PEZZE A COLORI: COSÌ LA NAVE ITALIA RISCHIA DI AFFONDARE da IL FATTO e IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
9339
post-template-default,single,single-post,postid-9339,single-format-standard,stockholm-core-2.3.2,select-child-theme-ver-1.0.0,select-theme-ver-9.0,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_menu_,wpb-js-composer js-comp-ver-6.7.0,vc_responsive

PEZZE A COLORI: COSÌ LA NAVE ITALIA RISCHIA DI AFFONDARE da IL FATTO e IL MANIFESTO

  •  

 

Energia, il piano di Cingolani? Tappare le falle. Così la ‘nave Italia’ rischia di affondare

 Ugo Bardi  9 SETTEMBRE 2022

Mi stavo guardando oggi gli ultimi provvedimenti del governo contro la crisi del gas naturale. Una serie di pezze messe qua è là: abbassare il termostato, spegnere le luci, docce più brevi, cose del genere. Poi sostituire il gas fossile con altri fossili, carbone per esempio: qualunque cosa che brucia va bene. E’ la strategia del tirare avanti “finché la barca va” che conosciamo bene in Italia. Pensando a questo modo di dire, mi è venuta in mente una storia recente: quella del naufragio della “El Faro” nel 2015 nell’Atlantico. E’ dai disastri che si impara, per cui permettetemi di raccontarvela in breve.

La El Faro non era una barchetta. Era una porta-container da oltre 30 mila tonnellate progettata per navigare in ogni condizione di mare. E’ stata una tragedia del tutto inaspettata che sia affondata con la perdita di tutto l’equipaggio. Cosa era successo? La cosa interessante è che non ci sono stati veri e propri errori del capitano (come invece era successo per la Costa Concordia nel 2012). Il problema è stato che nessuno sul ponte di comando si era reso conto del rischio che la nave correva affrontando un uragano di classe 4. Via via che si avvicinavano all’uragano, la situazione peggiorava. La risposta dell’equipaggio era di rimediare il rimediabile: tappare le falle, fare piccole variazioni di rotta, aggiustare quello che si rompeva.

LEGGI ANCHE

Caro energia, Cingolani riaccende sette centrali a carbone: la produzione dalle fonti più inquinanti salirà del 125% rispetto al 2021

Quando si sono accorti che rischiavano veramente di affondare, era troppo tardi per fare quello che avrebbero dovuto fare molto prima: cambiare rotta. Era troppo tardi anche per mettere in mare le zattere di salvataggio. Nessuno è sopravvissuto. E’ stata una storia drammatica e triste, ma che perlomeno ci illustra come cercare solo soluzioni a breve termine non risolve veramente i problemi. Questo atteggiamento a breve termine, tappare le falle via via che si presentano, è evidente nel piano di Cingolani. Ma nessuno al governo sembra rendersi conto che il paese sta fronteggiando un vero e proprio uragano economico e che non basta mettere pezze qua e là per risolverlo.

Il problema non è sopravvivere a questo inverno con calzini di lana e cose del genere, magari fosse tutto lì! Anche ammesso che riusciremo a installare i nuovi rigassificatori in tempi brevi, il problema è che il gas liquefatto costa caro. Molto più caro di quello che importavamo via gasdotto dalla Russia. Costa caro perché è costoso estrarlo, liquefarlo, trasportarlo e rigassificarlo. Ancora peggio, le navi che portano il gas liquefatto vanno dove i proprietari vogliono. Affidandoci al trasporto via nave ci mettiamo in bocca proprio a quegli speculatori di cui tutti si lamentano in questi giorni – gente che lucra sui prezzi sfruttando le difficoltà degli acquirenti.

Ma è così che funziona, è il bello del libero mercato. L’idea di mettere un “tetto” al prezzo del gas è un’altra pezza che non risolve niente. Fra le altre cose, non pensate che il gas americano duri per sempre: nessuna risorsa minerale è infinita. Per non parlare dei danni che fanno al clima le perdite di metano nel trasporto del gas liquefatto. Nessuno al governo sembra rendersi conto (o perlomeno non lo dice apertamente) che l’Italia vive principalmente con i ritorni delle esportazioni dei prodotti delle nostre industrie. Ma produrre qualsiasi cosa richiede energia e il costo dell’energia si riflette direttamente su quello dei prodotti.Se i prezzi dell’energia aumentano, le ditte Italiane rischiano di non essere più competitive sul mercato internazionale. E allora sono costrette a chiudere. E non è solo l’industria il problema. Parlavo in questi giorni con la direttrice di un museo fiorentino. Mi diceva che non possono più permettersi di pagare le bollette della luce e del riscaldamento. E allora cosa facciamo? Distribuiamo calzini di lana ai turisti? E li facciamo visitare il museo al buio? Più semplicemente, il museo chiude e così perdiamo anche i ritorni economici del turismo.

