GLI ATTIVISTI DI FAZ3A: “L’AGGRESSIONE A NOI ITALIANI ACCENDA LA LUCE SUI PALESTINESI” da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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GLI ATTIVISTI DI FAZ3A: “L’AGGRESSIONE A NOI ITALIANI ACCENDA LA LUCE SUI PALESTINESI” da IL MANIFESTO

Gli attivisti di Faz3a: «L’aggressione a noi italiani accenda la luce sui palestinesi»

Chiara Cruciati, Giulia Rocchetti  02/12/2025

Palestina Picchiati con i bastoni: «Agiscono mascherati, è difficile identificarli. Dal villaggio di Duyuz alcune famiglie sono già state espulse». Nel mirino tutta la Valle del Giordano

Domenica tre attivisti italiani e una canadese della missione internazionale Faz3a, che opera per proteggere le comunità palestinesi in Cisgiordania, sono stati aggrediti alle 5 di mattina da un gruppo di coloni nel villaggio di Ein al-Duyuk. Il modus operandi lo descrive Dani, un’attivista di Faz3a: «Passano in strada di giorno e studiano la situazione, per poi tornare di notte».

Nei giorni precedenti un gruppo di otto-dieci persone su cinque fuoristrada era passato diverse volte. Hanno atteso che i ragazzi andassero a dormire per presentarsi alla porta, urlando «sveglia italiani, c’è l’esercito». Quando hanno aperto la porta, i coloni li hanno picchiati e presi a bastonate e hanno rubato gli effetti personali, inclusi telefoni e documenti.

ABBIAMO RAGGIUNTO al telefono gli attivisti coinvolti: «Nonostante la stanchezza, è da ieri che facciamo interviste, speriamo che serva a portare l’attenzione sulla situazione dei palestinesi in Cisgiordania – dice una delle due ragazze – I coloni che passano per il villaggio vengono monitorati e filmati, ma agiscono sempre mascherati ed è difficile stabilirne l’identità».

Da qualche mese sono aumentati gli attacchi alle persone e il furto di bestiame, un danno enorme per gli abitanti di Ein al-Duyuk, beduini che vivono principalmente di pastorizia: «Molte famiglie si sono spostate dal villaggio, avvicinandosi a Gerico, ma le persone che restano qui hanno bisogno di aiuto. Noi siamo venuti per permettere loro anche solo di riposare: devono attuare una vigilanza costante».

Il giorno stesso dell’aggressione, appena dimessi dall’ospedale, gli attivisti hanno sporto denuncia contro ignoti alla polizia palestinese, che ha trasmesso gli atti alla polizia israeliana: «Per denunciare anche alla polizia israeliana, l’unico modo sarebbe andare di persona in una colonia e essere soggetti alle autorità d’Israele, la cui prassi è deportare gli attivisti», ha chiarito il ragazzo.

Domenica hanno ricevuto la visita consolare italiana, per gestire questioni burocratiche e di tipo pratico, visto che sono stati rubati anche i passaporti. Durante l’incontro, li hanno informati della richiesta del ministro degli esteri Tajani di contattarli telefonicamente: «Abbiamo rifiutato di parlare con il ministro, perché è stato specificato che non sarebbe stata una chiamata politica ma di solidarietà. La solidarietà andrebbe espressa ai palestinesi, ma il governo supporta lo Stato d’Israele».

Tutti e tre vogliono rimanere sul territorio, per costringere il governo a non ignorare la situazione in Cisgiordania: «Non bisogna lasciare i palestinesi da soli, vogliamo resistere insieme a loro. Finché i governi occidentali continueranno a finanziare Israele, l’occupazione non finirà e il popolo palestinese non sarà libero».

La Valle del Giordano, 40% della Cisgiordania, ne è stata storicamente il granaio, luogo di produzione agricola capace di rifornire tante delle capitali della regione. Dal 1967 si è spenta, scolorita: la desertificazione è andata di pari passo con l’occupazione, la sottrazione di terre e di risorse idriche a favore delle colonie agricole.

OGGI IL 95% della Jordan Valley è sotto il totale controllo israeliano, tra Area C, zone militari, riserve naturali. Di Area A – sotto il controllo nominale dell’Autorità nazionale palestinese – restano le briciole. Ein al-Duyuk ci ricade dentro. «Come nel resto della Valle, l’obiettivo è spingere le piccole comunità verso le grandi città», aggiunge Dani. Lo fanno con le chiusure dell’esercito e le violenze dei coloni: «A Ein al-Duyuk vivevano venti famiglie, cinque si sono trasferite a Gerico a causa delle aggressioni. È così che svuotano i villaggi».

La Valle del Giordano è da sempre nel mirino: il controllo dell’intera fascia orientale della Cisgiordania è strategico per l’occupazione. Dal 7 ottobre decine di comunità agricole e pastorali sono state costrette a lasciare le proprie terre dai pogrom dei coloni.

Faz3a è una delle iniziative sorte all’interno della rete dei comitati popolari palestinesi, a cui prendono parte attivisti internazionali come forma di protezione civile. «Abbiamo partecipato alla raccolta delle olive nei villaggi intorno Ramallah, Nablus, Tulkarem…e viviamo nei villaggi più a rischio – conclude Dani – L’aggressione che abbiamo subito deve essere il modo per mettere in luce cosa accade qui, ogni giorno. Una realtà quotidiana di violenze contro i palestinesi».

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