ACQUA, IL BERE COMUNE NON È UGUALE PER TUTTI da IL MANIFESTO
Acqua, il bere comune non è uguale per tutti
Michela Mazzali 19/03/2026
H₂O «Dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza»: la Giornata mondiale Onu sulla crisi idrica, il 22 marzo, quest’anno è dedicata alla disparità di genere
«Where Water Flows, Equality Grows», dove scorre l’acqua, cresce l’uguaglianza. Il tema scelto dalle Nazioni Unite per la giornata mondiale dell’acqua 2026 che si celebra il prossimo 22 marzo, ha a che fare con due delle emergenze più urgenti del pianeta: la crisi idrica e la disparità di genere. Perché in molte zone del mondo a sostenere il maggiore peso della mancanza di acqua potabile e servizi igienici adeguati sono soprattutto le ragazze e le donne.
PARTIAMO DAI NUMERI GENERALI perché ci danno intanto la dimensione reale di un problema globale. Oggi nel mondo 2,1 miliardi di persone (1 persona su 4) vivono ancora senza accesso ad acqua potabile sicura. Quasi 1,8 miliardi non hanno acqua corrente in casa. Circa 436 milioni di bambini vivono in aree ad altissima vulnerabilità idrica, con un rischio che aumenterà nei prossimi anni a causa di eventi climatici estremi; circa mille bambini sotto i cinque anni muoiono ogni giorno per cause legate all’acqua non sicura, alla scarsa igiene e ai servizi sanitari inadeguati; l’uso di acqua contaminata provoca gravi infezioni, in particolare la diarrea, che rappresenta una delle principali cause di mortalità infantile.
DATI CHE ARRIVANO da un Rapporto Who e Unicef datato 2025 e che, da soli, dovrebbero bastare a mettere la questione idrica al centro di qualsiasi agenda politica globale. Del resto, basti pensare, come si legge nel libro di Fred Pearce Un pianeta senz’acqua, che Cina e Pakistan per irrigare le loro colture consumano da soli metà dell’acqua della terra; che la Libia, con 3.500 chilometri di tubi grossi come gallerie della metropolitana, sta risucchiando l’acqua della falda fossile sahariana, la più grande della terra; che i pozzi si moltiplicano dappertutto mentre le zone paludose africane, asiatiche o sudamericane vengono bonificate e destinate all’agricoltura senza alcun criterio.
DA SOMMARE A TUTTO QUESTO c’è il problema di genere, fortemente legato all’acqua. In più di 53 paesi con dati disponibili – rilevati da Un Women e Undesa nel 2023 – donne e ragazze trascorrono ogni giorno 250 milioni di ore complessive a raccogliere acqua. Trecentocinquantamila anni di tempo femminile svaniti ogni anno in secchi da riempire e trasportare, spesso per chilometri. Un tempo sottratto alla scuola, al lavoro, alla partecipazione alla vita pubblica. Un tempo che gli uomini, in media, dedicano in misura tre volte inferiore.
SECONDO IL RAPPORTO «PROGRESS on household drinking water, sanitation and hygiene (WASH) 2000-2022: Special focus on gender» – le donne e le ragazze di età pari o superiore a 15 anni sono infatti le principali responsabili della raccolta dell’acqua in 7 famiglie su 10, rispetto alle 3 famiglie su 10 dei loro coetanei maschi. Anche le ragazze sotto i 15 anni (7%) hanno maggiori probabilità rispetto ai ragazzi sotto i 15 anni (4%) di andare a prendere l’acqua.
NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI, le donne e le ragazze compiono viaggi più lunghi per raccoglierla, perdendo tempo per l’istruzione, il lavoro e il tempo libero e mettendosi a rischio di lesioni fisiche e pericoli lungo il percorso.
DAL RAPPORTO EMERGE, inoltre, che oltre mezzo miliardo di persone condivide ancora i servizi igienico-sanitari con altre famiglie. Una difficoltà che mette a rischio la privacy, la sicurezza e la dignità di donne e ragazze e che plasma le possibilità di vita di intere generazioni femminili.
