L’AJA SMASCHERA ISRAELE: ADESSO CESSATE IL FUOCO da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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L’AJA SMASCHERA ISRAELE: ADESSO CESSATE IL FUOCO da IL FATTO

L’Aja smaschera Israele: adesso cessate il fuoco

DOMENICO GALLO  22 MAGGIO 2024

Dopo un lungo silenzio durante il quale è sorto il dubbio sull’esistenza stessa del diritto internazionale e sull’utilità di una giurisdizione concepita per contrastare i crimini che offendono la coscienza morale dell’umanità, finalmente la Corte penale internazionale ha battuto un colpo. Il 20 maggio l’ufficio della Procura ha reso nota la richiesta di emissione di un mandato di cattura per tre leader di Hamas (per i fatti del 7 ottobre) e per due dei massimi dirigenti politici di Israele, il primo ministro Netanyahu e il ministro della Difesa Gallant.

Non è stato un percorso facile a causa delle intimidazioni che sono state esercitate dagli “amici” di Israele, che hanno costretto il procuratore, l’inglese Karim Khan, a mandare questo inusuale avvertimento: “Tutti i tentativi di ostacolare, intimidire o influenzare impropriamente i funzionari di questa Corte devono cessare immediatamente. Il mio Ufficio non esiterà ad agire ai sensi dell’articolo 70 dello Statuto di Roma se tale condotta dovesse continuare”. La procura ha chiesto il mandato di cattura per Netanyahu e Gallant contestando sia crimini di guerra, sia crimini contro l’umanità. L’atto di accusa evidenzia che le prove raccolte “dimostrano che Israele ha intenzionalmente e sistematicamente privato la popolazione civile in tutte le zone di Gaza di beni indispensabili alla sopravvivenza umana. Ciò è avvenuto attraverso l’imposizione di un assedio totale su Gaza che ha comportato la chiusura completa dei tre valichi di frontiera, Rafah, Kerem Shalom ed Erez, a partire dall’8 ottobre 2023 per periodi prolungati e poi limitando arbitrariamente il trasferimento di rifornimenti essenziali – compresi cibo e medicine – attraverso i valichi di frontiera dopo la loro riapertura. L’assedio ha incluso anche l’interruzione delle condutture idriche transfrontaliere da Israele a Gaza – la principale fonte di acqua potabile per i gazawi – per un periodo prolungato a partire dal 9 ottobre 2023, e l’interruzione e l’impedimento delle forniture di elettricità almeno dall’8 ottobre 2023 fino a oggi. Ciò è avvenuto insieme ad altri attacchi contro i civili, compresi quelli che facevano la fila per il cibo; all’ostruzione della consegna degli aiuti da parte delle agenzie umanitarie; agli attacchi e alle uccisioni di operatori umanitari, che hanno costretto molte agenzie a cessare o limitare le loro operazioni a Gaza. (…) Questi atti sono stati commessi come parte di un piano comune per usare la fame come metodo di guerra e altri atti di violenza contro la popolazione civile di Gaza come mezzo per (…) punire collettivamente la popolazione civile di Gaza, percepita come una minaccia per Israele. Gli effetti dell’uso della fame come metodo di guerra, insieme ad altri attacchi e punizioni collettive contro la popolazione civile di Gaza, sono acuti, visibili e ampiamente noti (…) Tra questi, la malnutrizione, la disidratazione, le profonde sofferenze e il crescente numero di morti tra la popolazione palestinese, tra cui neonati, altri bambini e donne”. Israele, come tutti gli Stati, ha il diritto di agire per difendere la propria popolazione, ma, quali che siano gli obiettivi militari, conclude il Procuratore “i mezzi scelti da Israele – ovvero causare intenzionalmente morte, fame, grandi sofferenze e gravi lesioni al corpo o alla salute della popolazione civile – sono criminali.”

Di fronte a quest’incriminazione crolla quel muro di opacità con il quale i leader dei principali Paesi dell’Occidente hanno cercato fin qui di mascherare l’oscenità del martirio di un’intera popolazione perseguito con accanimento da Israele nella convinzione della sua più totale impunità. Abbiamo bombardato di sanzioni la Russia, rivendicando un ordine internazionale “fondato sulle regole”, mentre siamo rimasti muti e impassibili quando Israele violava tutte le regole del diritto. Come dimenticare la falange di scudi sollevata dalla politica, dai principali organi di stampa e dai loro opinion’s leader, per nascondere all’opinione pubblica l’orrore che si stava consumando sull’altra sponda del Mediterraneo? Come dimenticare l’abbraccio della Meloni a Netanyahu il 21 ottobre scorso, e il suo incondizionato sostegno per l’operazione “spade di ferro”, pur avendo il premier israeliano fatto esplicito riferimento allo sterminio degli Amaleciti? Il mandato di arresto per Netanyahu e Gallant spiazza tutti i governi europei che, come quello italiano, hanno coperto i crimini di Israele e hanno cercato di silenziare tutte le proteste coi manganelli. Ora non c’è più tempo da perdere, le indagini della Corte penale internazionale illuminano quello che la politica non ha voluto vedere. Se non vogliamo diventare complici, dobbiamo agire per il cessate il fuoco immediato e il ritiro delle milizie israeliane dalla Striscia di Gaza.

