TASSONOMIA VERDE: ” È UNA TENTATA RAPINA” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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TASSONOMIA VERDE: ” È UNA TENTATA RAPINA” da IL MANIFESTO

Tassonomia Ue, ambientalisti furiosi: «È una tentata rapina. Si vogliono rubare miliardi alle energie rinnovabili»

Greenpeace: «E’ in corso una tentata rapina. Qualcuno sta cercando di togliere miliardi di euro alle rinnovabili per buttarli in tecnologie che, come il nucleare e il gas fossile, non fanno nulla per contrastare la crisi climatica o peggiorano attivamente il problema»

Luca Martinelli  03.02.2022

Sulla tassonomia verde europea, che permetterà di etichettare come sostenibili il gas fossile e il nucleare, la posizione delle associazioni ambientaliste italiane è chiara, mentre il primo governo della Transizione Ecologica avanza zigzagando in ordine sparso.

Le posizioni più dure sono quelle di Legambiente e di Greenpeace. Per la prima, «la proposta della Commissione Ue è un duro colpo al Green Deal Europeo ed a una ambiziosa politica climatica in linea l’obiettivo di 1.5 °C indispensabile per fronteggiare l’emergenza climatica». Per Greenpeace, «è in corso una tentata rapina. Qualcuno sta cercando di togliere miliardi di euro alle rinnovabili per buttarli in tecnologie che, come il nucleare e il gas fossile, non fanno nulla per contrastare la crisi climatica o peggiorano attivamente il problema». Secondo Ariadna Rodrigo di Greenpeace Europa, «per trovare i responsabili basta cercare nella Commissione Europea: qualcuno fa solo finta di prendere sul serio l’emergenza ambientale e climatica».

Secondo Greenpeace, il piano presentato dalla Commissione Europea potrebbe dirottare centinaia di miliardi di euro di investimenti privati dalle rinnovabili al gas fossile o alla produzione di energia nucleare. Tecnologie assolutamente inadatte a fronteggiare la crisi climatica. Per Greenpeace, la proposta è antiscientifica e «il più grande esercizio di greenwashing di tutti i tempi» che «si fa beffe delle sue pretese di leadership globale sul clima e sull’ambiente».

In questo scenario, l’Italia ha confermato in pieno i «bla bla bla» con cui da tempo attiviste e attivisti del clima bollano politiche e piani nazionali che premiano il gas fossile. «Il governo italiano prima ha dato la colpa del caro bollette alle rinnovabili, poi ha cominciato a straparlare di nucleare per distrarre l’opinione pubblica dal vero obiettivo: promuovere il gas», dichiara Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. «Per quanto riguarda il nucleare – aggiunge Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – stiamo parlando di una tecnologia di produzione di energia superata dalla storia, surclassata da tecnologie più competitive sotto il punto di vista economico come quelle a fonti rinnovabili. La strada da percorrere per accelerare la transizione ecologica è quella tracciata dalle fonti rinnovabili, accelerando la loro diffusione che oggi è fortemente rallentata da una serie di ostacoli». Invece, l’Italia sta cercando di raddoppiare la produzione nazionale di gas, lavorando su riserve certe e probabili che agli attuali tassi di consumo esauriremmo in soli 15 mesi.

Secondo Luca Bonaccorsi, direttore della Finanza sostenibile di Transport&Environment, un’associazione che ha sede a Bruxelles e riunisce 63 organizzazioni di 26 Paesi), la decisione della Commissione europea di inserire «il gas fossile tra le fonti energetiche verdi non è solo sbagliata dal punto di vista ambientale, è anche un enorme favore a Putin, soprattutto in un momento di profonda tensione internazionale. Permette infatti alla Russia di consolidare la propria morsa sulle forniture di gas, aumenta la nostra dipendenza da questo tipo di fonte energetica, danneggiando al tempo stesso il clima e le tasche dei cittadini europei». Forse è per questo che tra gli esponenti dei partiti della maggioranza che vanno in ordine sparso il primo ad appoggiare sicuro la Commissione europea è il leghista Matteo Salvini. Con lui Fratelli d’Italia, Forza Italia e Italia Viva. Contrari il Pd, il M5S e Leu. La deputata di FacciamoEco Rossella Muroni parla di grave errore.

Europa Verde, con il co-portavoce Angelo Bonelli, chiede le dimissioni del ministro Cingolani: «La decisione odierna della Commissione europea di inserire nucleare e gas nella tassonomia verde segna una pagina buia della Ue perché è stata pesantemente condizionata dalle lobby e dal diktat del governo francese. In questo contesto, è vergognosa la posizione del governo italiano, espressa dal ministro Cingolani, che non si è schierato dalla parte di Spagna, Germania, Austria e altri Paesi europei che hanno ribadito il loro no all’inserimento del nucleare nella tassonomia». Cingolani, intanto, ha scelto il silenzio: la nota del ministro della Transizione ecologica sulla tassonomia verde non era stata ancora battuta dalle agenzie quando il manifesto va in stampa.

