VOI CHE VI RIEMPITE LA BOCCA DI PAROLE TRITE E RITRITE: “CRESCITA, SVILUPPO, COMPETITIVITÀ” da OFFICINADEISAPERI, IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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VOI CHE VI RIEMPITE LA BOCCA DI PAROLE TRITE E RITRITE: “CRESCITA, SVILUPPO, COMPETITIVITÀ” da OFFICINADEISAPERI, IL MANIFESTO e IL FATTO

IL DRAMMA DELL’EMILIA-ROMAGNA nelle parole, che condivido, di Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano


Enzo Scandurra  18/05/2023


Voi che vi riempite la bocca di parole trite e ritrite: “crescita, sviluppo, competitività”. Ripetute come un mantra per nascondere il vuoto delle vostre idee. Dogmi imparati come scolaretti per essere promossi dalle maestrine di Confindustria e dei mercati finanziari.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che quando siete seduti sulle comode poltrone a Porta a Porta vi lanciate, l’uno contro l’altro le medesime ricette stantie: “Dobbiamo rilanciare le grandi opere, dobbiamo far ripartire l’edilizia, ci vuole un nuovo piano casa, forse anche un nuovo condono”.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che con il fazzoletto verde nel taschino avete chiesto il voto per difendere la pianura padana da invasioni di ogni genere e poi dagli assessorati comunali, provinciali e regionali avete vomitato sulle campagne padane la vostra porzione di metri cubi di cemento, insieme a tutti gli altri.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che avete giurato fedeltà alla Costituzione ma poi non ne rispettate l’art. 9: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione”, e approvate piani regolatori che hanno come unico obiettivo quello di svendere il territorio e di fare cassa con gli oneri di urbanizzazione.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che, con l’arroganza di chi non ha argomenti, denigrate chiunque si opponga alla vostra furia predatoria di saccheggiatori del territorio. Voi che, con il risolino di chi è sicuro del potere che detiene, ridicolizzate tutti i giorni i comitati, gli ambientalisti, le associazioni, i cittadini, che mettono in guardia dai pericoli e dal dissesto idrogeologico creati dalle vostre previsioni edificatorie.
Non avete alcun diritto di piangere! Voi che siete la concausa delle catastrofi alluvionali, dovute alla sigillatura e all’impermeabilizzazione della terra operate dalle vostre espansioni urbanistiche, dai vostri centri commerciali, dai vostri svincoli autostradali. Voi che avete costruito il vostro consenso grazie alle grandi speculazioni edilizie, ai grandi eventi, alle grandi opere o anche alla sola promessa di realizzarle.
Non avete alcun diritto di piangere. Nessun diritto di piangere le dieci vittime dell’ennesima alluvione ligure. Né le vittime di tutte le precedenti catastrofi causate anche dalla vostra ideologia. Perché voi, iscritti e dirigenti del Partito del Cemento, siete i veri estremisti di questo paese.
Siete i veri barbari di questo nostro paese. Siete la vera causa del degrado ambientale, della violenza al paesaggio e dello sprofondamento del paese nel fango.
No. Non avete alcun diritto di piangere.
E gli italiani dovrebbero cominciare a fischiarvi e cacciarvi dai funerali. E gli italiani dovrebbero smettere di pregare davanti alle vostre altissime gru, totem di un modello di sviluppo decotto e decadente che, prima di collassare, rischia di annientare i beni comuni di questo Paese, di questo pianeta.

Consumo del suolo e clima: due leggi ferme da decenni

GOVERNO – Obiettivo: niente più cemento entro il 2050. Lo si ripete a ogni sciagura, poi si passa oltre. Il Cdm ne discuterà solo il 23 maggio

VIRGINIA DELLA SALA   18 MAGGIO 2023

LEGGI – Emilia Romagna, la pianura del cemento devastata dalla pioggia: le vittime sono nove

Fermarsi entro il 2050, non aggiungere più neanche uno scampolo di cemento al suolo ormai occupato al punto da non riuscire più a trattenere quella pioggia tanto necessaria ma diventata, per un drammatico paradosso, una sciagura: è uno storico obiettivo, peccato che la legge che lo prevede non abbia mai visto la luce. La si richiede a ogni nuova tragedia ma giace in Parlamento, in varie versioni, sin dal 2012 quando fu proposta dall’allora ministro delle Politiche agricole, Mario Catania (governo Monti).

