NO PEACE NO PANEL: NELL’INFORMAZIONE PUBBLICA SERVE PARLARE DI PACE da IL MANIFESTO
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NO PEACE NO PANEL: NELL’INFORMAZIONE PUBBLICA SERVE PARLARE DI PACE da IL MANIFESTO

No Peace No Panel: nell’informazione pubblica serve parlare di pace

LA CONFERENZA AL SENATO. Il presidente Fnsi Vittorio Di Trapani: «Se devo scegliere da che parte stare, sto dalla parte delle vittime, di tutte le vittime»

Margherita Cordellini, ROMA  26/06/2024

Martedì si è tenuto l’evento No peace No panel: una proposta per il servizio pubblico sui media e racconto della guerra, alla sala capitolare del Senato della Repubblica. L’oggetto dell’incontro è l’assenza di punti di vista pacifisti nell’informazione pubblica. Come dichiarato da Max Brod, giornalista Rai e coordinatore della campagna, No peace No panel è una «proposta giornalistica» per garantire il contraddittorio anche in tempo di guerra. «Le associazioni pacifiste e per il disarmo – prosegue – chiedono di essere rappresentate equamente» nel servizio pubblico. Oltre a lui, sono intervenuti il presidente dell’Ordine dei giornalisti (Odg) Carlo Bartoli, Monica Pietrangeli dell’esecutivo Usigrai, il presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) Vittorio Di Trapani, il giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli, Christian Ferrari della Segreteria Cgil, Roberto Zuccolini della Comunità di Sant’Egidio, il giornalista Rai Manuele Bonaccorsi, Enzo Nucci di Articolo 21, Simona Maggiorelli direttrice del settimanale Left, il coordinatore Campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo Francesco Vignarca e la giornalista Lucia Goracci. A introdurre la tavola rotonda è stata la presidente della commissione di vigilanza Barbara Floridia, sottolineando l’importanza di «parlare di percorsi di pace» in un mondo in cui «una persona su sei vive in un contesto di guerra».

Uno dei temi centrali affrontati è il ruolo dei giornalisti nel raccontare i conflitti. Vittorio Di Trapani ritiene inaccettabile che si chieda ai giornalisti «di essere parte della guerra» schierandosi da una parte o dall’altra. «Se devo scegliere da che parte stare, sto dalla parte delle vittime, di tutte le vittime» dichiara il presidente Fnsi. La giornalista Lucia Goracci aggiunge che i giornalisti non sono «dispensatori di verità in quanto la verità costringe sempre a prendere posizione» e che «pensare che ci sia solo una verità porta ad assolutismi fuorvianti». Il giornalista Manuele Bonaccorsi mette in guardia contro la fallacia del racconto binario, che contrappone il bene e il male non accettando sfumature. Secondo Bonaccorsi, «non esiste altra soluzione che l’autogoverno dell’informazione». Anche alla «battaglia pacifista fatta per la Palestina dalle nuove generazioni» è stata imposta una narrazione manichea, sostiene la direttrice di Left Simona Maggiorelli. Le manifestazioni pro-Palestina nei campus universitari americani sono, infatti, spesso state accusate di antisemitismo e di essere pro-Hamas. Il presidente Odg Carlo Bartoli sottolinea la responsabilità dei media di non ridurre la guerra a un videogioco: «Noi non crediamo che l’informazione debba educare, ma nemmeno diseducare. Deve rappresentare nella sua profondità questi drammi».

Il presidente dell’Ordine dei giornalisti afferma inoltre che «in frangenti di guerra i giornalisti sono estremamente sgraditi e diventano bersagli». Infatti, i giornalisti palestinesi assassinati a Gaza dal 7 ottobre in poi sono più di 150, ma, come evidenzia Vittorio Di Trapani, c’è una notevole differenza fra il linguaggio usato dai media per descrivere le vittime degli attacchi del 7 ottobre e le vittime palestinesi: le prime sono stati «uccise», le seconde sono «morte». Anche Lucia Goracci sottolinea la differenza di trattamento da parte dei media, che spesso ritengono poco attendibili i dati rilasciati dal ministero della salute di Gaza e i racconti dei giornalisti palestinesi. La presidente Floridia conclude l’incontro annunciando che si farà «promotrice di un atto di indirizzo della commissione di vigilanza affinché la campagna No peace No panel venga recepita dalla Rai, nel pieno rispetto delle sensibilità di ciascun commissario».

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