AUTONOMIA, CALDEROLI STA ANDANDO AVANTI NELLA DISTRAZIONE DI OPPOSIZIONI E CITTADINI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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AUTONOMIA, CALDEROLI STA ANDANDO AVANTI NELLA DISTRAZIONE DI OPPOSIZIONI E CITTADINI da IL MANIFESTO


Autonomia, Calderoli sta andando avanti nella distrazione di opposizioni e cittadini

Alighiero Fumagalli  02/07/2026

Regioni Il ministro Giorgetti ha recentemente escluso la possibilità di votare nell’aprile 2027 perché incompatibile con l’approvazione definitiva delle intese

L’autonomia differenziata è come un fiume carsico: procede sotterranea, seguendo un percorso tortuoso e con velocità irregolare, per poi riemergere del tutto inaspettatamente quando è oramai impossibile contenerne il corso.

Come abbiamo già sottolineato su queste colonne, la riforma affronta in questi giorni un nuovo e cruciale passaggio. Le Commissioni parlamentari stanno esaminando le intese preliminari (sottoscritte dal governo con Piemonte, Liguria, Lombardia e Veneto) e ne completeranno lo scrutinio entro la fine del mese di luglio. Dopo la pausa estiva saranno negoziati piccoli aggiustamenti, per tenere conto di eventuali atti di indirizzo parlamentari. Con l’inizio del nuovo anno sarà quindi pronto il disegno di legge con cui le camere potrebbero dare il via libero definitivo alla riforma introducendo – in un assetto istituzionale già di per sé bizantino – la nuova figura della Regione ad autonomia differenziata, una sorta di ibrido fra le Regioni a statuto speciale e quelle a statuto ordinario.

Nella prima fase del suo percorso è stata l’autonomia a doversi adattare alle scadenze elettorali. I primi tentativi di intesa – all’epoca con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – furono siglati dal presidente Gentiloni nel marzo 2018, a ridosso delle elezioni regionali lombarde (per dovere di cronaca ricordiamo anche che il governo era dimissionario e avrebbe dovuto limitarsi alla gestione degli affari correnti). Un ulteriore avanzamento fu realizzato a pochi giorni dalle successive elezioni regionali sempre in Lombardia nel febbraio del 2023, con la presentazione da parte del ministro Calderoli del disegno di legge quadro per l’attuazione dell’autonomia differenziata. Il disegno di legge fu poi approvato dal parlamento nel giugno del 2024, in concomitanza con le elezioni europee.

Il ministro Giorgetti ha recentemente escluso la possibilità di voto anticipato nell’aprile 2027 perché tale scadenza sarebbe incompatibile con l’iter parlamentare di approvazione definitiva delle intese, segnando in questo modo un ribaltamento nei rapporti di forza: è il calendario elettorale a doversi ora piegare alle esigenze dell’autonomia, dimostrando quanto sia radicato e trasversale l’obiettivo di portare a casa la riforma.

L’autonomia è infatti divenuta l’ago della bilancia della coalizione, essendo la contropartita del consenso della Lega alla nuova legge elettorale (che si presenta come una versione ridimensionata del premierato). La maggioranza ha quindi messo la sordina al dibattito sulle conseguenze della riforma, confinandolo alla dimensione tecnica degli addetti ai lavori. Dal canto suo l’opposizione regge la candela, evitando di menzionare il dissenso rispetto all’autonomia differenziata come uno dei temi intorno ai quali si andrebbe a costruire la visione comune del campo largo.

In questo modo ad essere messi fuori gioco sono i cittadini. Senza rendersene conto si ritroveranno presto con una macroregione del Nord che detta le proprie regole in settori cruciali come la protezione civile e la sanità, ma ne fa pagare il conto all’Italia intera (sulla quale continua a gravare il rispetto delle regole di bilancio europee).

Il risultato è un paradosso politico: un Paese a sovranità auto-limitata, sotto la guida di un governo che del sovranismo ha fatto la propria bandiera. E quando la parola tornerà alle urne sarà troppo tardi.