LA SCELTA DEL TEMA DA PARTE DELLE NAZIONI Unite è dunque più che mai opportuna e chiede un cambio di paradigma: non basta portare l’acqua vicino alle case delle donne, occorre portare le donne al centro delle scelte sull’acqua. Un approccio trasformativo basato sui diritti, in cui la leadership femminile non sia un’eccezione ma la norma: nelle commissioni locali, nei ministeri, nelle istituzioni internazionali.
UN SONDAGGIO DELLA BANCA MONDIALE in 28 paesi ha rilevato che solo il 18% dei lavoratori delle utility idriche sono donne e tra ingegneri e manager, solo il 23%. La dichiarazione di Dublino ha riconosciuto il ruolo delle donne nella fornitura di acqua decenni fa ma, nonostante questo, la loro partecipazione alla governance formale dell’acqua rimane fortemente inadeguata.
UN GAP CHE NECESSITA DI ESSERE COLMATO al più presto visto che quando le donne guidano le politiche idriche, i risultati cambiano: più equità distributiva, maggiore efficienza, maggiore attenzione agli usi domestici e comunitari. Una ricerca Undp su 44 progetti idrici in Asia e Africa mostra che quando sia gli uomini che le donne si impegnano a plasmare le politiche e le istituzioni in materia di acqua le comunità utilizzano di più i servizi idrici e li sostengono più a lungo. Inoltre le donne condividono l’acqua in modo più equo rispetto agli uomini, specialmente in tempi di scarsità.
MA AL CENTRO DELLA CRISI IDRICA GLOBALE, non ci sono solo i paesi in via di sviluppo. Anche l’Europa e l’Italia si trovano a fare i conti con una pressione crescente sulle risorse idriche, amplificata dai cambiamenti climatici. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato in Italia, con una temperatura media superiore di 1,33 gradi centigradi rispetto al trentennio di riferimento 1991-2020. Le precipitazioni hanno mostrato una polarizzazione geografica estrema: surplus del 38% al Nord, grave siccità al Sud e nelle Isole. Un’instabilità che si riflette direttamente sulla disponibilità d’acqua per usi civili, industriali e agricoli.
IN QUESTO CONTESTO, L’ITALIA porta con sé anche un’inefficienza strutturale difficile da ignorare: nel 2022, secondo i dati Istat, la quota di perdite idriche totali nelle reti comunali di distribuzione dell’acqua potabile è stata del 42,4%, circa 3,4 miliardi di metri cubi. Un volume equivalente ai consumi annui di oltre 43 milioni di persone.
ACQUA CHE SPARISCE NELLE TUBATURE ammalorate, nei raccordi vetusti, in un’infrastruttura che attende da decenni gli investimenti necessari per essere ammodernata.
NONOSTANTE NEGLI ULTIMI ANNI MOLTI gestori del servizio idrico abbiano avviato iniziative per garantire una maggiore capacità di misurazione dei consumi e il contenimento delle perdite di rete, la quantità di acqua dispersa continua a rappresentare un volume quantificabile in 157 litri al giorno per abitante.
NELL’AUTUNNO DEL 2026, ROMA ospiterà, infatti, il primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, un appuntamento inedito che per la prima volta riunirà tutti gli stati europei e dei Balcani. Un segnale che la politica comincia a prendere sul serio la questione idrica come priorità globale non solo ambientale ma anche sociale e geopolitica.
INSOMMA, L’ACQUA È UN BENE PRIMARIO in esaurimento, lo sarà sempre di più nei prossimi anni e non è uguale per tutti. Riconoscere ufficialmente e politicamente quest’emergenza e le disuguaglianze che porta con sé è un tema non più procrastinabile e che deve diventare protagonista permanente delle politiche globali.