ASCOLTA – Gelo e caldo, 2022: l’anno dei record climatici (Ambrosi e Mercalli)

Nessuno dei governi successivi l’ha ripresa e certo non lo farà a breve questo governo visto che non si riunirà sulle alluvioni prima Consiglio dei ministri del 23 maggio. Eppure lo stop al consumo del suolo è un orientamento europeo e delle Nazioni Unite da tempo, scandito da strategie e pianificazioni cicliche: la “Strategia tematica per la protezione del suolo” (2006), poi una “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” (2011), le “Linee guida per limitare, mitigare e compensare l’impermeabilizzazione del suolo” (2012), il “Settimo Programma di Azione Ambientale” (2013). E ancora, gli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite” (2015) e la “nuova strategia dell’Ue per il suolo per il 2030” (2021). In quest’ultima, la Commissione si è impegnata ad approvare una nuova legge sulla salute del suolo entro il 2023. Sono servite finora a ben poco. Preservare il suolo non è una priorità, soprattutto se la contropartita è il business delle costruzioni. Ma comunque a ottobre la deputata Stefania Ascari (M5s) ha presentato un testo che ricalca la proposta elaborata dal Forum nazionale “Salviamo il paesaggio” presentata a tutte le forze politiche nel 2018, poco prima delle elezioni. Forse sarebbe ora di riprenderlo. I dati dell’ultimo rapporto Ispra raccontano un scenario disastroso: nel 2021 sono stati consumati circa due metri quadrati al secondo, cioè 19 ettari al giorno (l’equivalente di 27 campi da calcio), un record negli ultimi dieci anni. “La copertura artificiale del suolo è ormai arrivata al 7,13% rispetto alla media Ue che è del 4,2%”. Non c’è grado di tutela che regga. “Il consumo di suolo è presente all’interno delle aree vincolate per la tutela paesaggistica (+1.270 ettari), entro i 10 km dal mare (+1.353 ettari), in aree a pericolosità idraulica media (+992 ettari), in aree a pericolosità da frana (+371 ettari) e in aree a pericolosità sismica (+2.397 ettari).

LEGGI – Linda Maggiori (Extinction Rebellion): “Ma Bonaccini continua a costruire: case e strade”

Il Piano Nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici è l’altro grande assente, di fatto una sorta di database con 361 azioni di adattamento raccolte per urgenza, tipologia, tempi e istituzione competente. Soprattutto, con le stime dei costi e dei fondi già disponibili. È una componente essenziale della Strategia Nazionale di Adattamento è latita nonostante il governo ne avesse assicurato un’accelerazione dopo l’alluvione di Ischia. L’Italia è uno degli ultimi Paesi Ue a non averlo. L’opposizione al piano è talmente forte che viene serbato e resuscitato (a parole) al ministero dell’Ambiente dal 2016. Nel 2021, l’allora ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ne parlava al Consiglio Ambiente della Ue dicendo che era questione di poco, prima che sparisse dai radar. Dal 2017 la bozza del documento, studiato nel 2016, giaceva in un cassetto nonostante una consultazione pubblica. Dopo i fatti di Ischia, il governo si era impegnato a riprenderlo. A fine gennaio era in consultazione, poi più nulla.

Ancora alluvioni: l’ignoranza ambientale dei nostri politici è il problema numero uno

Ferdinando Boero  18/05/2023

I miei ricordi di disastri alluvionali risalgono al 1963: il Vajont; al 1966: Firenze; al 1970: Genova. Prima il Polesine, nel 1951. Vista la frequenza degli eventi, noi liceali fummo incoraggiati a scegliere Geologia: dovremo per forza dotarci di un esercito di tecnici che guidi una transizione ecologica verso una gestione non dissennata dell’ambiente, causa di tanti disastri. Anche i terremoti flagellano il nostro paese, che mai ha adottato politiche costruttive che tenessero conto della sismicità. Invece di Geologia scelsi Biologia con indirizzo ambientale, con lo stesso ragionamento: prima o poi dovremo pensare a queste cose. E invece no.

Bastano conoscenze elementari sul ciclo dell’acqua per capire che lunghi periodi di caldo portano a grande evaporazione delle acque oceaniche e che queste, prima o poi, tornano giù: alle siccità seguono le alluvioni. Il proverbio dice: sotto la neve pane, sotto la pioggia fame. La neve sequestra l’acqua e la restituisce gradualmente, garantendo continuità di irrigazione. Lo stesso fanno i ghiacciai. Le piogge torrenziali ci danno la stessa acqua delle grandi nevicate, ma con esiti ben diversi. Pare che l’assenza di neve riguardi solo lo sci, e che si risolva con la neve artificiale. Pura follia.

