QUANDO È TROPPO È TROPPOTARDI da IL MANIFESTO e IL FATTO
Quando è troppo è troppo tardi
Andrea Fabozzi 21/05/2026
Ben vi stava Perché mai il ministro della difesa Crosetto per criticare l’orrendo Ben Gvir, tra i tanti argomenti che poteva usare, ha scelto di dire che l’Italia non arresta le persone in mare ma al contrario «le soccorre se hanno bisogno»?
È cosa nota che per affrontare i mostri fuori di noi bisogna guardare il mostro che abbiamo dentro, altrimenti perché mai il ministro della difesa Crosetto per criticare l’orrendo Ben Gvir, tra i tanti argomenti che poteva usare, ha scelto di dire che l’Italia non arresta le persone in mare ma al contrario «le soccorre se hanno bisogno»?
Crosetto sa benissimo che non è così, fa parte di un governo che ha da poco approvato un blocco navale e che si appresta a presentare l’ennesimo decreto per sbarrare ai migranti porti e vie di salvezza; Crosetto è ministro di quella difesa che consegna le corvette a una specie di guardia costiera libica che poi le usa per sparare alle navi ong mentre stanno – loro sì – soccorrendo i naufraghi.
Crosetto ha visto gli effetti di queste politiche appena cinque giorni fa, quando una bambina piccolissima, nata poche settimane prima da una donna della Costa d’Avorio, è morta di freddo per essere rimasta troppo in mare, mentre le imbarcazioni che avrebbero potuto salvarla erano tenute lontane o sequestrate a riva per decisioni del governo. Ma evidentemente Crosetto non si riferiva ai migranti.
Così come non si riferiva ai palestinesi la corrente di indignazione che ha percorso per una volta anche la maggioranza e il governo, arrivato a convocare l’ambasciatore di Israele dopo la macabra esibizione di Ben Gvir, identica a decine di altre che avevano come fondale e vittime detenuti palestinesi. E le brutalità a favore di telecamera sono la radice quadrata delle brutalità che avvengono a porte chiuse ma che conosciamo tutti, ormai, dopo centinaia di racconti. Le conosce anche Tajani, ora giustamente indignato da quell’idealtipo del vigliacco che è Ben Gvir. Eppure appena dieci giorni fa il suo no è stato decisivo, assieme a quello del collega tedesco, non solo per non sospendere l’accordo di collaborazione tra Ue e Israele ma anche per non sanzionare i più loschi esponenti del governo di Tel Aviv, sostenitori delle violenze dei coloni. Il primo della lista era Ben Gvir.
La «linea rossa» che secondo il governo italiano adesso e solo adesso è stata superata dal ministro israeliano che infierisce contro donne e uomini prigionieri, in realtà è stata sgretolata così tante volte, verrebbe da dire 73mila altre volte come il conteggio ufficiale dei morti a Gaza, senza alcuna reazione e senza alcuna iniziativa degna da parte del governo italiano. Che per esempio, mentre si indigna oggi, ancora non ha dato il via libera alla rogatoria chiesta dai magistrati di Roma che vorrebbero conoscere i nomi dei militari israeliani che hanno illegalmente sequestrato in mare gli equipaggi della precedente Flotilla. All’epoca Meloni parteggiava per gli assalitori. Ma ben vengano le conversioni, anche quelle per opportunismo, che siano però almeno un po’ credibili. Altrimenti più dell’indignazione di oggi continueremo a ricordare lo squallore di ieri, quel «se la Flotilla ha fortuna al massimo la fermano per tre o quattro ore e potrà gridare alla tortura, è il massimo a cui aspirano». Non era Ben Gvir, era La Russa.
Se gli israeliani ci occupassero Linosa, che farebbe il governo?
