CUBA: SESSANTASEI ANNI DI EMBARGO da SALSADIFERENTE e IL FATTO
Embargo di Cuba
Salsa Diferente 07/04/2026
Pochi mesi dopo il trionfo della rivoluzione cubana, gli Stati Uniti rompono le relazioni diplomatiche con Cuba e iniziano ad applicare un embargo economico, che nel giro di poco tempo si trasformerà in blocco totale
Dal Dizionario di Diritto Internazionale dell’ONU:
“l’atto di potere di uno stato che restringe, interrompe o dà per terminate le sue relazioni economiche e finanziarie con un altro paese. L’embargo totale o parziale sulle importazioni e/o esportazioni di tutte o alcune merci, armi o valute, il trasferimento di informazione tecnico-scientifiche, diritti d’autore o di altra indole, determinati tipi di attività commerciali ed economiche; si applica nelle relazioni internazionali contemporanee come strumento di pressione economica o finanziaria, di coercizione e rappresaglia”.
Può essere applicato come misura repressiva nei confronti di uno Stato le cui azioni possano mettere in pericolo la sicurezza internazionale.
Il blocco è una misura repressiva che prevede un embargo totale e il cui scopo è di sovvertire l’ordinamento politico del paese cui è rivolto. In virtù di questo, il blocco è considerato azione illegittima.
Le azioni degli Stati Uniti nei confronti di Cuba, in realtà, hanno più carattere di blocco che di embargo. Infatti lo scopo è quello di destabilizzare il governo rivoluzionario, indebolire il paese rendendolo povero e impedire il commercio con il resto del mondo. Il blocco, inoltre, non viene limitato a Cuba, ma è esteso a tutti i paesi che hanno rapporti commerciali con Cuba.
Cuba, l’embargo per “cacciare Fidel Castro” compie 66 anni
FQ 7 Aprile 2026
L’embargo americano contro Cuba ha compiuto ieri 66 anni. Esattamente il 6 aprile 1960, veniva diffuso il Memorandum Mallory, redatto appunto dal vice assistente segretario di Stato per gli Affari interamericani dell’epoca, Lester Mallory.
Il testo di appena una cartella aveva come oggetto esplicito “il declino e la caduta di Castro” e proponeva per la prima volta di “adottare tempestivamente tutti i mezzi possibili per indebolire la vita economica di Cuba”. “Se si adotta una tale politica – prosegue il memorandum – essa dovrebbe essere il risultato di una decisione positiva che inneschi una linea d’azione che, pur essendo il più possibile abile e discreta, riesca a incidere maggiormente sull’afflusso di denaro e rifornimenti a Cuba, a ridurre i salari monetari e reali, a provocare fame, disperazione e a rovesciare il governo”.
Secondo il rapporto, “un’opposizione militante a Castro dall’esterno di Cuba non farebbe altro che favorire la sua causa e quella comunista”, per cui “l’unico modo prevedibile per alienarsi il sostegno interno è attraverso la disillusione e la disaffezione basate sull’insoddisfazione e sulle difficoltà economiche”.
L’anniversario è stato duramente stigmatizzato da Bruno Rodriguez, attuale ministro degli Esteri cubano: “Sono trascorsi 66 anni dalla stesura del famigerato Memorandum Mallory, fondamento del blocco genocida e della politica di strangolamento economico che il governo statunitense ha imposto a Cuba per quasi sette decenni e che ora si sta intensificando”. Il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, dopo aver incontrato i deputati statunitensi Pramila Jayapal e Jonathan L. Jackson, denunciando i danni criminali causati dal blocco, “in particolare le conseguenze della crisi energetica”, ha ribadito su X “la disponibilità del nostro governo a sostenere un dialogo bilaterale con gli Stati Uniti serio e responsabile e a trovare soluzioni alle divergenze esistenti”.
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