“IMPRONUNCIABILI LE PAROLE PACE E MADIAZIONE” MA IL VATICANO ANDRÀ AVANTI da IL MANIFESTO e IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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“IMPRONUNCIABILI LE PAROLE PACE E MADIAZIONE” MA IL VATICANO ANDRÀ AVANTI da IL MANIFESTO e IL FATTO

«Impronunciabili le parole pace e mediazione». Ma il Vaticano andrà avanti

CRISI UCRAINA. Spadaro e Tarquinio commentano il “no” del presidente ucraino alla missione del Papa

Luca Kocci  16/05/2023

Ora che volge al termine, sembra che il tour di Zelensky in Vaticano e nelle principali capitali europee abbia avuto due obiettivi: da un lato rinsaldare il sostegno all’Ucraina da parte dei Paesi alleati, incassando la promessa di nuove armi per contrastare l’invasione russa «fino alla vittoria», e dall’altro bloccare la «missione di pace» della Santa sede e di papa Francesco.

Il quale peraltro, per nulla scoraggiato dal «non abbiamo bisogno di un mediatore fra noi e la Russia» pronunciato dal presidente ucraino subito dopo aver concluso il colloquio con Bergoglio, ha ribadito che non può esserci alternativa a una soluzione diplomatica alla guerra: «Le armi tacciano, perché con le armi non si otterrà mai la sicurezza e la stabilità, ma al contrario si continuerà a distruggere anche ogni speranza di pace», ha detto il pontefice domenica scorsa al termine del Regina Caeli da piazza San Pietro, parlando del conflitto fra israeliani e palestinesi e pensando anche all’Ucraina.

MA LA NETTEZZA DI ZELENSKY nel respingere la mediazione della Santa sede e nel rifiutare qualsiasi negoziato con Putin – che del resto, da parte sua, si guarda bene dal proporre – è frutto della necessità di non mostrare incertezze nel discorso pubblico mentre la guerra è in corso e le truppe di Kiev annunciano l’imminente controffensiva, oppure è una chiusura a ogni possibilità di dialogo?
È convinto della prima ipotesi padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica e autore dell’Atlante di Francesco. Vaticano e politica internazionale (Feltrinelli). «In questa fase la retorica della pace non può essere presente, perché ciascuna delle due parti pensa alla vittoria, quindi le parole pace e mediazione sono impronunciabili. Zelensky ha voluto fugare ogni dubbio, lanciando il chiaro messaggio che mettere in campo mediatori e negoziati adesso è inopportuno», spiega al manifesto Spadaro.

CHE PERÒ AGGIUNGE: «Non sappiamo quali siano le reali intenzioni di Zelensky, ma è certo che oggi a Kiev c’è un inviato cinese, il quale poi andrà anche a Mosca. Quindi non prenderei alla lettera il discorso del presidente ucraino, perché altrimenti non avrebbe senso la presenza di un mediatore cinese a Kiev. Insomma la mediazione è aperta, con altri interlocutori, e la Cina è uno di questi». Del resto, prosegue il direttore della Civilità Cattolica, «la Santa sede parla di una missione di pace, e il ruolo del pontefice è quello di una diplomazia morale, di chi è assolutamente ostinato a voler portare la pace all’interno del discorso pubblico, come ha anche detto nel Regina Caeli di domenica».

Che la missione del Vaticano andrà avanti è l’opinione anche di Marco Tarquinio, editorialista e fino a pochi giorni fa direttore di Avvenire, quotidiano che, pur condannando severamente l’aggressione di Putin all’Ucraina, ha da sempre una posizione netta contro la guerra. «Papa Francesco ha rotto gli indugi anche in modo un po’ irrituale, parlando apertamente di una missione di pace della Santa sede (tornando dal recente viaggio a Budapest, ndr). Un’espressione che – sottolinea Tarquinio – dal punto di vista lessicale è diversa da mediazione diplomatica. Certo su questo Zelensky è stato durissimo: non sembra disposto a considerazione nulla che non sia un’adesione completa alle ragioni dell’Ucraina, senza considerare alcun ruolo alla controparte se non come nemico assoluto. Ma così non se ne esce».