‘Forza dell’alluvione causata da cambiamenti climatici, questi sono fenomeni rari a maggio’: la climatologa sul disastro in Romagna

La neve non c’è più, i ghiacciai si sciolgono, alle siccità seguono le alluvioni. E, ogni volta, ci sorprendiamo, diciamo sempre le stesse cose e non facciamo nulla. La “messa in sicurezza” spesso si realizza con ulteriori colate di cemento che esacerbano i problemi. La ferrovia adriatica è minacciata dall’erosione costiera: problema risolto con una massicciata di centinaia di chilometri che ha trasformato una costa sabbiosa in una finta costa rocciosa.

Abbiamo centinaia di miliardi per la transizione ecologica, ma non c’è una strategia per realizzarla, non c’è un partito che metta l’ambiente al primo posto nei suoi programmi, anche se è al primo posto, in teoria, nel Pnrr. Grillo chiese il Ministero della Transizione Ecologica, assegnandogli molto potere decisionale. Il Ministero dell’Ambiente non contava molto, mentre il Pnrr richiede che tutte le misure passino un vaglio ecologico, che guidi una transizione che dovrebbe essere ecologica.

Il ministro scelto dai 5S oggi guida la più grande fabbrica di armi del paese, il che la dice lunga sulla sua visione del mondo: dalla transizione ecologica è transitato agli armamenti e al nucleare. Immodestamente, mi sentirei di dirigere un Istituto Nazionale della Biodiversità (tranquilli, non lo posso fare: sono in pensione) ma sono inadeguato persino come usciere presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Grillo aveva ben chiaro cosa fare, ma aveva idee confuse su come farlo, e a chi affidare il compito. Il Pd non si è mai curato di ambiente, e la questione ambientale non è nelle corde della destra anche se, a onor del vero, l’istituzione di un Ministero del Mare indica una volontà di prendersi cura di una porzione del nostro “territorio” mai considerata in modo serio dalle nostre politiche di sviluppo.

Non dico che il 40% degli italiani che non votano voterebbe un partito di competenti che si prefigga di armonizzare l’economia con l’ecologia, ma penso che moltissimi giovani si riconoscerebbero in posizioni del genere. Il partito, però, non c’è.

Mi occupo di biodiversità ed ecosistemi, e ho letto con attenzione le linee guida in base alle quali la Commissione Europea ci ha assegnato fondi ingentissimi. Dicono che la biodiversità deve essere trasversale a tutte le iniziative. Ne sentite mai parlare? Quanto è presente nei dibattiti politici? Certo, l’abbiamo messa nell’art. 9 della Costituzione, assieme agli ecosistemi, l’altro pilastro della transizione ecologica, ma questi concetti non fanno parte della nostra cultura, non sono approfonditi nei percorsi di formazione, e sono considerati “romanticherie” quando si passa alle cose serie.Le cose serie ci dicono che questa ignoranza ci sta costando vite umane e ingentissimi costi economici: non ci può essere buona economia senza buona ecologia. Giorgio Almirante era un fine polemista e, pur essendo agli antipodi del suo pensiero, lo ricordo con ammirazione quando diceva a incauti interlocutori: lei è un ignorante… nel senso che ignora… e poi passava a spiegare quel che l’interlocutore non sapeva, dimostrandosi ignorante. La nostra classe politica è ignorante, in campo ambientale. E quindi abbiamo politici ignoranti che affrontano un compito, la transizione ecologica, che esula dalle loro competenze. Ognuno ha il governo che si merita, in democrazia: l’ignoranza degli eletti è il prodotto dell’ignoranza degli elettori. Se affideremo la transizione ecologica agli ignoranti avremo toppe peggiori del buco.

Costruire un’offerta politica che non c’è non è semplice, anche in presenza di una forte domanda di competenze. Il miracolo del M5S che, dal nulla, ha vinto le elezioni, non è facilmente replicabile. Un bacino elettorale potenziale non trova espressione, e non si tratta di destra o sinistra: l’incompetenza è trasversale. Madre Natura è, appunto, una mamma. Le mamme non sono di destra o di sinistra. Senza mamme non c’è futuro, come non ce n’è se devastiamo Madre Natura. Credo che l’ignoranza ambientale sia il problema numero uno, e non mi viene in mente un problema numero due.

Diceva Don Abbondio: “Certo il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, e lo stesso vale per le competenze in campo ecologico: non vengono dal nulla.

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