SANZIONI GRANDI, GRANDISSIME da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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SANZIONI GRANDI, GRANDISSIME da IL MANIFESTO

Sanzioni per 1000 miliardi, niente soldati

Le grandi impotenze. Stati uniti, Joe Biden parla alla nazione: «Questo è un atto preparato da mesi», il leader russo «un aggressore». Per ora non è in programma l’estromissione dal sistema di pagamento Swift

Roberto Zanini  25.02.2022

È già buio a Kiev quando Joe Biden inizia il suo discorso alla nazione. Ma dodici ore dopo l’inizio dell’attacco all’Ucraina, «non provocato e non giustificato», la questione del presidente americano è democrazia contro dittatura, vecchia onesta autodeterminazione a suon di dollari contro etero-determinazione a suon di botte. È noi contro loro, una volta ancora.
Sanzioni grandi, grandissime, fine-di-mondo? Nel festival di ipocrisie che si celebra tra Mosca e Washington lo zarista neo-imperiale si era esibito all’alba, e mentre Wall Street perde il 2,5 (la chiamano correzione) e il barile vola al record di 106 dollari, al tramonto tocca al leader della democrazia combustibile occidentale.

«QUESTA È UNA GUERRA premeditata da mesi, Putin è un aggressore – dice Joe Biden – e dovrà affrontarne le conseguenze. Sto autorizzando forti sanzioni e limiti di export contro la Russia e non siamo da soli, ma in una coalizione che rappresenta metà dell’economia mondiale. Limiteremo la possibilità russa di fare affari, abbiamo sanzioni per 1000 miliardi di dollari contro le banche russe, c’è anche una lista di persone e di loro familiari che traggono beneficio dalle politiche di Putin e devono condividerne il dolore. Limiteremo l’accesso russo alla tecnologia, dall’attività spaziale alla costruzione di navi». Non c’è l’equivalente finanziario dell’atomica, l’estromissione di Mosca dal sistema Swift, quello su cui viaggiano quasi tutti i pagamenti internazionali: contraria soprattutto la Germania (e quindi l’Ue), potrebbe fare più danni a “noi” che a “loro”.
Niente truppe Usa sul terreno, come previsto: «Voglio essere chiaro, le nostre forze non combatteranno in Ucraina. Ma difenderemo ogni territorio della Nato che sarà minacciato. Diamo miliardi di dollari alla Nato, e abbiamo migliaia di soldati in Polonia e ora anche in Estonia, Lettonia e Lituania, rinforzeremo la presenza in Germania». I costi per gli Stati uniti? «Faremo il possibile per limitare il prezzo di gas e benzina, abbiamo chiesto alle aziende di non speculare e ci sono scorte, stiamo lavorando per assicurare le forniture globali di energia. Sarà difficile, ma contro i bulli noi reagiamo». Parlerà con Putin? «Non ne ho alcuna intenzione». Il sistema Swift? «Abbiamo una posizione diversa da altre nazioni». Perché le precedenti sanzioni non hanno fermato Putin? «Ci vuole tempo, ne riparleremo tra un mese e vedremo». Esorta la Cina a isolare la Russia? «Non posso commentare».
Concordate con i colleghi del G7, queste sono le «sanzioni devastanti» su cui la Casa bianca scommette. Ma deve affrontare un’opinione pubblica poco granitica: i commenti dei lettori sul New York Times sono un buon termometro e c’è di tutto, da «andiamo a bombardarli» a «perché preoccuparci dell’Ucraina con tutti i nostri problemi» – e ogni sfumatura intermedia.