Siamo tutti disposti a fare sacrifici e li facciamo anche volentieri, ma in cambio di qualcosa di utile per il paese. Li faremo in cambio di un’infrastruttura che renda l’Italia finalmente libera dai ricatti dei produttori di energia, chiunque essi siano. Nella situazione attuale questa infrastruttura non può che essere basata sull’energia rinnovabile, l’unica che l’Italia, il “paese del sole”, può produrre sul proprio territorio. Ma arrivare a un’economia basata sulle rinnovabili richiederà tempo e non riusciremo mai ad arrivarci se non ci rendiamo conto del vero uragano che ci sta piombando addosso: la guerra. Più che dirci di indossare calzini di lana, il governo dovrebbe seriamente lavorare per la pace in Ucraina. Altrimenti, la “nave Italia” rischia veramente di affondare.

Clima, è l’estate più calda degli ultimi trenta anni

L’ALLARME DEL COPERNICUS CLIMATE CHANGE SERVICE. Le temperature potrebbero essere la causa di decessi registrati in Italia nel mese di luglio

Luca Martinelli  10/09/2022

La temperatura media in Europa tra giugno e agosto 2022 è stata di 1,34°C superiore a quella media stagionale nel periodo 1991-2020: in pratica, quella che sta finendo è l’estate più calda in Europa negli ultimi trent’anni. Il record precedente era stato stabilito solo lo scorso anno: nel 2021, però, la temperatura media era stata inferiore di 0,4°C. L’estate del 2003, forse il momento in cui abbiamo fatto per la prima volta i conti con gli effetti dei cambiamenti climatici, era stata più fresca di 0,6°C.

I dati sono stati diffusi dal Copernicus Climate Change Service (C3S), il servizio del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione europea e finanziato dall’Unione europea. In agosto le temperature europee sono state superiori alla media in particolare nella parte orientale del continente, ma fin da giugno e luglio erano al di sopra della media nell’area Sud-occidentale, dove si sono concentrate le ondate di calore. L’agosto 2022 è stato anche molto più secco rispetto alla media in gran parte dell’Europa occidentale e in alcune aree dell’Europa orientale, mentre è stato più umido in Scandinavia e in alcune aree dell’Europa meridionale e sud-orientale.

Secondo Freja Vamborg, ricercatore del Copernicus Climate Change Service, «un’intensa serie di ondate di calore in tutta Europa, combinate con condizioni di insolita siccità, hanno portato a un’estate estrema, che ha battuto tutti i record in termini di temperatura, siccità e attività degli incendi in un alto numero di regioni europee». Le ondate di calore oltre all’Europa hanno coinvolto la Cina centrale e orientale per tutti e tre i mesi estivi. Anche il Nord America, il Nord-ovest dell’Africa, il Giappone e la Russia orientale hanno vissuto una delle estati più calde della storia. In Europa nel mese di agosto le temperature medie hanno registrato un +1,72°C rispetto alla media 1991-2020, ben 0,8°C in più rispetto al precedente record del 2018 e 0,9°C rispetto al 2003, al 2010 e al 2015.

Gli effetti di queste temperature straordinarie sarebbero alla base, secondo l’Istituto nazionale di statistica, dell’eccesso di decessi registrati in Italia nel mese di luglio di quest’anno. In un mese, infatti, sono morte 62mila persone, un numero superiore di circa il 20% rispetto a quello degli anni precedenti, anche agli anni 2020 e 2021 caratterizzati dagli effetti della pandemia da Covid-19. «L’incremento dei decessi del mese di luglio del 2022 potrebbe essere in buona parte dovuto all’eccezionale e persistente ondata di caldo che sta caratterizzando l’estate nel nostro Paese e in molti altri paesi dell’Europa dove si osserva, infatti, un fenomeno analogo» scrive l’Istat in una nota diffusa alla fine di agosto. «Un livello simile – ricorda – ci fu nel 2015 per effetti climatici, con incrementi dei decessi molto accentuati nei mesi freddi e caldi dell’anno».

In Italia, secondo i dati diffusi dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, la temperatura media nell’estate del 2022 è stata di oltre 2 gradi superiore rispetto alla media registrata tra il 1991 e il 2020. A meno di una riduzione delle emissioni, i rischi saranno sempre più alti: «La serie di ondate di calore europee di quest’estate è stata causata da particolari modelli meteorologici, ma le temperature registrate sono state più calde di quanto sarebbero state a causa dei cambiamenti climatici» afferma Samantha Burgess, vicedirettore del Copernicus Climate Change Service (C3S). «Con il riscaldamento del clima, l’Europa sperimenterà ondate di calore più frequenti e più intense». Siamo allo stesso tempo causa e vittime dei cambiamenti climatici.

Ù

Ò

No Comments

Post a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.