GLOBAL SUMUD FLOTILLA, 4 PORTI MEDITERRANEI PER LA MISSIONE PIÙ GRANDE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GLOBAL SUMUD FLOTILLA, 4 PORTI MEDITERRANEI PER LA MISSIONE PIÙ GRANDE da IL MANIFESTO

Global Sumud Flotilla, quattro porti mediterranei per la missione più grande

L’iniziativa Mentre i governi europei da quasi due anni continuano a sostenere, attivamente o con la loro indifferenza, lo sterminio della popolazione di Gaza, a fine agosto decine di imbarcazioni civili si stanno preparando a salpare da diversi porti del Mediterraneo

Maria Elena Delia  28/08/2025

Mentre i governi europei da quasi due anni continuano a sostenere, attivamente o con la loro indifferenza, lo sterminio della popolazione di Gaza, a fine agosto decine di imbarcazioni civili si stanno preparando a salpare da diversi porti del Mediterraneo per raggiungere la Striscia. Si tratta della Global Sumud Flotilla, la più vasta flottiglia civile e non violenta mai organizzata, un’azione di solidarietà che vuole essere anche una dichiarazione forte e chiara della società civile: l’assedio di Gaza è un crimine e il massacro in corso è un genocidio e le donne e gli uomini del mondo non intendono esserne complici.

IL TERMINE SUMUD, che in arabo significa «resistenza ferma», non è scelto a caso. È il filo rosso che unisce migliaia di attivisti, medici, artisti, politici e “semplici” cittadini che hanno aderito a questa call to action letteralmente da ogni angolo del pianeta. La Global Sumud Flotilla si inserisce in un quadro più ampio, quello del Global Movement to Gaza, una grande rete internazionale di solidarietà che, a fianco del Sumud Convoy, del Sumud Nusantara e di diversi attivisti della Freedom Flotilla, ha sentito l’urgenza di progettare questa grande iniziativa a sostegno di Gaza. Porterà con sé aiuti umanitari, sia alimentari che farmacologici, ma anche e soprattutto una volontà politica esplicita: rompere l’assedio illegale e chiedere l’immediata riapertura dei corridoi umanitari garantiti dal diritto internazionale e bloccati da Israele.

Le due partenze previste – la prima da Barcellona e da Genova il 31 agosto, la seconda da Tunisi e dalla Sicilia il 4 settembre – mirano a far convergere decine di barche verso le coste di Gaza, creando un fronte marittimo coordinato. Lo faranno legalmente, navigando in acque internazionali, con equipaggi eterogenei che includono personalità note come Greta Thunberg, medici, avvocati, giornalisti, ma soprattutto centinaia di persone di lingua, età, religione diverse, accomunate da un unico obiettivo: giustizia e libertà per Gaza.

Chi partecipa a questa flottiglia sa bene che rischia di essere fermato, arrestato, respinto. Ma sa anche che non agire non è più un’opzione accettabile. Le trattative, le mozioni, le risoluzioni delle Nazioni unite sono state e continuano a essere inascoltate. Dopo mesi di bombardamenti e sistematico uso della fame come arma di guerra, la popolazione di Gaza continua a essere vittima di un genocidio in diretta mondiale. Ma il popolo palestinese non ha bisogno di essere «salvato» da noi, ha bisogno di essere messo nelle condizioni per poter scegliere e decidere autonomamente e autodeterminandosi del proprio futuro.

IL NOSTRO DOVERE è quello di richiedere con forza che il diritto internazionale venga rispettato, che l’occupazione illegale e il regime coloniale israeliano vengano fermati e sanzionati. Il nostro dovere è quello di affermare chiaramente il fallimento dell’Unione europea, dei governi arabi complici e delle istituzioni internazionali che hanno normalizzato l’apartheid e la distruzione sistematica di un popolo.

Invitiamo tutte le persone a cui stanno a cuore non solo i diritti dei palestinesi, ma quelli di ogni singolo essere umano, a sostenerci in ogni modo possibile. Le barche salperanno per dire che Gaza non è sola. E non è un caso che tutto parta dal Mediterraneo. Il mare che separa e unisce, che da anni inghiotte vite umane e ora diventa teatro di solidarietà. La flottiglia attraverserà rotte solitamente percorse da guerre, profitti e traffici: per la prima volta, sarà una flotta civile a reclamare spazio, vita e dignità.

*Maria Elena Delia è referente per l’Italia di Global Movement to Gaza

«A bordo della Flotilla con un messaggio: fermare il genocidio»

Intervista Ada Colau, attivista ed ex sindaca di Barcellona: «L’Europa dovrebbe portare aiuti a Gaza. Se non lo fa, lo facciamo noi»

Luca Tancredi Barone  28/08/2025

BARCELLONA

Incontriamo l’ex sindaca Ada Colau di Barcellona in piazza Sant Jaume, il centro politico della città, davanti alla sede del comune e del governo catalano. Da settimane ogni mercoledì sera alle 7 c’è una concentrazione di protesta e di appoggio alla Palestina.