Sulla crisi dell’oro blu irrompe la nuova divoratrice: l’Intelligenza artificiale
Luca Martinelli 19/03/2026
Ia e acqua L’atlante dell’acqua 2026 di Legambiente e di due associazioni tedesche
L’acqua è il filo invisibile che tiene insieme salute, ecosistemi, economia, diritti. In Italia questo filo si sta tendendo pericolosamente. La crisi climatica sta alterando il ciclo idrico» scrive Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, nella premessa all’edizione italiana dell’Atlante dell’acqua, un poderoso lavoro di ricerca e di sintesi pubblicato in origine congiuntamente nell’aprile del 2025 da Heinrich-Boll-Stiftung e Bund fur Umweltund Naturschutz Deutschland (Bund) e arricchito da saggi e approfondimenti inerenti la situazione nel nostro Paese.
L’ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA LO LANCIA in occasione della Giornata mondiale dell’acqua 2026, con l’obiettivo di affrontare un fenomeno che gli scienziati definiscono «water blindness» ossia cecità idrica, l’incapacità cioè di capire il legame tra la crisi climatica e l’acqua. «Molte persone non sanno ancora come la crisi climatica alteri la disponibilità e la distribuzione dell’acqua. La ricerca scientifica mostra che comprendiamo meglio i problemi ambientali quando possiamo percepirli direttamente con i nostri sensi. La crisi idrica, con siccità, inondazioni, foreste aride e fiumi pieni di pesci morti, si manifesta direttamente ai nostri occhi, mentre i gas serra come l’anidride carbonica restano invisibili. Ecco perché molti non percepiscono quanto strettamente il clima sia legato alla qualità e alla disponibilità dell’acqua» scrive Imme Scholz della Fondazione Heinrich Böll nella premessa al testo.
I PERICOLI GLOBALI. L’Atlante analizza tutti i problemi che a 360 gradi rischiano di compromettere il nostro accesso all’acqua. Il primo riguarda le temperature medie e gli effetti del riscaldamento globale: l’aria più calda trattiene circa il 7% di umidità in più per ogni grado in più, aumentando la probabilità di precipitazioni estreme. Il 5% degli eventi meteorologici estremi causa il 61% delle perdite economiche globali: alluvioni improvvise e siccità prolungate si susseguono in sequenze sempre più ravvicinate. Medio Oriente, il Nord Africa, l’India, nord della Cina e sud-ovest degli Stati Uniti sono tra le regioni più colpite dalla scarsità idrica e le più assetate.
IN PARTICOLARE, NORD AFRICA E MEDIO ORIENTE rappresentano il 5% della popolazione mondiale, ma dispongono solo dello 0,7% delle risorse idriche, di cui l’80% è utilizzato per l’agricoltura. C’è poi il problema dello stato ecologico dei corpi idrici: in Europa, nonostante una Direttiva di 25 anni fa, ormai meno del 40% delle acque superficiali raggiunge un buono stato.
L’IMPRONTA IDRICA DEL DIGITALE E IA. Intanto, cresce la domanda idrica legata alla digitalizzazione, comprende l’acqua necessaria per produrre dispositivi elettronici, quella impiegata per generare l’energia che li alimenta e quella utilizzata per il raffreddamento dei data center. Un data center medio negli Stati Uniti utilizza oltre un milione di litri al giorno; per il solo raffreddamento può arrivare a richiedere fino a 169 litri al secondo.
Entro il 2030, il consumo idrico dei data center europei potrebbe eguagliare quello di una grande città. L’espansione dell’intelligenza artificiale amplifica il fenomeno: se 20 ricerche online consumano circa 10 millilitri d’acqua, un sistema di AI può arrivare a utilizzare fino a mezzo litro per 20-50 interrogazioni. Per addestrare modelli avanzati sono lasciati evaporare centinaia di migliaia di litri di acqua dolce: secondo uno studio dell’Università della California (Riverside) entro il 2027 l’AI globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua della Danimarca. Pensateci prima di interrogare di nuovo Chat GPT.
