VIOLENZA CONTRO LE DONNE: GIUSTIZIA NON LEGALISMO da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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VIOLENZA CONTRO LE DONNE: GIUSTIZIA NON LEGALISMO da IL MANIFESTO e IL FATTO

Cara “Bianca” – così ti chiamano i giornali – che hai patito le violenze del capodanno a Roma

Lettera/appello. Siamo un gruppo di donne che da anni combattono insieme contro la cultura misogina che ancora permea tutte le relazioni, personali, sociali e professionali in questo paese

***  29.01.2022

Cara “Bianca” – così ti chiamano i giornali – che hai patito le violenze del capodanno a Roma.
Siamo un gruppo di donne che da anni combattono insieme contro la cultura misogina che ancora permea tutte le relazioni, personali, sociali e professionali in questo paese.
Combattiamo la violenza contro le donne, una violenza maschile, di un maschile che non si interroga, che lascia a noi donne anche il peso del dopo, nel prenderci Cura
della ferita.
Lo stai vedendo in questi giorni, dove anche una stampa complice della ‘Cultura dello stupro’, si sofferma sui tuoi comportamenti anziché
porsi interrogativi su chi ti ha violato. Quei titoli, quei sottotesti, quel ‘non detto’ che allude al ‘Te la sei cercata’ che ogni donna vittima di violenza si sente puntare addosso, sono un enorme dito indice giudicante.
Questo fa chi di violenza non sa nulla ma parla troppo.
Noi sappiamo cos’è la violenza, cosa significa subire uno stupro, cos’è subirlo da un gruppo.
Noi sappiamo che non ha nessuna importanza se e quanto tu fossi ubriaca, se e quanto hai detto No, perché quel No è implicito nel subire una violenza, perché se eri ubriaca è ancora più vile l’aver approfittato di un tuo stato di debolezza psico-fisica.
Ma il dito puntato, in quei titoli, nei commenti, in quell’aggettivo brutale che è ‘consenziente’, fanno male. Vorremmo dirti di non dare retta all’ignoranza, di fare finta di niente ma sappiamo che è difficile se non impossibile, perché la violenza, anche quella verbale, anche quella delle parole e dei pensieri meschini, non scivola lungo le braccia senza lasciare traccia.
E allora che possiamo fare noi, che ad ogni titolo, ad ogni articolo che leggiamo proviamo una profonda rabbia per il male che ti stanno facendo, di nuovo. Possiamo solo abbracciarti, tutte insieme, pensando che la forza delle nostre braccia ti faccia sentire che insieme a noi ti sono vicine e ti sostengono nel percorso di liberazione dal dolore, tutte le donne del mondo.
Non pensare che non finirà mai. Questo dolore finirà, con il tuo amore per te stessa e con l’amore di chi ti è vicino e ti vuol bene.
Quell’amore che tu e i tuoi genitori avete espresso in quella bellissima lettera in cui parlate di un mondo migliore, lo stesso per cui combattiamo noi ogni giorno, per te, per tutte noi. Che è possibile, se lo facciamo insieme.
Rispetto e dignità sono parole piene, piene di amore e piene di vita.
Sono un tuo diritto, e ti sosterremo nel riprendertele.

***Tutte le donne degli Stati Generali delle donne e dell’Alleanza delle Donne

Hostess molestata da un sindacalista, per lui arriva l’assoluzione perché la donna ha reagito solo “dopo venti secondi”

I giudici del tribunale di Busto Arsizio hanno emesso la sentenza per “insussistenza del fatto”. La vittima, oggi 45enne, aveva denunciato che Raffaele Meola della Fit Cisl le aveva messo le mani addosso durante un incontro di lavoro negli uffici del sindacato all’aeroporto di Malpensa. Lei: “Ero concentrata su una questione delicata che riguardava la mia vita lavorativa e familiare. Sono rimasta impietrita per alcuni secondi. E’ ammissibile?”

Redazione.  28 GENNAIO 2022

Insussistenza del fatto” perché la reazione della donna ai suoi palpeggiamenti non è arrivata subito ma soltanto dopo “almeno venti secondi”. Con questa motivazione i giudici del tribunale di Busto Arsizio, tre donne, hanno assolto il sindacalista della Fit Cisl, Raffaele Meola, denunciato nel 2018 dall’assistente di volo Barbara D’Astolto perché le aveva messo le mani addosso durante un incontro di lavoro negli uffici del sindacato presso l’aeroporto di Malpensa. Per la legale di parte civile, Teresa Manente, la sentenza è “intrisa di pregiudizi sessisti, ancora una volta si addossa alla donna la responsabilità del crimine“.

D’Astolfo, 45 annidue figli, al Corriere della Sera racconta di essere “arrabbiata. Non ho versato una lacrima ma sono proprio arrabbiata perché fatico a capire se una donna ha o no il diritto ad aver paura per venti secondi prima di capire come reagire alle mani addosso di un uomo”. La sua ricostruzione è stata ritenuta “credibile” ma, appunto, la molestia non è stata riconosciuta perché non rifiutata immediatamente. Questo, spiega, perché “è stata una situazione repentina, inattesa. Ero in un ufficio sindacale, concentrata su una questione delicata che riguardava la mia vita lavorativa e familiare. E all’improvviso mi sono ritrovata le sue mani addosso”. Di conseguenza “Sono rimasta impietrita per alcuni secondi. È ammissibile questo?“. Del resto in passato “c’è stato un giudice che ha affermato che indossare il perizoma è una provocazione, un altro che ha detto che la vittima era brutta e che quindi non poteva indurre in tentazione, un altro che ha sottolineato i comportamenti libertini della donna”. Adesso “apprendo che anche la paura non conta. Ma vorrei capire se le cose stanno davvero così, sapere se alle mie figlie dovrò spiegare che se mai capiterà anche a loro avranno venti secondi per reagire altrimenti meglio tacere e prendersi le mani addosso”, continua la 45enne.

Alla domanda se abbia avuto qualche segnale di solidarietà degli ambienti sindacali, la risposta un secco “Zero“. “Una grande delusione, perché io ho sempre creduto nei sindacati. Qualcuno poteva dire almeno un ‘mi dispiace‘. In fin dei conti è avvenuto negli uffici della Fit Cisl. Sia pure riservandosi il diritto al dubbio… Istituiscono sportelli per le donne, le invitano a denunciare, ma se poi sono questi gli atteggiamenti come si fa a crederci? Persino le colleghe che hanno testimoniato per me stanno subendo ostracismo e isolamento dalla Uil Trasporti”. La donna conferma la sua volontà di fare appello perché vuole sapere “da altri giudici se davvero avevo soltanto venti secondi per decidere come reagire a quelle mani addosso”.

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