VITTORIA DELLA DESTRA, MA IL SUD CHE NON SI ASTIENE VOTA MOVIMENTO 5S da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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VITTORIA DELLA DESTRA, MA IL SUD CHE NON SI ASTIENE VOTA MOVIMENTO 5S da IL MANIFESTO

La vittoria della destra, ovvero la mediocrità al potere

ELEZIONI 2022. Lo spettacolo della campagna elettorale, tra pochezza intellettuale e genericismo dei programmi, ha accentuato la tendenza al disimpegno e all’astensionismo

Se si considera il numero dei votanti, le percentuali che danno l’idea corretta e realistica della rappresentatività dei partiti rispetto all’intero corpo elettorale sono, poco meno o poco più, queste:
-Fratelli d’Italia 16%
-Lega 5,6%
-Forza Italia 5,10%
-PD 12,5%
-Verdi e sinistra 2,30%
-Cinque stelle 9,50%
-Terzo polo 4,90%.

Gaetano Lamanna  27/09/82022

L’alleanza di destra ha vinto perché è ancora forte l’egemonia liberista. Nonostante il motore della crescita si sia inceppato e vistose crepe si siano aperte nella società dell’abbondanza, abbiamo a che fare con un capitalismo estremamente subdolo che, tramite le nuove tecnologie, non controlla solo la produzione e la distribuzione delle merci, ma condiziona anche i costumi, le preferenze, il linguaggio e, perfino, le coscienze delle persone.

I COMPORTAMENTI elettorali riflettono una struttura economica e un apparato ideologico in cui domina l’individualismo, la frammentazione degli interessi, il consumismo esasperato. La società è molto più complessa e sfaccettata di quanto non fosse quando il conflitto di classe era ben definito e caratterizzato principalmente dal confronto-scontro tra classe operaia e capitale. La politica ha una funzione ancillare rispetto all’economia e tende a rassicurare, tamponare, blandire. Il voto è libero ma l’humus in cui si svolge favorisce oggettivamente il racconto della destra.

Il neo-liberalismo è così egemonico da far suonare la sua musica anche al Pd, la forza più rappresentativa della sinistra italiana. Da essere di «sinistra ma…liberali» a «liberali ma…di sinistra» il passo è stato breve. A cavallo del terzo millennio, si è consumato l’abbandono definitivo di un sistema originale di idee, valori, battaglie sociali e politiche che avevano fatto del Pci una forza popolare, riformatrice, radicata tra i lavoratori, rispettata in Italia e nel mondo.

Il Pd si è ritagliato il ruolo di forza riformista e responsabile che si accontenta di correggere gli eccessi e i fallimenti dell’economia di mercato capitalista. La sua politica ha guardato più al centro che alla periferia, subordinando di fatto l’interesse collettivo a quello privato. Un numero crescente di lavoratori, giovani e donne non si sono sentiti più rappresentati, hanno smesso di sperare nel cambiamento, ritengono inutile recarsi al seggio.

LO SPETTACOLO DI QUESTA campagna elettorale, all’insegna della pochezza intellettuale e del genericismo dei programmi, ha accentuato la tendenza al disimpegno e all’astensionismo. La politica formato tik tok e l’ignoranza unita a furbizia e demagogia hanno mostrato il volto inconsistente di non pochi dei leader che governeranno il nostro paese. La politica è «evaporata» nella diffusa mediocrità degli attori che calcano la scena pubblica.

«Mediocrità è un sostantivo che indica una posizione intermedia tra superiore e inferiore, ovvero suggerisce uno “stare nel mezzo”, una qualità modesta, non del tutto scarsa ma certo non eccellente; indica insomma uno stato medio tendente al banale, all’incolore, e la mediocrazia è di conseguenza tale stato medio innalzato al rango di autorità». (Alain Deneault, Mediocrazia, Neri Pozzi, 2017, pag.36).

Dal punto di vista etimologico il mezzo (il medio) rimanda al centro saldamente presidiato, come sappiamo, da Carlo Calenda e Matteo Renzi. Mediocre è il conformista che «sta al gioco» – non solo in politica – per occupare una casella di prestigio nella scacchiera sociale. A destra la mediocrità si manifesta nella dissimulazione di idee reazionarie sotto il manto del populismo o di una finta moderazione. A sinistra è l’assopimento del pensiero critico, il venir meno di un ragionamento strutturato e dotato di senso. Spesso la mediocrità sconfina nella stupidità, ma con chi nega il cambiamento climatico o chi dice che la flat tax incrementa il gettito fiscale non c’è niente da fare. Carlo Maria Cipolla, grande storico dell’economia, ci aveva avvertiti sul pericolo che gli stupidi rappresentano per sé e per gli altri. Non l’abbiamo ascoltato, non abbiamo preso le contromisure e ora ne paghiamo le conseguenze.

