MELONI OSTACOLA LA CONVIVENZA da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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MELONI OSTACOLA LA CONVIVENZA da IL FATTO

Fascisti su Marte: Meloni ostacola la convivenza

DOMENICO GALLO  20 APRILE 2023

È il film di fanta-revisionismo storico girato come un falso documentario e parodiando lo stile dei cinegiornali dell’Istituto Luce del ventennio fascista, tratto dagli omonimi sketch di Corrado Guzzanti per il programma televisivo Il caso ScafrogliaFascisti su Marte potrebbe essere il titolo adatto alla performance che in questi giorni stanno rappresentando i vertici delle istituzioni per spiegare agli italiani quale sia il core business della loro “missione” politica. Quale terreno più adatto del fenomeno delle migrazioni umane per sperimentare il nuovo corso e riabilitare le parole antiche che la Costituzione aveva mandato in archivio?

Il ministro dell’Agricoltura ha ripreso un’espressione (“sostituzione etnica”), in passato già adoperata dalla Meloni, senza rendersi conto che prima di lui era stata adoperata da Adolf Hitler nel Mein Kampf a proposito dei complotti giudaici contro il popolo tedesco.

Si tratta di due parole rivelatrici, come osserva il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, che messe insieme “condensano tutta una serie di pensieri respingenti, xenofobi e razzisti”. Dietro queste parole c’è una concezione della Nazione incentrata sulla retorica di “sangue e suolo”, Blut und Boden, un concetto fondamentale del nazionalsocialismo, secondo il ministro dell’Agricoltura nazista Richard Walther Darré che, depurato della sua cupa risonanza eugenetica, oggi rischia di diventare senso comune. Del resto, nell’intera campagna elettorale è risuonato lo slogan “Dio, Patria e Famiglia” che fu coniato da Giovanni Giurati, segretario del Partito nazionale fascista nel 1930-31, per sintetizzare una visione della comunità politica ispirata ai valori del fascismo.

Il cosiddetto decreto Cutro e gli emendamenti peggiorativi che in questo momento sono in discussione al Senato dimostrano che il tema non è il governo dell’immigrazione, ma l’utilizzo del popolo dei migranti per costruire una narrazione seriamente razzista nel nostro Paese e inventare un capro espiatorio contro il quale deviare l’insicurezza diffusa in ampi strati della popolazione. Il tema è l’occasione per rilanciare nel discorso pubblico le parole dell’esclusione, della discriminazione, della contrapposizione etnica.

Avevano promesso di fermare il flusso dei disperati che arrivano sulle nostre coste in cerca di salvezza da guerre, fame e persecuzioni, di bloccare i porti altrui, di affondare le navi delle Ong che fanno il salvataggio in alto mare, di arginare il fenomeno mostrando i muscoli, con una postura decisa che i precedenti governi non avevano avuto il coraggio di adottare.

Per ironia della sorte, l’avvento del nuovo governo non ha portato a una riduzione dei flussi di immigrazione “illegale”, bensì al loro incremento. Ciò è del tutto ovvio poiché l’incremento o il decremento del flusso dei rifugiati nel mondo dipende da vicende internazionali ed è indifferente al volto feroce dei governanti o alle beghe interne della politica italiana. È del tutto evidente che la miserabile opzione di eliminare la protezione speciale (che nel 2022 ha riguardato solo 10.000 persone) non ha nulla a che vedere con le vicende internazionali che provocano la fuga di milioni di persone dai loro Paesi d’origine. Però questa scelta, assieme alle altre misure “punitive” nei confronti della popolazione di migranti presente nel nostro Paese, ha molto a che vedere con la coesistenza fra “migranti” e “italiani”. È un dato strutturale che nessuno Stato europeo, tanto meno l’Italia, può effettuare i rimpatri delle persone che non riescono ad avere un valido titolo di soggiorno, se non in una percentuale irrilevante. La differenza fra gli arrivi e le regolarizzazioni crea una popolazione di “invisibili”, di persone private dei diritti più elementari che per sopravvivere devono chiedere l’elemosina, o piegarsi al lavoro da schiavi o fornire manodopera alla criminalità. La politica anti-immigrazione rivendicata con orgoglio da questo governo è in realtà una politica anti-italiana perché, incrementando l’area della clandestinità, rende più difficile la convivenza.

