“SEGNALATE I DOCENTI DI SINISTRA”. LE LISTE DI PROSCRIZIONE DELLA DESTRA da IL MANIFESTO
«Segnalate i docenti di sinistra». Le liste di proscrizione della destra
Luciana Cimino 25/01/2026
La campagna di Azione Studentesca All’indice una scuola di Prato per lezioni di educazione civica «antifascista»
manifestazione di Azione Studentesca
«Segnala i professori di sinistra nella tua scuola». L’idea della lista di proscrizione per gli insegnanti nemici della patria è di Azione Studentesca, movimento legato a Gioventù Nazionale costola di Fratelli d’Italia. La campagna “La nostra scuola” è stata avviata a dicembre scorso ma solo adesso comincia a circolare nelle città: dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia, sui muri di diversi istituti stanno comparendo striscioni e manifesti per invitare gli studenti a rivelare «i professori che fanno propaganda».
L’obiettivo è la stesura di un «report nazionale», come si legge sui volantini diffusi da Azione Studentesca con un Qr code da scansionare per rispondere a un questionario di poche domande. Un paio, molto vaghe, sulle strutture («Come definisci le condizioni della tua scuola?») e poi: «Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?» e «Descrivi uno dei casi più eclatanti».
Dopo Palermo, Cuneo e Alba (dove il sindaco Alberto Gatto nel condannare l’azione ha replicato: «Le scuole non sono di qualcuno, specialmente non sono di una parte politica, ma sono di tutti noi»), i manifesti sono apparsi anche a Pordenone, davanti al liceo Leopardi-Majorana. L’allarme è stato dato dalla stessa comunità scolastica cittadina. «Lo trovo un fatto orribile, terrificante, che ci riporta indietro di un secolo, durante una delle pagine più buie del nostro Paese – si sfoga un docente sui social – e lede gravemente l’immagine di una città medaglia d’oro della Resistenza. Mi auguro che le istituzioni agiscano prontamente per tutelare i colleghi». E poi, rivolgendosi «ai giovani che si lasciano affascinare dalle ideologie totalitarie, neofascisti o post fascisti» chiede retoricamente: «Lo sapete dove dovete mettere le vostre liste di proscrizione?».
«Sono stati degli alunni ad avvisarci – raccontano due insegnanti di Pordenone al manifesto – siamo preoccupati, certo c’è un clima generale di pressione sugli insegnanti, c’è una tendenza a ledere l’autonomia scolastica, ma non ci aspettavamo che si arrivasse fino alla denuncia pubblica dei presunti professori di sinistra: come si fa a insegnare qualunque cosa così? Questo è un tentativo di censura inquietante». Per i docenti a preoccupare è anche il titolo della campagna: «Ma che vuol dire “La scuola è nostra”? Nostra di chi? Della destra? La scuola è di tutti, è pubblica e bisogna difendere questo spazio, con i colleghi delle città dove sono comparsi questi manifesti dovremmo mobilitarsi, ma c’è paura di esporsi».
Per la Rete degli Studenti, che parla di «deriva preoccupante delle organizzazioni giovanili di destra», la campagna di Azione Studentesca è «vile e vergognosa» e «non ha nulla a che vedere con la tutela del pluralismo, richiama, invece, pratiche di delazione e intimidazione incompatibili con la scuola democratica». La Flc Cgil Friuli Venezia Giulia sottolinea come l’iniziativa dei giovani di destra si ponga «in modo strumentale al servizio dei partiti della maggioranza di governo impegnati in un attacco sistematico all’autonomia delle istituzioni scolastiche e degli organi collegiali». Il sindacato condanna «l’invito alla delazione» e invita a sostituire i metal detector proposti da Valditara con «una barriera invalicabile di “fascism-detector”».
Mentre raccoglie i dati, Azione Studentesca illustra anche il metodo. In questi giorni ha lanciano un battage su tutti i suoi social (inclusi quelli delle sedi locali) contro la dirigenza dell’Istituto Carlo Livi di Prato, rea di aver organizzato delle lezioni di educazione civica sull’antifascismo. Per i giovani di destra si tratta de «l’ennesimo festival del pensiero unico dove l’antifascismo viene spacciato per programma didattico» e di «catechismo politico forzato». «Invece di fare propaganda – scrivono – la scuola farebbe bene a insegnare la voglia di libertà e di impegno per la Nazione». Per aggiungere, con il consueto vittimismo: «Curioso che in questa solerte “lezione di civiltà” ci si dimentichi sempre di citare l’intolleranza, le tentate aggressioni e la vigliaccheria dei tanti contro pochi».
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