LA POLITICA È PASSIONE civile, movimento reale, lotta per modificare i rapporti di forza. Richiede cultura e competenza. Quando Gramsci parla di «intellettuale collettivo» si riferisce proprio a un’idea di partito in cui preparazione culturale e politica, teoria e pratica, si combinano e stanno insieme. A un certo punto, dalla svolta della Bolognina in poi, è passata una visione del capitalismo come sistema economico «naturale» e immodificabile. Lo scadimento culturale ha preso una china scivolosa. La parola «socialismo» è diventata impronunciabile, quasi fosse una bestemmia. Lo smarrimento della prospettiva si è concretizzata in un atto di fede nella crescita illimitata, nella governabilità, nella centralità dell’impresa rispetto al lavoro, nella sostanziale indifferenza per le lotte sociali e per la condizione degli ultimi. La capitolazione culturale, prima che politica, non poteva essere più completa.

LA RIFLESSIONE dovrebbe ripartire da qui. È tempo di ricostruire la sinistra. Senza pregiudizi e impazienze, bandendo il settarismo, puntando all’unità. L’emergenza globale – con la guerra, il cambiamento climatico, la pandemia e la crisi energetica – ci richiama all’urgenza di un nuovo paradigma economico e culturale. Bando allo sconforto, ci aspetta una stagione non breve di opposizione democratica, combattiva e propositiva, nei territori e nel Palazzo..

Il Sud che non si astiene vota Movimento 5S

VOTO. Il messaggio è chiaro: la maggioranza della popolazione meridionale non crede più che con il voto si possa cambiare la società, migliorare la propria condizione, incidere sulle stanze del potere.

Tonino Perna  27/09/2022

Storicamente la partecipazione al voto nel Mezzogiorno è sempre stata inferiore a quella del Centro-Nord, ma questa volta la percentuale dei votanti è scesa sotto il 50 per cento, un segnale che non può essere ignorato. L’astensionismo è sintomo di un distacco dei cittadini dalle istituzioni rappresentative e, allo stesso tempo, è un cancro che corrode silenziosamente la democrazia parlamentare. Il messaggio è chiaro: la maggioranza della popolazione meridionale non crede più che con il voto si possa cambiare la società, migliorare la propria condizione, incidere sulle stanze del potere. Questa convinzione è cresciuta nel tempo, da quando le grandi visioni della società, le ideologie erano radicate e interiorizzate al punto che si votava per un partito e non per una persona. Ma, proprio nel Mezzogiorno, questa modalità è saltata vistosamente già negli anni ’80 del secolo scorso, con un voto alla singola persona, per stima, per ricambiare un favore, per la promessa di un posto di lavoro, indipendentemente dal partito.

Cosa è cambiato? Semplicemente si è ridotto del 37 per cento il numero di deputati e senatori, per cui ci sono stati meno concorrenti nel mercato elettorale, e quindi un minor numero di galoppini alla ricerca di voti. Prendiamo il caso della Calabria, la regione con il record negativo di votanti. Non c’erano big capaci di mettere in moto macchine elettorali potenti, al contrario di Messina e provincia, con il 67 per cento dei votanti, dove Cateno de Luca, candidato alla presidenza della Regione Sicilia, è riuscito a trascinare al voto la città dove è stato sindaco e dove è tutt’ora uno shadow mayor, che continua a governare il territorio dello Stretto.

Chi si è recato al seggio, salvo una esigua minoranza di “reduci” che vota ancora per il partito chiunque si presenti, oltre al voto personale ha votato per i propri interessi. Il fatto che il M5S abbia avuto un grande risultato nel Mezzogiorno ha fatto dire a tanti analisti e commentatori politici che i meridionali non vogliono lavoro e sviluppo, ma assistenzialismo. Durante la campagna elettorale quasi tutte le forze politiche (eccetto SI, Up, e parte del Pd) hanno attaccato violentemente il Reddito di Cittadinanza. Non parliamo delle organizzazioni padronali che imputano al RdC la mancanza di lavoratori.

Hanno ragione: nessuno vuole più lavorare per pochi soldi e dieci ore di lavoro al giorno se può prendere il RdC, anche se mediamente è solo di 517 euro. Provate a chiedere qual è il salario orario a commesse e camerieri delle città del Sud. O ai giovani apprendisti, stagisti, sfruttati impunemente da stimati professionisti che non osano sporcarsi le mani col vil denaro. E non parliamo dei braccianti africani che se potessero accedere al RdC non morirebbero di fatica per venticinque euro al giorno (di cui cinque vanno al caporale).

Come scriveva magistralmente Karl Polanyi nel suo capolavoro “La grande trasformazione”, per nascere nel XVII secolo il mercato del lavoro era necessario che la gente sentisse “i morsi della fame”. Solo così avrebbe accettato di morire nelle miniere (età media della vita dei minatori era di 28 anni), nelle fabbriche umide e maleodoranti, per 12-14 ore al giorno per un salario da fame nera.

I meridionali che hanno votato per il M5S l’hanno fatto per difendere il loro diritto alla dignità del lavoro, per non essere più facilmente ricattabili: altro che voto di scambio! Il Mezzogiorno ha votato per un movimento-partito che ha fatto quanto nella sinistra radicale si era sempre predicato come obiettivo, anche su questo giornale, ma mai realizzato. Che poi vada migliorato, che vada distinto dalle politiche attive del lavoro, non c’è dubbio. Ma, in questa fase politica va difeso a denti stretti. E su questo terreno se il Pd volesse ricucire lo strappo potrebbe trovare un’occasione da non perdere.

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