 

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Anna Maria MerloPARIGI  03.02.2022

Come c’era da aspettarsi in un momento di grandi tensioni sulle fonti di approvvigionamento, tra prezzi che si impennano e il timore di penuria, con le minacce per le tensioni in Ucraina, la Commissione ha approvato ieri l’atto delegato complementare (un decreto), che inserisce il gas e il nucleare nelle energie che «hanno un ruolo da svolgere» per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica nella Ue per il 2050: la “tassonomia” serve per orientare gli investimenti privati, ma non rappresenta per nulla un obbligo di inserire gas e nucleare nei mix energetici nazionali, sottolinea il testo della Commissione, come per far passare meglio la decisione.

LA COMMISSARIA ai servizi finanziari, Mairead McGuiness, lasciata sola a spiegare il decreto, ha indicato che il testo ha ottenuto «un ampio sostegno» perché «dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti» per ridurre le emissioni di Co2, anche se «sappiamo che non c’è una soluzione ideale».

L’Austria ha annunciato ieri l’apertura di una procedura davanti alla Corte di Giustizia della Ue se questa «tassonomia dovesse diventare effettiva», alla quale potrebbe unirsi il Lussemburgo. Con Lussemburgo e Germania, Vienna si era schierata contro il label “verde” al nucleare, con Danimarca, Olanda e Svezia contro l’inserimento del gas.

L’ATTO DELEGATO era stato rimandato da tempo, perché non c’è unanimità tra i Paesi membri su queste due fonti di energia.

Il testo ha ottenuto un ampio sostegno. Dobbiamo utilizzare tutti gli strumenti per ridurre le emissioni di Co2, anche se sappiamo che non c’è una soluzione ideale

Ieri, contrariamente alla prassi abituale di approvazione all’unanimità, il collegio dei commissari ha dovuto votare, una ventina ha approvato il contenuto del decreto, ma 6 o 7 lo hanno respinto. Contro Frans Timmermans, vice-presidente incaricato del Green New Deal, come il commissario all’Ambiente, Virginijus Sinkevicius o la responsabile della Concorrenza, Margrethe Vestager. Sembra che anche lo spagnolo Josep Borrell abbia respinto il testo.

Il voto negativo può essere correlato ai Paesi di origine (anche se in linea di principio questa appartenenza non dovrebbe contare): oltre all’olandese, al lituano e alla danese, hanno votato contro l’austriaco Hahn (Bilancio), il lussemburghese Schmit (Diritti sociali) e la portoghese Elisa Ferreira (Coesione), visto che molti di questi Stati hanno fatto dichiarazioni contrarie al gas o al nucleare, o a entrambi.

Meno sicura è l’interpretazione basata sulla posizione politica: anche se in alcuni Stati di appartenenza dei commissari contrari ci sono governi di centro-sinistra, ci sono delle eccezioni tra i 6, per esempio Sinekevicius appartiene a un partito agrario conservatore, Hahn è del Ppe.

LA COMMISSIONE afferma che «sulla base di pareri scientifici e dello stato attuale della tecnologia», nucleare e gas possono essere inseriti nella tassonomia, con alcune precisazioni (una limitazione nel tempo e l’obbligo di ricorso alle migliori tecnologie).

Adesso, l’iter prevede 4 mesi di tempo (allungabili di altri due mesi, su richiesta) per il Consiglio e il Parlamento europeo per analizzare il testo e presentare eventuali emendamenti, poi ci sarà un voto, per un’entrata in vigore all’inizio 2023: per bocciarlo, ci vorrà una maggioranza qualificata rafforzata al Consiglio (72% degli stati, cioè una ventina, che rappresentino almeno il 65% della popolazione Ue) e la maggioranza semplice all’Europarlamento (353 voti), condizioni difficili da raggiungere.

Gli ambientalisti protestano e puntano il dito contro un compromesso che è passato grazie a un accordo tra Francia e Germania: la prima difende il nucleare (assieme all’est, Polonia e Ungheria in testa), la seconda è ancora troppo dipendente dal gas ed è impantanata nella saga del North Stream2, i cui lavori sono ormai finiti ma resta in attesa della certificazione, rimandata a giugno.

Secondo il commissario Valdis Dombrovskis, che lunedì era a Kiev, bisogna assicurarsi che la Russia non usi il North Stream2 come «arma».

L’Italia prende tempo, come molti altri, tra dipendenza dal gas e spiraglio che il governo vorrebbe aprire sul nucleare.

IL TESTO DEL DECRETO è stato solo modificato ai margini rispetto a quello presentato agli Stati membri a fine 2021. Sono state fatte precisazioni sulle limitazioni di tempo e sulle tecnologie, c’è l’obbligo per le imprese di dichiarare le attività nei settori del gas e del nucleare, così gli investitori potranno scegliere di non finanziarle.

«È solo grennwashing – ha commentato Greenpeace – alcuni stanno cercando di rubare miliardi alle rinnovabili».

La Commissione valuta a 520 miliardi gli investimenti necessari per la transizione energetica, e molti dovranno arrivare dal settore privato.

Sul nucleare, i permessi per nuove centrali potranno essere concessi solo fino al 2045, mentre per prolungare la vita a quelle in attività le autorizzazioni non potranno più essere concesse dopo il 2040.

Sul gas, sono accettate le centrali che emettono meno di 100 grammi di Co2 per KWh, ma se il permesso arriva prima del 2030 la percentuale sale a 270 grammi, se sostituiscono centrali più inquinanti, a carbone (la transizione sarà così più lenta).

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