L’Aja su Israele e Hamas – Amnesty. Non è una comparazione: accuse precise e distinte

 

RICCARDO NOURY*  22 MAGGIO 2024

Le richieste di arresto a carico del premier israeliano Benjamin Netanyahu e del ministro Yoav Gallant, così come dei leader di Hamas Ismai Haniyeh e Yahya Sinwar rappresentano un punto di svolta per l’architrave che ha sorretto dal 2002 (anno in cui è entrata in funzione la Corte penale internazionale) a oggi il concetto di giustizia internazionale.
Se le richieste del procuratore Khan verranno confermate, l’architrave si rafforzerà sennò l’intero edificio collasserà. Ma se, invece, le richieste venissero respinte dai giudici, si avrebbe la prova provata che i criminali potenti, addirittura autori di crimini di guerra e contro l’umanità, potranno farla franca grazie a molti complici.
La procura internazionale non fa comparazioni bensì indaga e valuta i crimini commessi dai singoli individui e non c’è alcun dubbio che entrambi gli accusati abbiano commesso crimini di guerra: le conferme sono solide, sotto gli occhi di tutti e pertanto è probabile che sulla base di queste verrà spiccato il mandato di arresto. Che, comunque vada, ridurrà l’agibilità politica di Israele.
*portavoce di Amnesty International Italia

Usa all’Aja: “Sanzioni se punite Netanyahu”. Tel Aviv spegne l’Ap

BLINKEN – “Se la Corte va avanti, niente tregua”. Bibi, pressato, riammette i giornalisti

ALESSIA GROSSI  22 MAGGIO 2024

Da un lato la difesa dell’alleato sul mandato di arresto per i vertici israeliani richiesto dalla Corte internazionale dell’Aja, dall’altra l’accusa per aver zittito l’agenzia di informazione internazionale Ap ieri a Gaza. Gli Stati Uniti continuano con la politica del bastone e della carota nei confronti di Israele, mentre Tel Aviv – che ieri in un attacco su Jabalya ha ucciso 85 persone, tra cui diversi bambini – secondo il Washington Post avrebbe deciso un’operazione a Rafah più “limitata” rispetto a un’azione su larga scala, accolta con favore dagli Usa. Ma, al tempo stesso, lascerebbe intatto l’obiettivo del governo di Netanyahu: sbaragliare i battaglioni di Hamas.

Secondo i media questo accordo sarebbe frutto della visita del Consigliere nazionale per la sicurezza Usa, Jake Sullivan che dopo Riad è arrivato ieri a Tel Aviv. Secondo l’analista David Ignatius, fonti non specificare della difesa israeliana avrebbero concordato anche un piano sul dopo-Hamas nella Striscia: forze locali sostenute da Paesi arabi moderati (vedi Egitto, Giordania, Emirati e Arabia Saudita) con una forza di “sicurezza palestinese”. Piano simile a quello proposto dal ministro della Difesa, Yoav Gallant e dal ministro del gabinetto di guerra, Benny Gantz, entrambi interlocutori di Sullivan. Peccato per la nota stonata – l’ultradestra dell’esecutivo israeliano – che per bocca del ministro della Sicurezza, Ben Gvir, ieri ha ribadito l’obiettivo di reinsediare Gaza: “Sarei molto felice di vivere a Gaza al termine della guerra” ha detto sprezzante in un’intervista al sito Kikar Hashabbat, sottolineando che un esodo di massa di palestinesi potrebbe creare uno spazio notevole per i coloni israeliani, “permettendo la costruzione di nuovi insediamenti ebraici. Ma non è sufficiente”, ha continuato il ministro, ribadendo l’appello a incoraggiare “l’emigrazione volontaria” dei gazawi. Ormia sfollati da Gaza in 800mila e a cui ieri anche l’Unwra ha dovuto sospendere gli aiuti. A “rovinare” tutto, ha fatto sapere il segretario Usa, Antony Blinken, può essere l’ok della Corte penale all’arresto di Netanyahu e Gallant, insieme ai leader di Hamas, Sinwar e Hanyeh. “Sarebbe una battuta d’arresto” alla “possibilità di una tregua” ha detto Blinken. Mentre il presidente americano Biden, che ha bollato con “vergognosa” la decisione del giudice Khan, ha minacciato sanzioni nei confronti della Corte con un passaggio al Congresso. Decisione già presa dall’ex presidente Donald Trump con la promulgazione specifiche sanzioni a carico del Procuratore della Corte penale in relazione a accuse riguardanti la condotta Usa in Afghanistan. A favore della decisione di Khan ieri si sono espressi la Francia di Macron e il Belgio: “Sosteniamo la Cpi, la sua indipendenza e la lotta contro l’impunità in tutte le situazioni”, ha fatto sapere l’Eliseo.

Dall’altra parte la denuncia del network Usa Ap del sequestro delle attrezzature da parte di funzionari del ministero delle Comunicazioni israeliano (lo stesso che ha messo chiuso Al Jazeera e ha provato a censurare anche il quotidiano progressista Haaretz), ha provocato la reazione indignata sia della Casa Bianca sia dell’Onu, sortendo l’effetto desiderato: in serata all’agenzia è stato permesso riprendere le attività informative. “Il sequestro – aveva denunciato l’Ap – non è basato sul contenuto del feed ma piuttosto sull’uso abusivo da parte del governo israeliano della nuova legge sulle emittenti straniere. Esortiamo le autorità israeliane – aveva detto Lauren Easton, vicepresidente delle comunicazioni dell’agenzia di 53 premi Pulitzer – a restituire le nostre attrezzature e a consentirci di ripristinare immediatamente il nostro feed live in modo da poter continuare a fornire questo importante giornalismo visivo a migliaia di media in tutto il mondo”. Il ministero di Shlomo Karhi invece sostiene che “i fotografi dell’agenzia riprendevano regolarmente Gaza dal balcone di una casa a Sderot, concentrandosi anche sulle attività dell’Idf e inviando i contenuti ad Al Jazeera”. La Casa Bianca aveva definito la vicenda “preoccupante”, e l’Onu “scioccante”.

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