Domenico Gallo 21 Maggio 2026
Un commando di incursori della Marina israeliana è sbarcato nell’isola di Linosa e ha sequestrato dodici pescatori. Nell’azione lampo durata appena 4 minuti, è stato sequestrato il pescato e le barche dei pescatori sono state affondate. Poche ore dopo, Netanyahu si è recato nel bunker della Marina per complimentarsi con gli incursori e ha dichiarato che la loro sagace azione è servita a sventare un grave pericolo per la sicurezza d’Israele. Infatti, gli attivisti antisemiti, travestiti da pescatori, si preparavano a sbarcare il pesce in Palestina. Naturalmente quest’azione proditoria non è passata inosservata. La premier Meloni ha tuonato: noi siamo un paese sovrano, nessuno può permettersi di violare la nostra sovranità. Il ministro Nordio, dal canto suo, ha tuonato contro la mollezza dei magistrati e ha dichiarato che si aspetta il massimo rigore nella persecuzione dei reati commessi in territorio italiano.
Forse le cose non si sono svolte così. I dodici italiani sono stati sequestrati in alto mare su navi battenti bandiera italiana, quindi i reati sono stati commessi in Italia. Dopo il sequestro dei dodici italiani, Israele ha attaccato tutte le altre imbarcazioni della Flotilla sequestrando oltre 400 persone, fra cui altri 29 italiani. Dal punto di vista del diritto non vi è nessuna differenza fra un rapimento avvenuto sulla spiaggia di Linosa e un rapimento avvenuto in alto mare su una nave italiana.
Questi fatti offendono lo stesso bene giuridico protetto dalle norme penali. Il pigolio delle autorità italiane, l’imbarazzo a reagire a un’offesa così grave portata contro lo Stato italiano, ci fanno capire quanto sia cialtronesco il nazionalismo di Meloni e compagni. Di fronte a questa scena muta, pur apprezzando l’impegno del ministro Tajani a far rientrare subito in Italia il giornalista del Fatto, quello che viene in evidenza è la totale mancanza di dignità nazionale dei “patrioti” al governo. Né la flebile protesta per il video degli ostaggi prostrati di fronte a Ben-Gvir muta lo scenario. Il servilismo dei governi italiani (non solo Meloni) verso l’alleato americano ci ha fatto accettare umiliazioni di ogni sorta della sovranità nazionale purché avvenissero riservatamente, si pensi al rapimento di Abu Omar effettuato da agenti della Cia a Milano il 17 febbraio 2003, ma ha anche incontrato dei limiti nel caso di violazioni commesse alla luce del sole, si pensi alla notte di Sigonella. È inspiegabile che da Israele, che non è nostro alleato e non fa parte della Nato, si accettino umiliazioni della nostra sovranità molto più gravi di quelle che abbiamo subito dagli Usa. L’unica spiegazione è la simpatia ideologica fra Fratelli d’Italia e Lega e le coordinate politiche che guidano l’azione del governo Netanyahu: disprezzo del diritto internazionale, suprematismo bianco, apartheid. Queste caratteristiche in Israele sono spinte fino all’estremo, in Italia non sarebbe possibile finché resiste la Costituzione, ma la Meloni appartiene alla stessa famiglia politica di Netanyahu e di Trump. Un legame che emerge con chiarezza quando il veto italiano (assieme a quello della Germania) impedisce la sospensione dell’Accordo di associazione dell’Ue con Israele. L’assordante silenzio del governo italiano verso il massacro della popolazione palestinese di Gaza, verso le stragi commesse in Libano e la criminale pulizia etnica in Cisgiordania, non esprime soltanto indifferenza alle tragedie in corso, l’espresso boicottaggio per le determinazioni delle Corti internazionali, trasformano l’italica ignavia in complicità. Questi ultimi eventi dimostrano quanto sia indispensabile una svolta politica. Le forze politiche democratiche devono unirsi in un nuovo Comitato di liberazione nazionale per liberare l’Italia dalla nuvola nera che sta intossicando la nostra vita.
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