IN CAMPO IL MOVIMENTO PER LA PACE da IL MANIFESTO e ILFATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
Cultura, Saperi, Università, Dialogo
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IN CAMPO IL MOVIMENTO PER LA PACE da IL MANIFESTO e ILFATTO

Il Re è nudo. In campo il movimento per la pace, come fu per Comiso

GUERRA E PACE. L’orrore della guerra arriva a livelli insostenibili con le immagini atroci che giungono da Bucha. Qui non ci sono più distinguo e la condanna non può che essere totale. I pacifisti senza se e senza ma, sospettati e insultati, esistono. Una carovana è stata a Leopoli, un’altra sta partendo. E ieri in Sicilia marcia in ricordo della grande protesta del 1982

Tonino Perna 05/04/2022

Siamo tutti sconvolti dall’atrocità di questa guerra in diretta, che arriva dentro le nostre case, le nostre protesi (i telefonini), con un aggiornamento costante, con una miriade di immagini trasmesse da decine di giornalisti e migliaia di cittadini. Nessuna guerra precedente, è stata così documentata minuto per minuto. E l’orrore della guerra ha raggiunto livelli insostenibili con le immagini atroci che arrivano da Bucha. Qui non ci sono più distinguo e la condanna non può che essere totale.

Eravamo abituati a ben altre narrazioni. La guerra umanitaria contro Saddam che deteneva armi di distruzione di massa (purtroppo non le abbiamo mai trovate…). I civili in Serbia che venivano colpiti dalle bombe intelligenti della Nato, ovvero come “effetti collaterali” di bombardamenti chirurgici, e per fortuna venivano appena nominati e non li vedevamo. Come non abbiamo visto quasi niente della guerra nello Yemen che ha già causato centinaia di migliaia di vittime tra la popolazione civile, distruzione di antiche città, ridotto alla fame milioni di persone.

Così la tragedia dell’esodo, dei profughi di guerra. Finora erano numeri, non storie di vita strazianti. Pensiamo solo ai sette milioni di profughi dalla Siria, ai profughi kurdi, afghani e a tutti questi “fantasmi” che fuggono dalle guerre. Non so chi ha visto nei mass media questo grande esodo forzato, la miseria e la fame patite, le umiliazioni, i respingimenti! E i bambini!? Vedere migliaia di bambini ucraini soli, piangenti, in braccia alle madri in cui si legge la disperazione di chi ha perso tutto e ha il marito, il fratello, il padre in guerra. Questi sono gli effetti di tutte le guerre, delle tante che non abbiamo mai visto da vicino come oggi.

E cosa fa l’Ue, l’Italia di fronte a questa tragedia? L’Europa accoglie quattro, cinque, sei milioni, e l’Italia offre accoglienza a 700mila profughi ucraini. Benissimo. Non possiamo che condividere questa scelta di solidarietà umana che smentisce tutta la politica di respingimenti finora seguita, a partire dagli accordi criminali con la Libia per tenere segregati e torturati i migranti. In proporzione dovremmo accogliere non dico altrettanti profughi siriani, ma almeno 100mila del milione che sopravvive a stento nei campi del Libano. C’è una emergenza umanitaria in Libano (la lira libanese è carta straccia) che sta degenerando in razzismo. Finora i corridoi umanitari sostenuti economicamente da Sant’Egidio e dalla Federazione delle Chiese Evangeliche hanno avuto un valore simbolico, portando in Italia in quattro anni poco più di 3mila persone, una goccia di umanità nel mar Mediterraneo. In breve: o l’Italia dichiara di essere un paese razzista, e lo mette nella Costituzione, oppure cambia la politica di accoglienza.

E cosa possiamo fare per fermare questa guerra? Per ora mandiamo aiuti alimentari e armi, anche se non si è mai visto che l’invio delle armi serve a fermare una guerra, caso mai a vincerla. E allora diciamolo: siamo in guerra contro la Russia di Putin e vogliamo vincere, come ci ripete ogni giorno il presidente Zelensky. E pensiamo che per sconfiggere Putin dobbiamo eliminare ogni rapporto con il popolo russo, ogni relazione di tipo economico, culturale, sportivo. Che senso ha avuto eliminare la nazionale russa dalle Olimpiadi, addirittura dai Giochi Paralimpici, come se anche i disabili russi fossero responsabili di questa folle guerra. Ci siamo completamente dimenticati del valore delle Olimpiadi che sono nate nella Grecia antica nel segno della pace, dello sport come uno degli strumenti che superano le barriere, le frontiere, gli odi. Immaginiamo solo cosa avrebbe significato un abbraccio di fronte a miliardi persone di atleti russi e ucraini!

