FUOCO, FIAMME, VITTIME, FRUSTRAZIONE, IMPOTENZA da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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FUOCO, FIAMME, VITTIME, FRUSTRAZIONE, IMPOTENZA da IL MANIFESTO

Frustrazione e impotenza, ecco la generazione degli «ecoansiosi»

 

SPAGNA. Tre comunicatori scientifici di fronte alla paura della «rovina ecologica»

Luca Tancredi Barone, Barcellona  19/07/2022

«Apocalisse di calore». Ieri il Guardian usava questa espressione per descrivere quello che sta accadendo nell’Europa del sud. Sempre ieri, il ministero della sanità spagnolo calcolava che l’inusuale ondata di calore che sta colpendo la Spagna ha già causato più di 500 morti tra il 10 e il 16 luglio.

Senza contare l’operatore ecologico precario di 60 anni morto a Madrid per un colpo di calore per le temperature estreme a cui era stato costretto a lavorare. Gli incendi hanno già distrutto più di 100mila ettari di boschi in tutta la Spagna, e proprio ieri il presidente del governo Pedro Sánchez chiosava: «il cambiamento climatico uccide».

Già, perché se c’è una cosa che le temperature estreme, gli incendi, la crisi energetica e persino l’inflazione di questi giorni mettono in evidenza è che l’emergenza climatica è già qui. La pensa così anche un terzetto di giovani comunicatori scientifici che si dicono affetti da «ecoansia», una paura cronica della rovina ecologica prossima ventura mescolata a un sentimento di grande frustrazione e impotenza.

Mario Juárez, Pablo Izquierdo e Bruno Martín, tre giovani nati tutti dopo il Summit della Terra di Rio del 1992, la prima conferenza mondiale dei capi di stato sull’ambiente, quest’anno hanno deciso di condividere le loro ansie in un podcast che hanno chiamato Ecoinsomnes («Ecoinsonni»).

«Mi arrabbio moltissimo ogni volta che ascolto chi sminuisce l’impatto di queste inusuali ondate di calore dicendo che fa caldo perché è estate», dice Mario. «È possibile che forse dove vivi tu le temperature non siano cambiate, ma i dati parlano chiaro: la temperatura media del globo è cresciuta, anche se non in modo uniforme. Come spiega il meteorologo Juán Jesús González Alemán, oggi la frequenza delle ondate di calore è quasi triplicata rispetto al periodo preindustriale e la temperatura che si raggiunge è maggiore». Pablo aggiunge che «certamente ci sono state altre ondate di calore nel passato, ma non così intense, né così presto». La prima ondata di calore di quest’anno in Spagna è arrivata prima dell’inizio dell’estate.

Anche gli incendi non sono più quelli di una volta. Secondo una ricerca pubblicata recentemente sulla Reviews of Geophysics, la frequenza e la gravità dei grandi incendi forestali sono aumentate in tutto il mondo. Negli ultimi 40 anni è raddoppiato il numero di giorni con rischio estremo di incendio in tutta la conca mediterranea. «È chiaro che la cura dei boschi, le risorse dedicate a combattere gli incendi e la gestione del territorio sono importanti», dice Pablo. «Ma ancora una volta la radice del problema è che è il cambiamento climatico a favorire le condizioni estreme».

Secondo il gruppo di «ecoansiosi» è infatti una falsa dicotomia quella di chi crede che ci siano problemi ben più gravi di quello climatico.«Occuparsi del problema del cambiamento climatico vuol dire occuparsi di tanti altri problemi: di disuguaglianza socioeconomica, di salute pubblica, del problema energetico, di quello geopolitico o delle città che non sono preparate ad affrontare temperature estreme», dice Mario. «La crisi climatica non è affatto un lusso».

Per non parlare della crisi agroalimentare: «Che mangeremo se la siccità ci distrugge i raccolti?», si chiede Pablo. «Sono problemi tangibili, che spiegano la nostra preoccupazione, come quella degli scienziati che poche settimane fa protestavano davanti al Congresso a Madrid».

Oltre a mitigare, cioè frenare l’aumento della temperatura, bisogna anche adattarsi alle conseguenze che sono già qui, spiegano, come sta facendo per esempio Barcellona. Che offre quasi 200 «rifugi climatici», zone a meno di 10 minuti a piedi per il 92% della popolazione dove trovare riparo: edifici pubblici con aria condizionata e sedie, o parchi al fresco con acqua e panchine, tutti accessibili soprattutto per la popolazione più fragile.

«Il concetto di rifugio climatico mi affascina», dice Mario. «Da un lato mi preoccupa, perché è la materializzazione del futuro distopico in cui il clima è il nostro nemico e dobbiamo rifugiarci nelle nostre città, ma dall’altro mi dà speranza: alcune amministrazioni si stanno muovendo verso un futuro in cui non solo i più ricchi possano proteggersi e in cui ci siano sempre più alberi e zone verdi. Anche questo è combattere contro il cambiamento climatico».

E non è una moda giovanile: per continuare con la nostra vita, come spiega Bruno, bisogna fare qualcosa. E forse ripensare al modello di sviluppo della nostra società.

«Una non basata sul consumo di combustibili fossili ma su energie rinnovabili, che sia più efficiente. Ma anche in cui il consumo non sia la priorità, e in cui dovremo cambiare la nostra dieta. Sarà una vita diversa, ma non ci sono alternative: questo è l’unico futuro possibile», conclude Pablo.