PUTIN, PROSEGUE TARQUINIO, «è un nemico della democrazia, lo sappiamo da tempo. Ma sono molti anche i nemici della pace. È evidente che è in corso una guerra per procura, in cui l’Ucraina combatte in nome e per conto dell’Occidente. Ma di quale Occidente? Di quale opinione pubblica? Di quale sentimento popolare? Quindi o fermiamo il massacro con Putin e nonostante Putin, oppure rischiamo davvero tanto, per il mondo intero. Penso che Francesco ce l’abbia molto chiaro, ed è per questo che ha rimesso in circolazione parole di pace, che molti contraddicono, ridicolizzano o fanno finta di non sentire, perché c’è solo l’ottica della guerra. E questa è una precisa scelta politica».

Con le armi a Kiev ha fallito l’Ue, nata per evitare le guerre

 IVO CAIZZI  15 MAGGIO 2023

Il largo sostegno dell’Europarlamento all’uso di fondi del piano di sviluppo Pnrr per produrre munizioni per l’Ucraina, attaccata dalla Russia di Vladimir Putin, ha aumentato il coinvolgimento dell’Unione europea nella guerra in corso e aggravato il fallimento/tradimento politico di una comunità nata con la missione di impedire conflitti bellici nel Vecchio Continente. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente francese Emmanuel Macron, Mario Draghi e ora Giorgia Meloni per l’Italia, insieme ad altri capi di governo, risultano i maggiori responsabili di questa deviazione e dell’aver reso l’Ue irrilevante nel mediare il “cessate il fuoco” tra Mosca e Kiev. Anche perché continuano a legittimare al vertice del Consiglio dei 27 governi e della Commissione europea di Bruxelles il belga Charles Michel e la tedesca Ursula von der Leyen, scelti perché non in grado di “fare ombra” ai principali leader nazionali e quindi inadeguati nelle grandi crisi.

L’Ue si è appiattita nell’Alleanza Atlantica (Nato) guidata di fatto dagli Stati Uniti. Questo apparato militare sembrava in declino con il progetto di Difesa comune europea, che unirebbe gli eserciti nazionali per ridurre le spese in armamenti e poter investire di più in servizi sociali, sanità, istruzione, risanamento ecologico e aiuti umanitari. Garantirebbe un maxi deterrente per ogni Putin tentato dal guerreggiare nel Continente. Ma è in ritardo. E le sanzioni Ue contro Mosca, gradite negli Usa, non hanno affossato il Cremlino (e hanno danneggiato Stati membri come l’Italia). La Nato è così riemersa pressando per l’aumento delle spese militari e l’invio di armi a Kiev. Per la pace, invece dell’Europa, hanno mediato il Vaticano e addirittura il dittatore turco Erdogan.

I governi di Berlino, Parigi, Roma, Budapest o Varsavia sembrano pensare – più che a favorire il “cessate il fuoco” in Ucraina – ai loro rapporti con gli Stati Uniti e con l’asse Russia-Cina, spesso influenzati da lobby che lucrano con la guerra. Ma rischiano di scivolare tradendo l’antico dovere dell’Europa di impegnarsi per la pace tra i popoli, ideato nel “Manifesto di Ventotene” da Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni. Innanzitutto perché a Bruxelles non dovrebbero perdere la base storica di consenso, in una Ue divisa su troppi temi per interessi nazionalistici e delle lobby, che impongono una esasperante lentezza e compromessi spesso al ribasso.

L’Europa, se deviata o irrilevante, favorirebbe il predominio degli Stati Uniti e della Cina nello scenario internazionale. Finirebbe per declassarsi a mercato comune per conseguire benefici economici. Mentre, se si attivasse compatta per mediare a oltranza il certo difficile accordo tra Russia e Ucraina, rispetterebbe la missione dei Padri fondatori. E potrebbe rilanciare la sua credibilità tra i cittadini, offuscata anche dalla corruzione del caso Qatar.

La Difesa comune europea andrebbe accelerata per evitare i massacri, i crimini e gli orrori delle guerre. Le attitudini dell’Europa e della Nato filo-Usa sono diverse. A Washington minacciarono un conflitto nucleare per i missili sovietici nella vicina Cuba, ma hanno super-armato la lontana Kiev, incuranti delle reazioni russe e allargando le tensioni agli Stati limitrofi. Paesi Ue come Finlandia e Svezia, che hanno chiesto di aderire alla Nato dopo l’attacco di Putin, vanno considerati un ammonimento, se l’Ue non vuole disgregarsi. I 27 uniti potrebbero ancora mediare per la pace offrendo all’Ucraina e alla Russia meno sudditanza rispetto al ricorso a Stati Uniti e Cina. Inoltre quanto costerà alle elezioni europee del 2024, ai vari Scholz, Macron e Meloni, non aver usato tutte le potenzialità comunitarie contro la guerra in Ucraina?

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