GUERRA UCRAÌNA, PERCHÈ DEVE VINCERE la PACE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GUERRA UCRAÌNA, PERCHÈ DEVE VINCERE la PACE da IL MANIFESTO

Guerra ucraìna, perché deve vincere la pace

ESCALATION. L’Italia invece ora invia anche armi pesanti, ma l’intenzione è cambiata radicalmente: da azione di sostegno alla difesa ucraìna all’offensiva contro Mosca e in terra russa

Giulio Marcon  14/05/2022

Ieri il capo del Pentagono Austin ha chiamato il suo corrispettivo russo Shojgu chiedendo un cessate il fuoco e la preservazione comunque dei canali di comunicazione Usa-Russia. Una novità rilevante, anche se sono ancora parole, è un gesto che rischia di spiazzare perfino gli alleati. Perché continuando ad inviare armi in Ucraina, ora anche quelle pesanti, offensive, ormai anche l’Italia e l’Europa sono in guerra.

Così nel giro di alcune settimane lo scenario generale è radicalmente cambiato: da un’azione di contenimento e di sostegno alla difesa ucraìna ad una prospettiva di un’offensiva contro la Russia e in terra russa. Con l’invio di armi pesanti, con il vertice di Ramstein, con il premier inglese che avvalora l’ipotesi di attacchi sul suolo russo e con la Svezia e la Finlandia che si apprestano ad accelerare l’entrata nella Nato (che con il suo stolido segretario zittisce Zelensky sulla Crimea) è cambiato tutto.

Lo scenario – nonostante le interpretazioni ottimistiche del discorso di Putin del 9 maggio, del viaggio di Draghi a Washington e ora con il gesto di Austin – resta sul campo quello di una escalation. D’altronde solo qualche giorno fa la visita del segretario dell’Onu a Kiev (dopo Mosca) è stata accompagnata dai raid russi sulla capitale ucraina: a buon intenditor poche parole.

Anche gli intendimenti di pace di papa Francesco sono stati fermati, da Zelensky e da Kirill. Le timide ma importanti aperture di Macron non sembrano seguite e il riferimento di Draghi che Putin e Biden «si debbano parlare», loro due non per interposti poteri, sembra finora senza nessuna ricaduta. Se nelle prime settimane della guerra prevaleva la ricerca di una possibile mediazione e di accordo per il «cessate il fuoco», ora il tema è come «vincere la guerra» e come mettere all’angolo Putin.

Non si capisce fino in fondo quale sia il «punto di caduta» di questa strategia: la sconfitta sul campo delle truppe russe, la riconquista della Crimea e del Donbass, la defenestrazione o l’umiliazione di Putin? Mentre la Russia combatte una guerra di aggressione sanguinosa e criminale che causa tragedie alla popolazione civile, gli Stati Uniti combattono la loro «guerra per procura» o da remoto, con all’orizzonte diversi obiettivi: far inginocchiare i russi ed indebolire i cinesi, ricondurre all’ordine gli europei sotto la Nato, ribadire l’insidiata supremazia.

Gli alfieri della guerra dicono: dobbiamo portare fino in fondo l’azione militare a difesa dell’Ucraina per arrivare ad una «pace giusta». Ma quante guerre sono finite con una «pace giusta»? In Afghanistan? In Bosnia Erzegovina, dopo l’accordo di Dayton? E per il Kosovo? E a Cipro, dopo la guerra tra due eserciti Nato del 1974, c’è forse una «pace giusta»? L’unica cosa giusta da fare è condurre al silenzio le armi, farle tacere; e poi ricercare le strade di un possibile compromesso. Forse estremo, paradossale, forse unilaterale. Erasmo da Rotterdam ricordava: «Molto meglio una pace ingiusta, che una guerra giusta». Con di più il rischio che una «guerra giusta» locale diventi una «guerra giusta» globale, nucleare, in cui poi nessuno potrà rivendicare mai più la giustezza della sua guerra.

Poi, vista dall’occidente, questa retorica e isteria bellicista è veramente ipocrita: chi ci crede lasci la sedia dei talk show (da dove si pontifica) e parta per il fronte. Dove invece sarebbe meglio andare – come fecero in migliaia 30 anni fa per le guerre jugoslave e come si sta iniziando a fare ora- per portare aiuti, soccorrere le vittime, fare assistenza umanitaria e interposizione di pace.

La politica italiana (quasi tutta) balbetta, prona alle alleanze militari, al complesso militare-industriale e alle dinamiche di guerra, mentre i pacifisti italiani ed europei – attaccati e insultati (amici di Putin, traditori, ecc.) – cercano di tenere in piedi una riflessione e un’azione di pace, come abbiamo documentato con Sbilanciamoci nell’ebook I pacifisti e l’Ucraina (gratuito da https://sbilanciamoci.info/i-pacifisti-e-l-ucraina/).

Con l’illustrazione al libro di Mauro Biani,, l’intendimento è chiaro: oggi si tratta di «vincere la pace», non di vincere la guerra. Sempre gli alfieri della guerra ci dicono: non si può fare la pace con un criminale come Putin. Vogliamo fare l’elenco di tutti i criminali e i dittatori con cui gli Usa e gli occidentali si sono alleati in questi decenni, con i quali magari hanno combattuto fianco a fianco?