Il compito di ogni Stato è di assicurare la convivenza pacifica. Per questo e per ragioni morali, la nostra Costituzione ha delegittimato ogni politica che miri a costruire discriminazioni. Se si vuole la coesistenza armoniosa degli individui che vivono all’interno dei confini dello Stato italiano, la politica deve operare per rendere conviviali le differenze, mentre i messaggi culturali e i provvedimenti emanati dagli attuali decisori politici puntano proprio a ottenere l’effetto contrario.

Si avvelenano i pozzi dove sgorga l’acqua della convivenza, ma quell’acqua la dobbiamo bere tutti.

Lollobrigida parla di sostituzione etnica, ma questa destra punta alla sostituzione etica

Beppe Giulietti  19/04/2023

Non si tratta di un gioco di parole, ma di questione politica di primaria grandezza. Finiamola con il “riduzionismo” di chi vorrebbe smorzare, giustificare, comprendere, ridimensionare o, peggio ancora, buttare la palla in tribuna derubricando le nefandezze a goliardate, infantilismi, “voce dal sen fuggita”.

Il ministro cognato, Francesco Lollobrigida, ha semplicemente detto quello che pensano le destre radicali del mondo, di Europa e di Italia. Quelle parole sono state scritte e ripetute dai Bannon, dai Trump, dai Bolsonaro, dai Putin, dai Dugin, dagli Orban, bastava ascoltare e leggere. Quelle parole sono ripetute dagli alleati storici della Meloni in Europa, dai fascisti di Vox ai seguaci della signora Le Pen, e segnano le posizioni dei suprematisti.La “sostituzione etnica” è la premessa teorica di ogni costruttore dei muri del livore, dell’odio, del razzismo e conduce direttamente alla guerra senza confini, alla spirale guerra, armi, terrorismo, odio diffuso, invisibilità quotidiana; altro che sicurezza domestica e internazionale!

Le parole del ministro cognato suonano ancora più sinistre perché arrivate dopo quelle sui musicisti di via Rasella, sui busti del Duce, sui partigiani “buoni e cattivi”, sulle radici della Costituzione. Il solo fatto che le parole pronunciate dal presidente Mattarella sulle persecuzioni nazifasciste siano state accolte, legittimamente, con entusiasmo e partecipazione da parte delle organizzazioni antifasciste testimonia la gravità della torbida stagione presente.

Le parole del ministro cognato dovrebbero spaventare in primo luogo i “moderati” perché rappresentano la negazione della mitezza, del dialogo, dell’accoglienza. Altro che sostituzione etnica: la destra radicale che oggi governa ha in mente la “sostituzione etica”, lo stravolgimento di tutti i valori fondanti della Repubblica nata dalla lotta di Liberazione.

Non solo vogliono spiantare le radici antifasciste – le loro radici erano e sono ancora a Salò – ma vogliono spiantare anche quelle “radici cristiane”, tanto sbandierate quando si tratta di acchiappare qualche voto.Chiunque abbia ancora a cuore la Costituzione antifascista, antirazzista, solidale, si prepari a scendere in piazza il prossimo 25 aprile, e non solo il 25, lasciando a casa gelosie, divisioni, antichi rancori. La “sostituzione etica” non farà eccezioni e colpirà, senza distinzione di classe, di colore della pelle, di opinioni religiose, di sesso, moderati, radicali, credenti, diversamente credenti e non credenti. Meglio reagire subito, prima che sia troppo tardi.

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