LO STRAPPO DI PARIGI SCATENA LA RABBIA DI NETANYAHU da IL MANIFESTO
Lo strappo di Parigi scatena la rabbia di Netanyahu
Palestina Salgono a 122 le morti causate dalla fame e la malnutrizione. Ma Israele nega la carestia e il governo di destra annuncia ritorsioni contro Parigi per il riconoscimento annunciato dello Stato di Palestina
Michele Giorgio 26/07/2025
GERUSALEMME
Ad Emmanuel Macron i coloni israeliani hanno risposto a modo loro, per dimostrare chi detta legge nella Cisgiordania occupata che il presidente francese, a settembre, riconoscerà come parte dello Stato di Palestina. Per riempire la loro piscina sacra hanno interrotto il flusso dell’acqua della sorgente di Ein Samia (Ramallah), tagliando l’erogazione idrica a una trentina di villaggi palestinesi. Se potesse, il governo israeliano reagirebbe allo stesso modo alla decisione presa da Macron, attuando immediatamente misure concrete sul terreno. La tentazione è annettere da subito gran parte della Cisgiordania, ma non può, almeno non nell’immediato. Per un motivo pratico: la Knesset va in vacanza. E perché, malgrado l’appoggio dell’alleato Trump, proclamare ora la sovranità israeliana sulla Cisgiordania aggraverebbe l’isolamento internazionale in cui si trova Israele.
La controffensiva diplomatica israeliana, per ora, si traduce in una valanga di dichiarazioni contro Parigi. Giovedì sera Benyamin Netanyahu ha accusato il presidente francese di voler «ricompensare il terrorismo». Il ministro degli Esteri, Israel Katz, ha avvertito che tale scelta «potrebbe avere gravi ripercussioni sulle relazioni bilaterali tra Israele e Francia». Fedelissimo al suo ruolo di ultraradicale, il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha definito Macron «un amico dei terroristi» e accusato la Francia di «aver abbandonato ogni pretesa di imparzialità per schierarsi con i nemici del popolo ebraico». Sulla stessa linea il suo collega delle Finanze, Bezalel Smotrich, che ha parlato di «un atto ostile che incoraggia l’odio antisemita mascherato da solidarietà ai palestinesi». Il Consiglio di sicurezza nazionale starebbe ora valutando possibili ritorsioni, tra cui la sospensione di progetti congiunti israelo-francesi e la revisione degli accordi bilaterali. «Israele non rimarrà a guardare mentre partner storici scelgono di legittimare organizzazioni terroristiche», ha avvertito una fonte dell’ufficio del primo ministro. Anche l’opposizione ha reagito, pur con toni più misurati. Secondo il centrista Yair Lapid, il riconoscimento dello Stato palestinese «in questo momento è prematuro e pericoloso».
La decisione francese rappresenta un colpo basso per il governo israeliano, che teme un effetto domino in seno all’Ue, sebbene la Germania – principale alleata in Europa di Israele – abbia assicurato che non intende riconoscere lo Stato palestinese. Proprio Berlino, insieme a Parigi e Londra, ieri ha chiesto la fine della guerra a Gaza e si è dichiarata contraria a «tutti i tentativi di imporre la sovranità israeliana sui Territori palestinesi occupati». Netanyahu ha convocato per questa sera una riunione d’emergenza con i ministri più importanti per elaborare una strategia di risposta. Intanto ha ribadito che «nessuno Stato palestinese sorgerà mai finché Gaza sarà nelle mani di Hamas e la Cisgiordania in quelle dell’Anp». Dalla sua parte si è schierato subito Donald Trump che, dopo aver criticato Macron, ha avvalorato la narrazione israeliana del fallimento dell’ultima sessione di negoziati a Doha, «perché Hamas non ha interesse per la tregua». Netanyahu ha aggiunto che Israele ha pronte «altre soluzioni» per ottenere la liberazione degli ostaggi a Gaza, lasciando immaginare una nuova e più dura offensiva militare.
Intanto continua la campagna israeliana di negazione della fame a Gaza, mentre decine di agenzie e ong umanitarie lanciano nuovi allarmi sulla carestia. E mentre l’agenzia governativa americana Usaid afferma che non ci sono prove che Hamas abbia sottratto alla popolazione quantitativi significativi di aiuti alimentari, sui social, nei canali governativi e sulla stampa israeliana dominano dichiarazioni di presunti esperti, giornalisti ed esponenti delle forze armate e della politica che negano l’esistenza della fame: ci sono criticità, ma i palestinesi – dicono – hanno cibo. Il portale d’informazione Walla, citando un «alto funzionario», spiega la grande attenzione internazionale per la carestia a Gaza come l’esito di una campagna avviata da Hamas, che «sta investendo tutte le sue energie per ottenere il sostegno del mondo». Secondo lo stesso «alto funzionario», i bambini scheletrici di Gaza – l’Onu ha quasi esaurito le scorte di cibo terapeutico necessario per salvare la vita dei più piccoli gravemente malnutriti – in realtà sarebbero affetti da «malattie genetiche». Che sia in corso una campagna lo scrive anche il quotidiano Haaretz di Tel Aviv. «La strategia israeliana della negazione», titolava ieri, riferendo di quattro ricercatori che, in un rapporto, mettono in dubbio la veridicità delle informazioni disponibili, «lasciando che il pubblico israeliano continui con la propria vita, senza sensi di colpa».
Tutto ciò mentre il Programma alimentare mondiale (Wfp) calcola che quasi un terzo della popolazione di Gaza non mangia da giorni, aggiungendo che la crisi ha raggiunto «nuovi e sconcertanti livelli di disperazione, con 90.000 donne e bambini che necessitano di cure urgenti». Si prevede che 470.000 persone affronteranno la fame. Il capo dell’Unrwa, Philippe Lazzarini, ha chiesto che le scorte di aiuti dell’organizzazione possano entrare subito a Gaza. «Oggi – ha scritto Lazzarini sui social – sono morti altri bambini, con i corpi emaciati», riferendosi alle nove nuove morti per fame. In totale sono 122. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha rivolto un appello alla coscienza mondiale: «Non riesco a spiegare il livello di indifferenza e inazione… la mancanza di compassione, la mancanza di verità, la mancanza di umanità».
Ad ammazzare più rapidamente della fame sono le bombe e i proiettili. Cinque persone sono state uccise da un raid aereo sulla scuola «Cairo» di Gaza City. I morti, fino a ieri pomeriggio, erano 31, in varie località della Striscia. In Cisgiordania è stato ucciso un adolescente palestinese nei pressi di Nablus.
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