IL VERO ANTIFASCISTA È CHI ATTUA LA COSTITUZIONE da IL FATTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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IL VERO ANTIFASCISTA È CHI ATTUA LA COSTITUZIONE da IL FATTO

 

Il vero antifascista è chi attua la Costituzione: oltre ai fascisti, attenzione ai traditori

Luigi de Magistris  25 APRILE 2024

La Costituzione nasce dalla resistenza al nazifascismo e vieta la ricostituzione del fascismo. L’antifascismo è il midollo della Costituzione e della repubblica. Ci sono gli antifascisti che lottano per difendere e attuare la Costituzione pagando anche prezzi enormi, non solo per mani fasciste ma anche degli antifascisti traditori.

Non è una notizia che un fascista, un post-fascista o un neo-fascista non rispettino né attuino la Costituzione. Sarebbe una notizia se rinnegassero le proprie origini, se eliminassero simboli con radici fasciste e se cominciassero ad attuare la Costituzione.

Poi ci sono gli antifascisti costituzionalmente pericolosi. Quelli che basta che si dicono antifascisti e pensano di essere i paladini della Costituzione: si sentono Dossetti, De Gasperi, Calamandrei, Nenni o Gramsci. Quelli che fanno passare Antonio Scurati, una delle tante vittime della lottizzazione del servizio pubblico, per Giacomo Matteotti. Quelli che non si perdono un discorso dei presidenti della repubblica il 31 dicembre, che vanno ai cortei del 25 aprile e che hanno una copia della Costituzione, impolverata, nella libreria di casa. Un po’ come quelli della messa della domenica e del bacino al crocifisso, ma che non hanno mai letto il Vangelo e soprattutto non lo hanno mai praticato. Attenzione quindi agli antifascisti della retorica e soprattutto ai traditori dell’antifascismo vero. Il vero antifascista è quello che difende e attua la Costituzione.

Basta una lettura veloce della Carta Costituzionale più bella del mondo per capire chi sono i suoi traditori. La scoperta è amara, perché non sono i post e neofascisti, che certo non l’hanno difesa e attuata, ma sono gli antifascisti di sistema. Qualche esempio. Il diritto al lavoro, il primo della repubblica: smantellato dal centrosinistra finanche nel suo simbolo che era l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. La sovranità appartiene al popolo? Basti vedere leggi elettorali e referendum traditi come quello sull’acqua pubblica. La solidarietà dell’art. 2: chiedetelo a Turco-Napolitano e a Minniti con i decreti sicurezza. Per non parlare dei porti chiusi.

Gli antifascisti di sistema sono per l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge? Le picconate alla magistratura non sono solo prerogative di Nordio e Salvini, così come i diritti civili branditi dall’opposizione ma mai tradotti in legge quando governano. Così come è stato per il salario minimo: deriso quando si stava al governo, osannato quando si sta all’opposizione.

Chi ha violato sistematicamente negli ultimi trent’anni l’art. 11 dove è scolpito che l’Italia ripudia la guerra? Chi ha calpestato lo sviluppo della persona umana e il rispetto dell’ambiente di cui agli articoli 3, secondo comma, e 9 della Costituzione? Con le privatizzazioni selvagge, il fossile, le energie depredate, la distruzione della natura. Per non parlare dello smantellamento della sanità pubblica e della scuola pubblica: mica solo i Valditara e le Gelmini, chi ha consolidato lo privatizzazione della sanità? Chi ha favorito la scuola azienda e l’alternanza scuola-lavoro?

E vogliamo parlare dell’autonomia differenziata che mette il tritolo istituzionale all’unita nazionale? Dove erano e dove sono i custodi della Costituzione, i governanti che hanno giurato sulla Carta, quelli che dovevano difenderla e soprattutto attuarla e invece l’hanno profondamente tradita – non per negligenza ma per volontà: perché nella Costituzione c’è anche il diritto all’umanità e alla felicità, alla pace e all’equilibrio dell’ecosistema, al noi piuttosto che all’io, all’essere più che all’avere.

Nella Costituzione c’è l’antitesi del potere come privilegio ma l’attuazione del potere come servizio. Quindi attenzione agli antifascisti rancidi, quelli che oggi approfittando di una destra che fa la destra e lo fa anche in modo alquanto becero: si ripresentano come i salvatori e liberatori, ma sarebbe come affidare la cura al medico che ci ha portato in rianimazione, il sangue a Dracula o il miele a Winnie The Pooh: vogliono solo ripulirsi la faccia per continuare a tradire.

