LA CORTE PENALE INTERNAZIONALE FUNZIONA SOLO CONTRO I VINTI da VOLERELALUNA
La Corte penale internazionale funziona solo contro i vinti
26-08-2026 – di: Shlomo Ben-Ami
Un tempo i tribunali penali internazionali si concentravano sull’assicurare alla giustizia leader sconfitti, come il serbo Milošević o il liberiano Taylor. La Corte penale internazionale (Cpi) si è spinta oltre, emettendo mandati di arresto nei confronti di leader ancora in carica, in particolare, il presidente russo Putin e il primo ministro israeliano Netanyahu. Vi è una certa audacia in tali azioni, che però non tengono conto della realtà politica: di fatto, la nuova posizione più decisa della Cpi potrebbe benissimo averne provocato la caduta. I governi occidentali si sono uniti nell’applaudire il mandato di arresto emesso dalla Corte nel 2023 nei confronti di Putin, ma rimangono profondamente divisi riguardo a quello del 2024 nei confronti di Netanyahu. Negli Stati Uniti, quasi la metà della popolazione ritiene che Netanyahu debba essere arrestato se entra nel Paese, in conformità con il mandato della Cpi. Ma l’amministrazione Trump considera le azioni della Cpi parte di un nuovo e inaccettabile fronte nella “guerra” che, secondo il segretario di Stato Marco Rubio, l’istituzione sta conducendo contro gli Usa e i loro alleati.
Rubio ha promesso di smantellare la Corte penale internazionale “mattone dopo mattone”, anche attraverso il congelamento dei beni, il divieto di visto per i giudici della Corte e pressioni sugli Stati membri, come il Venezuela – alleato Usa – affinché si ritirino dalla Corte. Anche Burkina Faso, Mali e Niger hanno avviato il processo di ritiro, denunciando la Cpi come “strumento di repressione neocoloniale”. Trump sanziona la Corte dell’Aia: Bruxelles protesta, Meloni tace Non si tratta solo di Netanyahu: sebbene gli Stati Uniti abbiano sostenuto l’operato della Cpi quando era in linea coi propri interessi, l’amministrazione Trump insiste – proprio nel momento in cui sta conducendo operazioni militari che violano il diritto internazionale – sul fatto che la Corte non debba avere giurisdizione sugli americani.
Ma il caso di Netanyahu è diventato una prova esistenziale per la Cpi, una prova che l’istituzione quasi certamente non supererà: un tribunale le cui incriminazioni non portano ad arresti manca di legittimità. E la possibilità che Netanyahu – o Putin, se è per questo – venga posto in stato di fermo è vicina allo zero. «Non credo che esista un solo Paese europeo disposto ad arrestare Netanyahu», ha affermato il premier belga Bart De Wever, sottolineando che «nel quadro della realpolitik, le considerazioni pratiche prevalgono su quelle etiche».
Dopo gli avvertimenti di Usa e Israele, il pilatismo: Karim Khan rimosso dalla Cpi. La sfida non è senza precedenti: la Cpi ha incriminato per la prima volta l’allora presidente del Sudan, Omar al-Bashir, per crimini di guerra nel 2009 e ha emesso un secondo mandato di arresto nel 2010 per il suo ruolo nel genocidio del Darfur. Eppure Bashir è rimasto al potere fino al colpo di Stato del 2019. Quando Bashir si recò in Turchia nel 2017, il presidente Erdoğan affermò di poter “solo ridere” della richiesta di arresto avanzata dalla Cpi.
La Turchia non è membro della Corte, per non parlare di Cina, India, Russia e Stati Uniti. I Paesi europei lo sono – e anche loro si sono rifiutati di collaborare all’esecuzione dei mandati di arresto. Nel gennaio 2025, Osama Elmasry Njeem è stato arrestato a Torino in base a un mandato della Cpi ma l’Italia l’ha poi rilasciato e lo ha rimandato in Libia, senza nemmeno avvisare la Corte – una violazione degli obblighi previsti dallo Statuto. Il mandato di arresto contro Netanyahu ha messo in evidenza l’impotenza della Cpi ma non l’ha creata: nata nell’euforia della vittoria occidentale nella Guerra Fredda, la Cpi ha sempre rappresentato la giustizia dei vincitori e non è mai stata attrezzata per operare in un mondo plasmato dalla Machtpolitik, la politica dettata dalla forza.
*Ex ministro degli Esteri israeliano
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