Autonomia, tra rischio secessione e stallo

Giovanni Innamorati  13/06/2026

Regioni Le preintese fotocopia con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per devolvere loro quattro importanti materie (protezione civile, professioni, previdenza complementare e finanza pubblica in tema di sanità) aggirano la sentenza della Corte costituzionale del 2024, che aveva cassato una serie di articoli della legge Calderoli sull’Autonomia differenziata

Le preintese fotocopia con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per devolvere loro quattro importanti materie (protezione civile, professioni, previdenza complementare e finanza pubblica in tema di sanità) aggirano la sentenza della Corte costituzionale del 2024, che aveva cassato una serie di articoli della legge Calderoli sull’Autonomia differenziata. A rilevarlo sono stati ieri l’ex presidente della Consulta, Ugo De Servo, e il presidente emerito del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, durante le audizioni in commissione Affari costituzionali della Camera. Rilievi sollevati nei giorni scorsi anche da altri esperti auditi nelle commissioni Affari costituzionali di Senato e Camera che, parallelamente, stanno esaminando le preintese.

«È curioso – ha detto il presidente emerito della Corte costituzionale, De Siervo – che proposte di regionalismo differenziato producano una proposta identica per tutte e quattro le regioni. Questo equivale a dire che il regionalismo si differenzierebbe rispetto alle regioni ordinarie non coinvolte, mentre per le quattro regioni si richiede l’applicazione di un trattamento uniforme nelle materie indicate. Ciò è in evidente contrasto con quanto previsto dall’articolo 116, comma 3, della Costituzione (quello sull’Autonomia differenziata ndr) che si riferisce alla regione interessata e non a raggruppamenti regionali». E infatti la sentenza della Consulta del 2024 ammetteva la devoluzione di funzioni solo legate a specificità territoriali.

«Si arriverebbe – ha aggiunto – ad avere tre ordinamenti regionali: 5 regioni speciali, regioni ordinarie che non utilizzano l’articolo 116 comma 3 e le quattro regioni differenziate che avrebbero una disciplina identica. Entrerebbero in vigore leggi complete uguali tra loro con rischi evidenti rispetto alla costituzionalità: nuove normative per gli ambiti di materie previste dalle Intese con la conseguenza che il libero potere legislativo del Parlamento verrebbe negato». «Il testo delle pre Intese – ha rincarato la dose Pajno – risulta identico per le quattro regioni e ciò evidenzia la non conformità al quadro costituzionale, sia sotto il profilo dell’adeguata istruttoria scientifica, in quanto c’è un palese difetto di istruttoria, sia sotto il profilo dello sviamento del potere perché non si introducono deroghe relative alle particolarità di ciascuna regione ma un trattamento identico per le quattro regioni che costituiscono una rilevante porzione del territorio nazionale. Siamo in piena violazione del principio costituzionale di unità della Repubblica», ha argomentato il presidente emerito del Consiglio di Stato. Perché «quattro regioni uniformemente si distaccano dalle regioni a statuto ordinario con uguaglianza sostanziale di motivazione». La secessione soft, come aveva titolato il Manifesto in un precedente articolo.

Per quanto riguarda invece il ddl sui Lep, il co-relatore Paolo Tosato (Lega) ha presentato un emendamento che imbriglia i governatori del Sud, a partire da quelli di centrodestra, sempre guardinghi con la devolution. Il testo originario del ddl Calderoli sui Lep prevede una delega al governo per la loro definizione, con i decreti delegati che devono essere «trasmessi per il parere alla Conferenza unificata». Il testo non indica un termine per l’espressione del parere, ma è sopravvenuto il timore che i governatori del Sud alzino le barricate. Di qui l’emendamento dei relatori: esso afferma che tale parere «deve essere acquisita entro trenta giorni, decorsi i quali il Governo può comunque procedere». Con buona pace di Fico, Decaro, ma anche di Occhiuto, Bardi e Schifani.

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