Oggi, l’obiettivo primario è evitare altre sofferenze, altre vittime, altre distruzioni. Continuare ad inviare armi offensive, pesanti) adesso che il conflitto ha cambiato natura, da contenimento e difesa ad offesa anche in territorio russo, significa prolungare la guerra, alimentarla, estenderla in una dinamica incontrollata, in una spirale da esiti che possono essere catastrofici. L’obiettivo non può essere che il «cessate il fuoco», immediato – forse se ne è accorto, a parole, anche il Pentagono.

Qualche giorno fa il commissario europeo Gentiloni ha detto (pur timidamente) che l’Onu, il Vaticano e la Cina potrebbero avere un prezioso ruolo di mediazione. Condivisibile. Ma, non è successo niente. Ecco: se Stoltenberg, Johnnson, Biden e compagnia parlassero di meno e se ci fosse un mandato (anche solo ufficioso) ai soggetti citati da Gentiloni ad intraprendere la ricerca di un «cessate il fuoco» faremmo un grande passo in avanti. È quello che – anche per salvare la popolazione ucraina ed evitare altre vittime – tutti noi speriamo.

Chi scommette sulla fame vuole la guerra

NUOVA FINANZA PUBBLICA. La rubrica settimanale su economia e politica. A cura di autori vari.

Antonio De Lellis   14/05/2022

È’ di tutta evidenza che la guerra, già disseminata in varie parti del mondo, è solo un modo particolare di promuovere i conflitti in un sistema di dominio come quello neoliberista. Ma le guerre ci sono state sempre anche al di fuori del sistema economico attuale. Quindi cos’è che genera la guerra? Ad esempio la sete di potere, l’espansione degli imperi, il metodo della sopraffazione come strumento di regolazione dei conflitti. A ben guardare nel nostro sistema dominante esiste una multiconflittualità a livelli di sopraffazione e annientamento, ad esempio, verso i migranti, i profughi, i poveri, le donne.

Se guardiamo attentamente l’epilogo dei principali conflitti armati, essi si estinguono o per vittoria sul campo, o per stanchezza o per esaurimento di risorse economiche da destinare ai medesimi. Una combinazione degli stessi è quasi sempre presente. Alimentare un conflitto come quello che si svolge in Ucraina è senza dubbio possibile se continuiamo a credere che qualcuno vincerà, a finanziare Putin con l’acquisto dei suoi idrocarburi e se diamo armi all’esercito ucraino.

Che è il triplo prezzo che noi tutti paghiamo. In termini di riarmo diretto, con il 2% del Pil, indiretto, armando l’Ucraina, e finanziando anche il riarmo della Federazione Russa attraverso le ingenti risorse che trasferiamo per acquisto di gas e petrolio. Ogni guerra però ha il suo retroterra finanziario. Se il sistema finanziario ci guadagna la guerra continuerà. Volete un esempio? Secondo le ultime stime della FAO, emesse l’8 aprile, cioè dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il rapporto tra stock e utilizzo di cereali diminuirà solo marginalmente nel 2021-2022. La produzione mondiale di cereali, infatti, aumenterà da 2,78 miliardi di tonnellate nel 2020-2021 a 2,8 miliardi di tonnellate nel 2021-2022.

Anche la produzione stimata di grano per il 2021-2022 è diminuita solo marginalmente da 776,6 milioni di tonnellate nel 2020-2021 a 776,5 milioni di tonnellate. Quindi, proprio come nel 2008, l’entità dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari non può essere spiegata da carenze nell’offerta di cibo, ma dalla speculazione finanziaria. La situazione della sicurezza alimentare questa volta è peggiore di quella del 2008. Perché insieme all’aumento dei prezzi del cibo, nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo si verificano crolli dei mezzi di sussistenza e dei salari.

Persone con redditi monetari più bassi che devono affrontare prezzi ancora più alti. A peggiorare le cose, i picchi dei prezzi alimentari stanno arrivando in un momento in cui l’economia globale ha sofferto negli ultimi due anni. Dopo la crisi del 2008 c’è stato il sostegno pubblico e politico alla riforma dei mercati delle materie prime. Sia negli Stati Uniti che nell’Unione europea, i legislatori hanno approvato leggi che miravano a combattere la speculazione eccessiva. Ma su entrambe le sponde dell’Atlantico, le autorità di regolamentazione non sono riuscite a emanare le regole di cui erano state incaricate.

Negli Stati Uniti, il Dodd Frank Act ha introdotto “limiti di posizione” sui contratti che potrebbero essere detenuti da singoli trader e classi di trader, come gli speculatori di indici. Ma l’International Swaps and Derivatives Association (ISDA), un gruppo di lobby i cui membri includevano Goldman Sachs, Bank of America e Deutsche Bank, ha intentato una causa con successo contro la commissione che le ha impedito di introdurre i limiti previsti.

È stato provato che l’ISDA ha fatto pressioni sull’autorità di regolamentazione europea ESMA per indebolire regole simili in fase di elaborazione nell’UE. Finché la guerra arricchirà i fondi finanziari, continuerà, anche se si scommette sulla distruzione, sull’annientamento fisico, sull’ulteriore alterazione del clima e soprattutto sulla fame che a breve incendierà gran parte delle aree che affacciano sul Mediterraneo. L’Italia ha una strategia di uscita da una guerra ben più ampia di quella in Ucraina?

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