alleggerire la pressione sull’isola, riportando la crisi cubana dentro una dimensione geopolitica più ampia. Perché Cuba continua a occupare uno spazio simbolico e strategico che va oltre i suoi confini.

Aprile 2026: piazze, solidarietà e la domanda che resta aperta

Le manifestazioni di sostegno all’isola si moltiplicano anche fuori da Cuba. Sul fondo rimane una questione irrisolta, che attraversa da anni il dibattito internazionale: quanto della crisi cubana dipende dalle rigidità interne del sistema e quanto dalle sanzioni esterne?

Le risposte divergono. Lo scontro politico pure.

Maggio 2026: ospedali al buio, ma la resistenza continua

La crisi energetica continua a colpire i servizi essenziali. Scuole e strutture sanitarie lavorano in condizioni difficili. I blackout restano una presenza costante. Nel racconto ufficiale prevale il lessico della resistenza. In quello di molti cittadini, invece, emerge soprattutto la fatica della quotidianità.

Aspettare l’elettricità. Trovare carburante. Procurarsi medicine. La grande politica, spesso, passa da qui.

Cuba oggi: assedio esterno o crisi interna?

Ridurre ciò che accade sull’isola a una sola spiegazione sarebbe insufficiente. La crisi cubana contemporanea nasce dall’incrocio di più fattori: sanzioni e isolamento economico, dipendenza energetica, calo del turismo, trasformazioni del modello economico, emigrazione, inefficienze strutturali e nuovi equilibri geopolitici. Dentro questo quadro pesa anche il modo in cui la crisi viene raccontata e interpretata fuori da Cuba, tra letture contrapposte e narrazioni che diventano esse stesse parte del conflitto.

Il 20 maggio: il Dipartimento di Giustizia statunitense ha incriminato l’ex presidente cubano Raúl Castro, 95 anni a giugno, insieme ad altri cinque funzionari governativi. I fatti di cui sono accusati risalgono a trent’anni fa, quando i mig dell’Avana abbatterono nei cieli cubani due velivoli Cessna dell’organizzazione Hermanos al Rescate – legata alla Fondazione cubano americana – causando la morte di 4 persone, tra cui tre cittadini statunitensi.

Intanto Cuba continua a fare quello che fa da decenni: resistere.


*questo articolo è stato scritto in collaborazione con l’IA nella fase di ricerca e ottimizzazione dei link agli articoli del manifesto.

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