Fuoco, fiamme e vittime l’estate tragica dell’Europa

CLIMA. Dalla Danimarca alla Grecia decine di migliaia di ettari di bosco sono andati in fumo

Marco Santopadre  19/07/2022

In molte aree di Spagna, Francia e Portogallo la notte ha portato una netta discesa delle temperature e in alcuni casi anche la pioggia. Però il bilancio dell’ultima ondata di calore, non solo ambientale ma anche in vite umane, è tragico.

In Spagna ieri il fuoco continuava ad ardere in trenta diversi punti, devastando vasti territori. Le fiamme, alimentate da temperature che per oltre una settimana hanno superato i 40° – toccando punte di 46 – hanno distrutto 30 mila ettari di boschi solo durante l’ultima ondata.

DOMENICA uno dei roghi ha causato la morte di un soccorritore impegnato nelle operazioni di spegnimento nella sierra de la Culebra, in provincia di Zamora (Castilla y León), a poca distanza dalla frontiera portoghese, dove lo scorso mese sono già andati in fumo 25 mila ettari di boschi. Il pompiere di 62 anni non è riuscito a sfuggire alle fiamme che lo hanno circondato. A poca distanza, ore dopo, è stato rinvenuto il cadavere di un allevatore di pecore 69enne rimasto intrappolato dalle fiamme. Il devastante incendio ha obbligato le autorità a sospendere la circolazione dei convogli sulla linea ad alta velocità tra Madrid e Ferrol dopo che le fiamme hanno lambito un treno.
Poco più a nord, nelle province galiziane di Lugo e Ourense, il fuoco ha devastato in pochi giorni 9200 ettari di territorio e decine di case, costringendo i soccorritori ad evacuare vari centri abitati. Per tutta la giornata numerose squadre di bombers hanno invece tentato di domare le fiamme nella contea del Bages (Barcellona), dove sono bruciati già 1200 ettari.

Nel corso della sua visita a Casas de Miravete, in Estremadura, dove nel fine settimana un incendio ha distrutto migliaia di ettari, Pedro Sánchez ha puntato il dito contro «il cambiamento climatico che uccide le persone, l’ecosistema, la biodiversità e distrugge case, imprese e bestiame». Il premier ha sottolineato l’impegno del governo a sostegno di misure di contrasto al cambiamento climatico ma nel paese infuriano le polemiche sull’inadeguatezza dei soccorsi e soprattutto della prevenzione, in particolare in Castilla y León. Qui infatti i servizi antincendio sono stati affidati dalla giunta regionale di destra soprattutto ad imprese private che si sono rivelate incapaci di far fronte all’emergenza. Associazioni e residenti insistono sul fatto che gli incendi si combattono in inverno, con una gestione oculata delle risorse e delle aree boschive, proprio per evitare di giungere impreparati ad estati sempre più torride.

PARADOSSALMENTE, anche molti territori della costa atlantica della Francia – normalmente freschi e piovosi – sono in fiamme o comunque immersi nella canicola che ha portato le temperature oltre i 40° addirittura in Bretagna, polverizzando tutti i record. Una «apocalisse di caldo» l’ha definita Meteo-France. Ieri 1700 pompieri hanno tentato di spegnere due lunghi fronti che si sono scatenati una settimana fa a sud di Bordeaux, bruciando 15 mila ettari di boschi e vitigni, alimentati dal vento bollente che ha spinto le fiamme, alte decine di metri, fino al mare. In totale 19 mila persone, tra residenti e turisti, sono state evacuate, 8000 delle quali nel comune di Teste-de-Buch, in Gironda. Intanto le autorità sanitarie conducono il triste conteggio delle morti causate dalla canicola; a causa dell’ondata di calore del 2019 se ne contarono 1435.

Situazione molto grave anche in Portogallo dove un migliaio di vigili del fuoco ha contrastato ieri 13 incendi nel centro e nel nord, il più ostico vicino alla cittadina settentrionale di Chaves. Se l’Istituto Carlos III di Madrid, sulla base dei dati forniti dal Sistema di Monitoraggio della Mortalità, informa sulla morte, a causa delle alte temperature, di 510 persone dal 10 al 16 luglio, le autorità sanitarie di Lisbona riportano 659 decessi. La maggior parte – 440 – sarebbero morti giovedì, in coincidenza con il picco che ha portato i termometri oltre i 40° quasi ovunque e addirittura a quota 47° a Vizeu, nel centro.

LA GRECIA era ieri alle prese con addirittura 51 diversi focolai e nel resto dei Balcani – in particolare tra Albania e Serbia – non va meglio.
E incredibilmente l’ondata di calore che ha investito il continente ha preso di mira anche paesi molto a nord come Inghilterra, Irlanda e Danimarca. A Londra i servizi meteo hanno predetto il superamento del record di 38,7° registrato a Cambridge nel 2019, mentre le autorità hanno dichiarato per la prima volta un’allerta rossa, temendo un assalto agli ospedali. Intanto, informano fonti militari, la Raf ha sospeso i voli dalla base di Brize Norton, nell’Oxfordshire, perché la pista d’atterraggio dei caccia sarebbe stata resa inagibile dalla canicola che qualcuno si ostina a definire «anomala» o «straordinaria».

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