Perché ha deciso di imbarcarsi sulla Flotilla?
Perché penso che dovrebbero farlo i governi europei per portare cibo, aiuto umanitario, medicine per i bambini e per la popolazione civile di Gaza. Siccome non lo fanno, lo facciamo noi cittadini e cittadine. Saliamo su queste navi proprio per portare l’aiuto umanitario e per dire: non nel nostro nome, basta genocidio. La Palestina deve essere rispettata, deve essere libera e finché non succede, finché non si ferma questo genocidio, noi andremo avanti. Il popolo palestinese non si arrende e neanche noi possiamo farlo.

Sostiene che i governi europei sono «codardi». Perché?
Vedo un doppio standard morale. In altri casi c’è una condanna chiarissima, come per l’Ucraina. Nel caso della Palestina, dove la situazione è molto più grave, la popolazione civile non può neanche scappare dalle bombe, ammazzano migliaia e migliaia di bambini, qui i governi europei che dicono di difendere i diritti umani tacciono. Israele è l’alleato degli Stati uniti, controlla l’industria degli armamenti e la tecnologia che si usa per la difesa di tanti paesi europei. Guardano da un’altra parte invece di attivare un blocco diplomatico e soprattutto economico e commerciale. È una vergogna morale, una sconfitta etica e politica, però non lo fanno nel nome della maggioranza della popolazione. Sono convinta che la maggior parte degli europei sono scandalizzati e terrificati. Dobbiamo continuare a dire: non in nostro nome, a fare tutto il possibile, ognuno nella misura delle proprie possibilità, per fermare questo genocidio.

Dobbiamo difendere la speranza. Siamo in ritardo, perché migliaia di innocenti sono stati ammazzati. Ma ci sono ancora tante vite da salvareAda Colau

Forse è dalla guerra del Golfo del 1991 che non si vedeva una mobilitazione internazionale di questo livello.
È vero. Netanyahu, Trump, i loro alleati, tutti gli interessi economici che stanno dietro questo genocidio vogliono darci il messaggio che non c’è niente da fare, che non possiamo fermarlo. La gente si sente impotente. Ma proprio per questo dobbiamo difendere la speranza. Siamo in ritardo, perché migliaia di innocenti sono stati ammazzati. Ma ci sono ancora tante vite da salvare e non possiamo abbandonarli. Se permettiamo questo in Palestina, domani può succedere in qualsiasi parte del mondo. La causa palestinese è la causa dell’umanità. In questo genocidio si decide se la legge internazionale vale o no, se i diritti umani sono solo carta straccia, se esiste un’autorità delle Nazioni unite. Il nostro futuro è nelle mani di questi pazzi che rispondono solo a interessi economici di pochi. Non lo possiamo permettere.

La nave parte dal porto di uno degli stati che almeno a parole più ha condannato Israele. Avete anche chiesto l’appoggio del governo.
Non ho nessuna informazione dal governo sulla difesa della Flotilla. Spero che almeno garantiscano che possiamo partire. Il governo turco non ci lasciò salpare. Speriamo che il governo sia coerente. Se non fa tutto quello che potrebbe per difendere la Palestina, almeno difenda gli attivisti che vogliono aprire questo corridoio.

Ha parlato con Pedro Sánchez?
Non ci siamo sentiti per il momento. Ho parlato con il ministro della cultura, Ernest Urtasun, del nostro spazio politico e gli ho chiesto di trasmettere al ministro degli esteri e al presidente la richiesta di appoggio alla Flotilla e di interrompere il traffico d’armi con Israele. Non abbiamo ricevuto risposta.

Israele probabilmente vi bloccherà, forse anche con violenza. Siete preparati?
Noi siamo pacifisti e andiamo a far rispettare la legge internazionale. Chi oggi non la rispetta è lo stato d’Israele, che bombarda la popolazione civile e non permette di far arrivare cibo e mezzi di sopravvivenza a Gaza. La Flotilla è una missione umanitaria pacifica. La paura un po’ c’è, Israele ha dimostrato che non rispetta nessuna legge. Però il rischio che continui il genocidio mi fa più paura che rischiare la vita. Ho dovuto chiedere il consenso della mia famiglia prima di partire. C’è stata una discussione, non tutti erano d’accordo e la mamma è un po’ stufa di soffrire, però sono contenta che i miei bambini mi appoggino.

Come racconta ai suoi figli questo conflitto?
Fin dall’inizio ho raccontato la verità di quello che stava succedendo. Non possiamo nascondere le cose, i bambini non sono stupidi. Ho spiegato che siamo in tanti a essere contrari e che Netanyahu non ci rappresenta. Secondo me loro lo capiscono, per questo mi appoggiano.

E che spera di raccontare loro al ritorno?
Che questa missione è servita per aprire un corridoio umanitario e per migliorare almeno un po’ la situazione di Gaza. E se non funziona che ci riproveremo. Però arrenderci sarebbe la sconfitta più grande.

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