LA POLITICA INTERNA pesa eccome in questa temperie. La rete trumpista Fox News fa campagna anti-Biden anche con l’Ucraina e mentre volavano i primi razzi l’ex presidente Trump è intervenuto per telefono accusando «la debolezza e l’incompetenza di Joe Biden». E il top mezzobusto Tucker Carlson si è chiesto perché gli americani debbano odiare Putin, definendo l’Ucraina «un puro stato-cliente degli Usa». E magari lo è anche, ma gli inviati di Fox News raccontano un’altra storia.
Una volta di più, il solo a dire qualcosa di diverso dai prestampati del Dipartimento di Stato – e dalla corsa alle spese militari che comportano – è il senatore socialista del Vermont Bernie Sanders, che pure considera l’attacco «una indifendibile violazione». «Qui non è popolare considerare la prospettiva dell’avversario – ha detto nei giorni scorsi in Campidoglio l’uomo che ha conteso la nomination a Joe Biden – ma la Russia vive come una minaccia il fatto che l’Ucraina entri nella Nato, e noi lo sappiamo dal crollo dell’Urss. Chiaramente l’invasione dell’Ucraina non è la soluzione, ma nemmeno l’intransigenza della Nato ad ogni costo». Costo che il senatore conosce bene: è il capo della commissione bilancio del Senato, quella che deve tirare fuori i soldi per ogni nuovo enorme budget militare americano e tagliare tutto il resto.
C’è una nuova cortina di ferro in Europa, chi l’abbia davvero voluta è da vedere.

Le nuove sanzioni dell’Europa per strozzare l’economia russa

La risposta all’attacco. In campo un secondo drastico pacchetto di misure, che potranno essere ancora aggravate. Obiettivo: «Limitare drasticamente l’accesso di Mosca ai mercati di capitali». Boris Johnson mette al bando Aeroflot e annuncia provvedimenti contro banche e averi degli oligarchi

Anna Maria Merlo  25.02.2022

Putin ha «riportato la guerra in Europa» accusa la Ue, con una «vergognosa violazione dell’ordine internazionale». Di fronte all’attacco contro l’integrità dell’Ucraina, i 27, riuniti ieri sera in un Consiglio straordinario, presentano un «pacchetto massiccio» di sanzioni, in coordinamento con Usa, Canada, Gran Bretagna, Giappone, Australia, Norvegia.

Sono le più severe mai prese, una seconda ondata dopo le prime decisioni del 22 febbraio, che erano la tappa iniziale di un intervento «graduato»: adesso si tratta «di limitare drasticamente l’accesso della Russia ai mercati di capitali», ha spiegato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Le nuove misure avranno effetti «moltiplicati» rispetto alle sanzioni dell’inizio della settimana, di limitare l’accesso della Russia alle «tecnologie cruciali», anche militari, infine ci sono sanzioni individuali, che colpiscono al portafoglio l’entourage di Putin, con il gelo degli averi degli oligarchi e la privazione di visti (in discussione nella notte anche il visto per Putin).

Le sanzioni europee, che potranno essere ancora aggravate in reazione al degradarsi della situazione sul terreno – è un modo per lasciare ancora un margine alla diplomazia, ancora ieri sera Macron ha telefonato a Putin – mirano ad effetti immediati (contro gli oligarchi), ma soprattutto nel medio e lungo periodo, l’economia russa «non sarà più come prima»: l’obiettivo è «mettere fine alla crescita economica russa», «aumentare il costo dei prestiti», una crescita dell’inflazione, ci saranno «interferenze» sull’uscita di capitali, «un’erosione progressiva della base industriale» russa.

La Russia pagherà con la limitazione dell’accesso alle nuove tecnologie «cruciali», dalle componenti di alta tecnologia ai software di punta. Eventuali sanzioni potranno essere prese in un secondo tempo anche contro la Bielorussia, che collabora nell’aggressione ed è stata messa esplicitamente in causa ieri, sia dalla Ue che dal G7, mentre il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, ha lanciato un messaggio a Minsk: «Non seguite Putin».

