LA BATTAGLIA DI RETROGUARDIA A BELÉM DEL GOVERNO MELONI da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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LA BATTAGLIA DI RETROGUARDIA A BELÉM DEL GOVERNO MELONI da IL FATTO

La battaglia di retroguardia a Belém del governo Meloni

Sottosopra *  5 Dicembre 2025

Niente dichiarazioni, nessun video patinato, nemmeno una card sui social: e dire che Giorgia Meloni e il suo governo non sono abitualmente parchi nel celebrare i propri presunti successi. Eppure, sulla Cop30 di Belém, in Brasile, ovvero la conferenza sul clima che si è tenuta a fine novembre e che avrebbe dovuto segnare una svolta di concretezza negli impegni sull’emergenza climatica finendo invece con l’ottenere poco e niente, non ci sono stati trionfalismi.

Diamo allora noi a Cesare quel che è suo: il governo italiano ha avuto un ruolo importante nel mandare a monte i possibili avanzamenti della Cop, ritagliandosi la parte di blocker, come si dice in gergo, cioè di Paese che ostacola l’adozione di misure e piani comuni. In sintonia con la linea tenuta tanto in casa quanto in Europa, quella crociata contro il Green deal e “l’ideologia verde” che sta consegnando la Ue all’irrilevanza produttiva, al declino sociale e all’allontanamento di intere generazioni, in particolare quelle più giovani, dalla politica. Pochi impegni effettivi sono usciti dall’incontro di Belém, e a tutti l’Italia si è opposta, per lo più nascondendosi dietro la mancanza di una posizione unitaria – di un “mandato” – del Consiglio europeo. La più significativa è probabilmente l’adozione del Belém Action Mechanism, proposta che nasce dalla società civile e che per la prima volta riconosce le persone e l’equità come elementi centrali della lotta contro il cambiamento climatico, con risvolti cruciali anche per i diritti dei lavoratori, prevenendo cioè gli argomenti di chi contrappone “la pagnotta” all’ambiente. Il meccanismo dovrebbe indicare i passi – a partire da una governance condivisa anche con l’Organizzazione internazionale del lavoro – per una “transizione giusta”, fornendole struttura e risorse economiche. Sono proprio gli impegni finanziari che i negoziatori di Giorgia Meloni hanno usato come scudo per non aderire alla proposta, rifiutando l’idea di possibili automatismi. E dimostrando ancora una volta di barattare un po’ di potere attuale con il futuro di milioni di persone.

Ugualmente, l’Italia è stata contraria a inserire nel testo finale numeri e percentuali di ripartizione rispetto alla necessità finanziaria per la mitigazione e l’adattamento, cioè il meccanismo Loss&Damage, che riconosce che sono i Paesi meno inquinanti a subire maggiormente le conseguenze dell’emergenza prodotta da quelli ricchi: a Belém si è ottenuta la disponibilità ad arrivare a mobilitare 1.300 miliardi di dollari l’anno entro il 2035, cifra significativa ma che in mancanza di numeri e ripartizioni resta solo un impegno generico. E di certo non sufficiente a prevenire i milioni di migranti climatici contro cui l’Italia presto si troverà a fare i conti. Infine, l’esecutivo di Meloni – che non ha ritenuto di presentarsi personalmente in Brasile – ha contribuito in modo determinante alla vittoria dei Petro-Stati, decidendo di non aderire alla roadmap per l’uscita dalle fonti fossili, essendo arrivata al meeting con l’idea di promuovere biocarburanti, nucleare ed efficienza energetica rispetto al phase out dai vecchi combustibili, fondamentale invece per mantenere vivo l’obiettivo di 1,5°C dell’Accordo di Parigi.

Sui tre punti cruciali della Cop, e del nostro futuro, l’Italia ha insomma attivamente remato contro, e può ritenere a buon diritto un proprio successo il sostanziale nulla di fatto della conferenza. Ma se Meloni non celebra una ragione forse c’è: con l’Ilva in procinto di chiudere per sempre – il governo del popolo non doveva essere quello con la forza per una riconversione chiesta proprio dal popolo ormai da decenni? – e l’automotive in brandelli, persino lei sa che sta facendo una battaglia di retroguardia. Può forse uscirne vincente nel brevissimo periodo, ma davvero la presidente del Consiglio vuole governare su un deserto umano e industriale?

* Forum Diseguaglianze e Diversità

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