BEN SVEGLIATI A SINISTRA: QUELLA TARDIVA ATTENZIONE AI DIRITTI SOCIALI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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BEN SVEGLIATI A SINISTRA: QUELLA TARDIVA ATTENZIONE AI DIRITTI SOCIALI da IL MANIFESTO


Ben svegliati a sinistra: quella tardiva attenzione ai diritti sociali

Francesco Pallante   26/08/2026

Woke Al di là della bizzarria di discutere un fenomeno in Italia inesistente, il dibattito sul «woke» ha perlomeno il pregio di aver prodotto una levata di scudi contro la tesi della contrapposizione tra diritti civili e diritti sociali

Al di là della bizzarria di discutere un fenomeno in Italia inesistente, il dibattito sul «woke» ha perlomeno il pregio di aver prodotto una levata di scudi contro la tesi della contrapposizione tra diritti civili e diritti sociali.

Per i lettori del manifesto, l’unità dei diritti non è certo una novità: semmai, come ha sottolineato Andrea Fabozzi il 23 agosto scorso, da evidenziare è il nesso tra l’attacco ai diritti delle minoranze e la sempre più aperta rivalutazione (non solo vannacciana) del fascismo.

La novità, piuttosto, è la riscoperta dell’unità dei diritti da parte delle forze di centrosinistra che tale unità hanno ampiamente contribuito a spezzare. A partire almeno dal 1996 – prima legislatura dell’Ulivo – i diritti sociali sono stati sacrificati, mentre qualche piccolo avanzamento, ancorché pavido e insufficiente, sul piano dei diritti civili veniva compiuto (le unioni civili, la procreazione assistita, l’aiuto al suicidio), anche grazie all’intervento della Corte costituzionale. Dal «pacchetto Treu», che ha avviato la distruzione del diritto del lavoro, alle «riforme Bassanini», poi sfociate nella revisione costituzionale che ha territorializzato la sanità e l’assistenza, passando per l’autonomia scolastica voluta da Luigi Berlinguer e le privatizzazioni realizzate da Massimo D’Alema, non c’è diritto sociale che non sia stato messo sotto schiaffo.

Né le cose sono migliorate nelle successive occasioni in cui le forze del centrosinistra sono state al Governo. Il «Jobs act» renziano è stato il punto culminante, ma si tende a dimenticare che l’azione ministeriale di colui che passa oggi per il «padre nobile» della sinistra – Pierluigi Bersani – è essenzialmente segnata dalle «lenzuolate»: vale a dire, da liberalizzazioni economiche (che potranno forse anche essere state opportune, ma certamente nulla hanno a che vedere con i diritti sociali).

Quanto al Movimento 5 Stelle, le due misure che più ne hanno connotato l’azione politica – il reddito di cittadinanza e il bonus ristrutturazione energetica – sono state entrambe segnate da un approccio ben distante dall’uguaglianza sostanziale. La prima è consistita nell’assegnazione di risorse economiche a titolo individuale, senza essere accompagnata da una riconfigurazione dei rapporti di lavoro idonea a tutelare la dignità della parte debole (si è trattato, di fatto, un parziale riequilibrio a carico della collettività, non della parte imprenditoriale). La seconda è stata connotata dall’accessibilità aperta a tutti i proprietari di case, a prescindere dalla loro situazione economica, con il risultato che a beneficiarne sono stati anche (o, forse, soprattutto) i benestanti, quando assai più logico sarebbe stato concentrare le risorse nella riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico.

Ben venga, dunque, la riscoperta odierna dell’unità dei diritti, anche perché è la stessa Costituzione a prevederla, là dove, all’articolo 3, tiene insieme uguaglianza formale e sostanziale, a partire dalla consapevolezza che delle libertà si può effettivamente godere solo se non si è oppressi dai bisogni materiali e spirituali. Restiamo, allora, in attesa di un credibile programma di coalizione, che rilanci i diritti costituzionali nel loro complesso, senza discriminazioni nei confronti di chiunque risieda in Italia, adeguatamente finanziandoli tramite un fisco realmente progressivo.

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