Chi lavora per la pace? I pacifisti senza se e senza ma, sono guardati con sospetto, sono insultati come sostenitori di Putin, sono messi ai margini o ridicolizzati nei talk show televisivi. Eppure ancora esistiamo e non ci arrendiamo. Una carovana è stata a Leopoli e un’altra sta per partire, mentre ieri a Comiso c’è stata una marcia in ricordo della grande manifestazione di quarant’anni fa. Un impegno contro l’installazione dei missili della Nato a Comiso che vide un grande impegno del movimento pacifista, non solo italiano, e che probabilmente costò la vita a Pio La Torre, che si opponeva duramente a questo insediamento della Nato. Una lotta che proseguì per alcuni anni bloccando l’accesso ai camion alla base di Comiso e si concluse drammaticamente il 6 agosto 1983, a due giorni dall’insediamento del primo governo Craxi, quando la polizia intervenne duramente su centinaia di pacifisti, italiani e stranieri, con arresti e ferimenti anche di note compagne italiane come Luisa Morgantini e Luciana Castellina.

Una lotta non violenta ma determinata che va ripresa oggi nei confronti del governo Draghi, opponendosi all’aumento della spesa militare, promuovendo forme di collaborazione tra il mondo dell’arte, della cultura, dello sport, tra noi e il popolo russo, anche utilizzando il web per sostenere i coraggiosi pacifisti russi che sono scesi in piazza rischiando 15 anni di carcere! Creiamo mille ponti virtuali nel campo della scienza, dell’arte, della cultura, dello sport, non ci arrendiamo a questa campagna di odio e di morte. Non accettiamo l’ideologia dello scontro tra civiltà: la grande storia del popolo russo è parte della nostra storia, della nostra cultura.

Ucraina, la guerra fredda è finita: smarchiamoci dagli Usa e diamo ascolto alla Costituzione

Francesco Spada 4 APRILE 2022

Mandiamo armi agli ucraini per resistere però non vogliamo impegnarci direttamente nel conflitto perché rischiamo un’escalation che potrebbe portare a conseguenze disastrose. Per questa stessa ragione le armi che mandiamo permettono solo la resistenza e non permettono agli ucraini di contrattaccare i russi, perché, altrimenti, i russi avrebbero tutto il diritto di bombardare i convogli che trasportano armi pesanti in Ucraina, interpretandoli, ovviamente, come una aggressione vera e propria e scatenando, inevitabilmente, una reazione della Nato.

La conseguenza è che spendiamo milioni di euro in armi piuttosto che in aiuti umanitari; imponiamo sanzioni che, a lungo andare, potrebbero fare più male ai sanzionanti che al sanzionato; prolunghiamo la guerra, con l’intento di logorare Putin, ma con il solo risultato di sortire milioni tra vittime e sfollati; non ci impegniamo nella ricerca della pace, perché lo scopo è quello di portare Putin a una trattativa senza che sia lui ad avere il coltello dalla parte del manico, ma sperando che la resistenza ucraina lo convinca a sedersi a un tavolo. Insomma, stiamo facendo tatticismo politico sulle spalle di milioni di persone che continueranno a morire e soffrire a causa della nostra incauta politica estera e che continuiamo a illudere con qualche fucile mitragliatore e qualche scatolone di viveri.Insomma Putin è quello che è, e su questo non ci piove. Ma noi, alla fine, siamo tanto migliori? Ma a questo punto, quale la soluzione?

La realtà è che avremmo bisogno di leader illuminati, che abbiano il coraggio, contro le lobby, contro i propri interessi elettorali e contro i consigli interessati, di cercare la pace subito e con impegno, perché ogni giorno che passa non è un giorno che avvicina alla tregua, ma è un giorno che allunga la scia di morte, distruzione e dolore.

D’altronde, è scritto nella nostra Costituzione cosa dovremmo fare. Se l’Italia, davvero, ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, allora dovrebbe schierarsi per la pace, anche se questo vuol dire andare contro la grande massa delle altre nazioni alleate. Questo perché il mondo non si cambia schierandosi acriticamente dalla parte dove conviene stare; l’umanità non progredisce, se nessuno prende delle decisioni controcorrente; essere in una coalizione, non vuol dire obbedire al più potente, ma affermare, all’interno di una consociazione, il proprio essere e le proprie idee, al fine di far evolvere quella stessa coalizione.E’ finito il tempo della guerra fredda, del servilismo nei confronti degli americani. Non c’è più ragione di continuare con questa vecchia idea dei blocchi contrapposti, che fa tanto bene ai presidenti americani per la loro rielezione, ma fa tanto male a una Europa che non solo non riesce a trovare coesione, ma addirittura trova una guerra a pochi chilometri dal suo cuore.

Se vogliamo vivere in un mondo migliore dobbiamo smarcarci, affermare le nostre peculiarità. L’Italia non è una nazione bellicosa ma è una nazione che da anni porta avanti, anche con successo, la politica del compromesso e della diplomazia. Bene, è ciò che dovrebbe continuare a fare, però non più sottobanco, non più facendo la faccia dura per accontentare gli alleati e muovendo le mani di nascosto alla ricerca dell’accordo: dovrebbe operare alla luce del sole, ritagliandosi, nel tempo, lo spazio e la credibilità perdute agli occhi di chi le guerre proprio non riesce a tenerle lontane.

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