SANZIONI USA AD ALBANESE: LA UE NON VUOL FERMARLE da IL FATTO
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SANZIONI USA AD ALBANESE: LA UE NON VUOL FERMARLE da IL FATTO

Sanzioni Usa ad Albanese: la Ue non vuol fermarle

 Domenico Gallo  11 Settembre 2025

Qualche tempo fa, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, commentando i bombardamenti israeliani sull’Iran, esclamò: “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi”. Di fronte allo scandalo delle sanzioni adottate dagli Usa nei confronti della Corte penale internazionale, si può ben dire che Trump sta facendo “il gioco sporco” per Israele.

Qualche giorno fa, Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori occupati, ha spiegato gli effetti paradossali delle sanzioni decretate contro di lei dall’amministrazione Trump, che non si limitano al blocco di tutti i suoi beni negli Usa, ma si estendono anche in Europa impedendole di aprire un conto corrente presso qualunque banca, compresa la possibilità di possedere o usare carte di credito. Le sanzioni contro Albanese fanno parte del pacchetto di sanzioni decretate da Trump per bloccare l’attività della Corte penale internazionale, rea di lesa maestà per aver intrapreso delle indagini sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi da Israele. La fonte giuridica su cui si basano è l’Ordine esecutivo n. 14203 emesso da Trump il 6 febbraio 2025. Con questo provvedimento, Trump si duole dei procedimenti intrapresi dalla Cpi nei confronti di Stati Uniti e Israele affermando che la Corte “ha abusato del proprio potere emettendo mandati di arresto infondati contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant”. Trump stabilisce che “qualsiasi tentativo da parte della Cpi di indagare, arrestare, detenere o perseguire persone protette (in sostanza i governanti e i militari israeliani) costituisca una minaccia insolita e straordinaria alla sicurezza nazionale”. Di conseguenza “gli Stati Uniti imporranno sanzioni concrete e significative a coloro che sono responsabili delle violazioni della Cpi”. L’Ordine esecutivo ha sanzionato direttamente Karim Khan, il Procuratore capo della Cpi, però, al tempo stesso Trump ha delegato il Segretario di Stato, Marco Rubio, a designare gli ulteriori soggetti da sanzionare fra tutti coloro che partecipano o contribuiscono all’attività della Cpi. Dopo il capo della Procura sono stati sanzionati altri otto magistrati. A Francesca Albanese sono state applicate le sanzioni previste per la Cpi perché, nella sua qualità di Relatrice speciale dell’Onu”, si è impegnata direttamente con la Corte penale internazionale negli sforzi per indagare, arrestare, detenere o perseguire cittadini degli Usa o di Israele”.

Le sanzioni alla Cpi hanno suscitato un’ondata di dissenso. In particolare, 79 Stati parti dello Statuto di Roma hanno rilasciato una Dichiarazione congiunta riaffermando il loro “sostegno continuo e incrollabile all’indipendenza, all’imparzialità e all’integrità della Cpi”, evidenziando come le sanzioni siano in grado di paralizzare l’attività della Corte, aumentando il rischio di impunità per crimini gravi, minando lo stato di diritto e compromettendo la sicurezza globale. Curiosamente tale Dichiarazione non è stata sottoscritta dall’Italia, sebbene l’Atto costitutivo della Cpi sia stato fondato proprio a Roma nel 1998. Per i loro effetti extraterritoriali le sanzioni statunitensi hanno la capacità di compromettere gravemente il funzionamento della Corte. Infatti le istituzioni finanziarie (come succede per l’Albanese) potrebbero rifiutarsi di collaborare con la Cpi per timore di ritorsioni da parte degli Stati Uniti, impedendone così l’accesso ai servizi bancari essenziali. Analogamente, le aziende che forniscono servizi informatici e tecnologici fondamentali per la raccolta e la gestione delle prove potrebbero decidere di interrompere ogni rapporto con la Corte, privandola di strumenti essenziali per il suo operato.

La pretesa di bloccare la Corte penale internazionale, proprio nel momento in cui sarebbe massimo il bisogno di reagire con misure di giustizia a un genocidio in corso, è uno scandalo, un golpe contro il diritto internazionale e le regole che faticosamente la Comunità internazionale si è data per cercare di rafforzare la debole trama del diritto internazionale dei diritti umani. È uno schiaffo in faccia ai 125 Paesi che hanno sottoscritto lo Statuto di Roma. Le sanzioni sono state adottate nell’interesse esclusivo di Israele, quindi si può ben dire che Trump sta facendo “il lavoro sporco” per Israele.

L’Unione europea potrebbe impedire il sabotaggio Usa della Cpi perché, a suo tempo, si è dotata di uno strumento il “Regolamento di blocco” (n. 2271/96), emanato per reagire agli effetti extraterritoriali delle sanzioni americane nei confronti di Cuba, Iran e Libia. Per farlo, la Commissione dovrebbe inserire l’Ordine esecutivo di Trump nell’elenco dei provvedimenti soggetti al blocco. Non averlo fatto sinora è un altro indice dell’insostenibile leggerezza del servilismo dei dirigenti Ue.

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