MINIERE E TERRE RARE. Se dal digitale passiamo a parlare di transizione energetica e mobilità elettrica, questi temi incontrano l’acqua legata all’estrazione di rame, litio e terre rare, che è idro-intensiva: circa 97 litri d’acqua per 1 kg di rame e tra 400 e 2.000 litri per 1 kg di litio. La domanda di terre rare potrebbe più che raddoppiare entro il 2040, mentre quella di litio potrebbe aumentare fino a tredici volte. Oltre il 50% della produzione globale di rame e litio si trova in aree soggette a stress idrico e rischi climatici. A livello globale si registrano quasi 900 conflitti ambientali legati alle attività minerarie, l’85% connessi a uso o contaminazione delle acque. La pressione sulle risorse minerarie si traduce quindi in pressione diretta sulle riserve di acqua dolce e sulle comunità locali.
L’ITALIA? LA DEPURAZIONE CHE MANCA. L’Italia è tra i primi Paesi europei per prelievo di acqua potabile: nel 2022 sono stati prelevati 9,1 miliardi di m³, pari a 155 m³ annui per abitante. L’85% proviene da acque sotterranee. Nelle reti di distribuzione si perde il 42,4% dell’acqua immessa, pari a 3,4 miliardi di m³ l’anno, con punte oltre il 60% in alcune regioni del Mezzogiorno. Un problema anche maggiore riguarda le acque reflue, però: solo il 56% è trattato in conformità con la normativa, contro una media Ue del 76%. Gli scarichi non trattati incidono sulla qualità del 25% dei fiumi, del 22% dei laghi e di oltre il 50% delle acque costiere. Preoccupa anche l’intensificarsi degli eventi meteo estremi (grandinate, siccità, alluvioni, esondazioni…): ben 195 quelli registrati negli ultimi 11 anni, secondo l’Osservatorio Città Clima.
LE ALPI SENZA GHIACCIO E NEVE. Infine, c’è l’acqua che manca, quella dei ghiacciai che stanno rapidamente scomparendo da Alpi e Pirenei, luoghi tra i più vulnerabili alla crisi climatica: tra il 2000 e il 2023 hanno perso circa il 39% della loro massa e, se il trend continuerà, entro il 2050 gran parte dei ghiacciai sotto i 3.500 metri in Europa centrale scomparirà. Sulle Alpi italiane, inoltre, i giorni con neve al suolo sono diminuiti in media di 20-30 giorni rispetto ai primi anni 2000, con deficit dell’equivalente idrico della neve fino al 70%.
Ne derivano effetti rilevanti sulla disponibilità di acqua, sulla portata dei fiumi, sulla produzione idroelettrica e sull’equilibrio degli ecosistemi montani. Lo ha ribadito anche dieci giorni fa Fondazione Cima, che misura la disponibilità idrica nivale in Italia: nell’inverno tra il 2025 e il 2026, il deficit è pari in media a un meno 22%, una situazione che diventa drammatica se la sia osserva dagli Appennino, dove manca quasi il 75% delle precipitazioni medie. Significa che nell’Estate 2026 mancherà l’acqua per irrigare ma anche per le famiglie.
ECCO CHE ANCHE NEL NOSTRO PAESE è sempre più vero quanto afferma Imme Scholz: «L’importanza dell’acqua va oltre le questioni ecologiche e tecniche: tocca anche sfere politiche e sociali. La scarsità d’acqua e la crisi climatica accentuano tensioni e disuguaglianze. Le popolazioni che vivono nelle regioni più povere sono le più vulnerabili, subiscono in modo diretto gli effetti della scarsità d’acqua e degli eventi climatici estremi. La carenza idrica minaccia la sicurezza alimentare, provoca migrazioni e aggrava i conflitti esistenti». L’acqua è vita. E ce ne siamo dimenticati.
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