Il premier britannico Boris Johnson ha annunciato sanzioni contro le banche, l’export di tecnologia (elettronica, telecom, aerospace), “gelo” degli averi di oligarchi e famiglia (nel mirino è finito anche il magnate Roman Abramovich, proprietario fra le altre cose del club calcistico Chelsea), e ha messo al bando Aeroflot.

Discussione tra i 27 sull’esclusione delle banche russe dal sistema Swift, Germania e Italia hanno espresso riserve, perché avrà un effetto boomerang sui creditori della Russia. L’esclusione della Russia dal sistema di interconnessione bancaria Swift è stata chiesta ieri dal ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba e il britannico Boris Johnson preme perché l’occidente l’approvi. Ieri, la Svizzera ha preso un vago impegno a seguire le sanzioni Ue, «neutralità non significa indifferenza», ma senza gelare gli averi individuali. Ogni membro Ue dovrà fare i conti con gli effetti delle sanzioni, diverse tra paesi: l’Irlanda, per esempio, che ospita la sede di 106 società russe, assicura di appoggiare «ogni sanzioni aggiuntiva», ha detto il vice-primo ministro, Leo Varadker, «l’Irlanda è neutrale, ma questo conflitto non lo è».

Il settore dell’energia è per gli europei quello più delicato, vista la forte dipendenza (più del 40% del gas utilizzato nella Ue è russo, ma è al 55% per la Germania). I prezzi sono alle stelle e ancora in salita, mentre i cittadini europei temono l’inflazione. Ci saranno interventi «senza debolezza» in questo settore per il primo ministro belga Alexandre De Croo, Emmanuel Macron ha evocato «sanzioni all’altezza dell’aggressione» anche in questo campo. Il presidente di Total, Patrick Pouyanné, mette in guardia: il gas russo non è sostituibile nell’immediato, anche volendo rimpiazzarlo con rifornimenti di gnl (gas liquido) non ci sono abbastanza terminal. Il vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, ha avvertito: la Russia risponderà al blocco all’export, i 27 «devono accettarlo». I paesi più colpiti dalle rappresaglie russe chiedono «solidarietà».

Prima del Consiglio europeo, in presenza ieri sera a Bruxelles, c’è stato un G7 video, mentre oggi si riunisce la Nato per l’articolo 4 e c’è un vertice Esteri, per convalidare le decisioni del Consiglio Ue. Il G7 ha condannato l’invasione (Putin che «si è messo dalla parte sbagliata della storia») e ha invitato i membri a varare «sanzioni severe e coordinate». C’è l’impegno a «monitorare» i mercati del petrolio e del gas, per mirare alla «stabilità delle forniture».

In Francia, Emmanuel Macron si è rivolto alla nazione, con estrema gravità ma senza escalation verbale, a differenza di Boris Johnson, che ha definito Putin «un dittatore». Macron ha definito gli avvenimenti «una svolta nella storia d’Europa» che avranno «conseguenze durevoli, profonde nelle nostre vite», ha parlato di sanzioni sia «sul piano militare e economico che nel campo dell’energia».

Sul piano militare, c’è l’invio di rinforzi in Romania in ambito Nato e, forse, un cambiamento di dottrina, con la consegna di armi all’Ucraina. Boris Johnson si è impegnato a nuove consegne. Oggi, Macron riceve all’Eliseo i due ex presidenti, François Hollande e Nicolas Sarkozy (che avevano rispettivamente affrontato la crisi della Crimea nel 2014 e quella della Georgia nel 2008). Il Parlamento europeo, che ieri ha sentito Borrell, discuterà dell’invasione dell’Ucraina il 1° marzo.

Alcuni ex politici europei entrati nelle direzioni di società russe si sono dimessi (l’austriaco Christian Kern, il finlandese Esko Aho e l’italiano Matteo Renzi che ieri ha lasciato il cda di Delimobil, maggiore servizio di car-sharing russo, fondato dall’imprenditore Vincenzo Trani), mentre il francese François Fillon e il tedesco Gerhard Schroeder restano (anche se condannano).

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