I veri antifascisti sono quelli che lottano per il più grande manifesto rivoluzionario con il diritto: l’articolo 3, secondo comma, della Costituzione, quelli che vivono il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando libertà ed uguaglianza impediscono il pieno sviluppo della persona umana. È in questa parte di repubblica che lotta contro il sistema l’antidoto antifascista ai neofascisti e agli antifascisti traditori.

Boom Boom Boomerang. Effetti contrari

HABEMUS CORPUS. Se prima Luciano Canfora era conosciuto, ora è famoso al punto che chi lo apprezza ha scritto sulla propria bacheca «Grazie Giorgia»

Mariangela Mianiti  30/04/2024

Dice la Treccani alla voce boomerang. «1. Arma da getto tipica dell’Australia che ha la proprietà di ritornare al punto di lancio quando non colpisca il bersaglio. 2. fig. Azione o iniziativa che si ritorce contro chi l’aveva ideata per colpire o danneggiare un avversario».
Quante volte, nelle ultime settimane, mi è venuta in mente questa definizione ogni volta che leggevo della querela di Giorgia Meloni contro il professor Luciano Canfora che la definì «neonazista nell’animo» durante un incontro con gli studenti di un liceo l’11 aprile 2022. La allora non ancora premier non gradì e querelò l’emerito filologo e storico barese sostenendo che quell’affermazione le avrebbe «leso l’onore, il decoro e la reputazione, aggredendo la sua immagine, come persona e personaggio politico, con volgarità gratuita e inaudita». Di conseguenza, scriveva il suo legale, «La domanda risarcitoria è motivata, anzitutto, dal pregiudizio psicofisico sofferto e, soprattutto, dalla lesione alla reputazione, all’onore e all’immagine». Richiesta danni, ventimila euro. Faccio una postilla. Perché ventimila? Che cosa si ripara con una cifra così? Il materasso intriso di lacrime? In questi casi è il simbolico che conta, e allora basterebbe chiedere un euro, per esempio. Come si sa, lo scorso 16 aprile Luciano Canfora è stato rinviato giudizio e il processo comincerà il 7 ottobre.

Da quel giorno Luciano Canfora è ospite di trasmissioni tivù, intervistato di qua e di là, stra citato su social e web, richiesto di interventi, i suoi due libri in uscita (Il fascismo non è mai morto e Dizionario politico minimo) menzionati in ogni dove, le sue tesi sul senso di neonazista nell’animo sviscerate, analizzate, ribadite e motivate da lui stesso in più interventi. Se prima era conosciuto, ora è famoso al punto che chi lo apprezza ha scritto sulla propria bacheca «Grazie Giorgia».
Al di là dell’uso della querela per diffamazione come arma politica o censoria o intimidatoria, di cui si potrebbe dibattere a lungo e a fondo, la vicenda Meloni-Canfora dovrebbe essere insegnata nei corsi di comunicazione come esempio di tutto ciò che non bisogna fare se si vuole sgonfiare una tesi o un giudizio non graditi perché, come il boomerang insegna, si ottiene l’effetto esattamente contrario, in questo caso si amplifica proprio la tesi che si voleva sanzionare.
Supponiamo che la premier non retroceda e si vada a processo, da ora al 7 ottobre ci sono quasi sei mesi, sei mesi di lanci e rilanci e svisceramenti su fascismo e nazismo dell’animo, sui conti mai davvero fatti in questo Paese con la propria storia fascista e magari, visto che corrono cent’anni dall’omicidio Matteotti, qualcuno imparerà che il fascismo fu repressivo, violento e dittatoriale fin dall’inizio, e hai voglia a dire che Mussolini fece anche cose buone.

Inoltre, poiché è probabile che Meloni venga chiamata a deporre, voglio proprio vedere come si svolgerà in aula la dialettica fra il professor Luciano Canfora e la premier Giorgia Meloni, lui che sottolinea l’allora appoggio di lei al battaglione Azov e lei che ribadisce «il pregiudizio psicofisico sofferto»? Lui che, per approfondire il senso di neonazista nell’animo, arriverà in aula con, come ha scritto il suo avvocato, «una massa importante di documenti biografici, bibliografici, autobiografici» e lei che si appellerà ai suoi padri politici? e quali?
Io, a differenza di altri, non chiedo a Giorgia Meloni di dichiararsi antifascista perché sono convinta che non lo sia. È un mio sentire dell’animo, un moto profondo, una vibrazione politica, direi elettorale.

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