CONTRO LA GUERRA, TACCIANO LE ARMI da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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CONTRO LA GUERRA, TACCIANO LE ARMI da IL MANIFESTO

A Roma la piazza per la pace. Attese migliaia di persone

No War. Dal palco di piazza San Giovanni le testimonianze dai fronti di guerra degli ultimi anni

Giuliano Santoro  05.03.2022

Non è stato facile, visto il contesto e le condizioni di partenza, ma la piazza romana della manifestazione nazionale «Europe for peace» di quest’oggi è pronta a essere riempita da migliaia di persone.

La macchina organizzativa si è messa in moto e dopo i giorni dei (necessari) chiarimenti la piattaforma ha assunto caratteri delineati e centinaia di pullman e qualche treno si muovono alla volta della capitale. I contenuti, intanto: parte della condanna, senza alcun tentennamento, dell’operazione bellica innescata da Putin: «Chiediamo l’immediato ‘cessate il fuoco’ e il ritiro dell’esercito russo dentro i propri confini». I pacifisti cercano anche di andare alle radici del conflitto e delle possibili vie d’uscita: «Servono ponti e solidarietà fra i popoli e si costruiscono con diritti e democrazia, non con missili terra-aria e mitragliatrici. Nessuna guerra è mai stata fermata dal riarmo». Oltre alla Rete per la pace e il disarmo, che si è fatta carico solo pochi giorni fa della convocazione della manifestazione, ci saranno Arci, Acli, Libera, Emergency, Legambiente, Movimento Nonviolento, Un Ponte Per, Rete della Conoscenza, Associazione delle Ong italiane, Anpi, Greenpeace, Attac, Fairwatch e gli operai «insorgenti» della Gkn di Campi Bisenzio.

Le tante anime del corteo si riconoscono anche dai diversi appuntamenti di partenza. Quello unitario è alle 13.30 a piazza della Repubblica. Qui saranno anche Sinistra italiana, Rifondazione comunista, alcuni esponenti di Leu e del Partito democratico. Le associazioni che fanno parte della Convergenza per la Cura si ritrovano davanti al Cinema Space Moderno. I movimenti del cartello «Roma contro la guerra», tra i quali i centri sociali e gli studenti della Lupa, partono dalla vicina piazza dei Cinquecento dietro lo striscione «Disertare la Guerra. Né con Putin né con la Nato, nessun’arma, nessun soldato!». La Rete dei comunisti dà invece appuntamento a piazza dell’Esquilino.

La Cgil nei giorni scorsi aveva chiesto ai promotori del corteo di espungere dalla piattaforma alcuni temi (le critiche alla Nato, il no all’invio di armi letali sul fronte ucraino) pur di allargare la partecipazione. Poi, di fronte al ritiro dei vertici della Cisl, è stato lo stesso segretario generale Maurizio Landini a ribadire l’importanza di quei contenuti. «Non è con l’invio delle armi – dice Landini – ma con il negoziato, la diplomazia, la cooperazione, la forza della democrazia e della non violenza che riusciremo a costruire l’Europa di pace e consentire al popolo ucraino e al popolo russo di vivere in libertà e senza oppressori».

Di fronte al paesaggio devastante dell’invasione russa in Ucraina, e davanti a uno scenario incerto e pieno di variabili, evidentemente le diverse anime che si battono contro la guerra provano a riaprire spazio pubblico di umanità e solidarietà tra i popoli che non passi per gli eserciti e ritagliarsi le condizioni per ragionare sulle cause di questa situazione. Per questo, dal palco di piazza San Giovanni si avvicenderanno gli interventi di chi ha conosciuto da vicino le guerre degli ultimi anni.

Sono annunciati la co-portavoce dell’Iraqi Social Forum Batool Karim, Silvia Maraone a nome dell’Istituto pace sviluppo innovazione delle Acli attivo nei Balcani, la rifugiata siriana Yasmine Azeem, il Casco Bianco in Ucraina per Ibo Italia socio Focsiv Amos Basile, la studentessa e pittrice palestinese di Gaza Malak Mattar e due donne afghane della Fondazione Pangea. Verrà poi divulgato un messaggio delle organizzazioni di madri di soldati russi, ucraini e bielorussi contro l’arruolamento. E ci sarà Beatrice Fihn, direttrice esecutiva della Campagna internazionale per l’abolizione degli armamenti nucleari, che nel 2017 ha ricevuto il Nobel per la Pace.

Infine, i primi, prossimi appuntamenti: domenica davanti alla base Nato di Ghedi, l’8 marzo con Non Una di Meno la giornata transfemminista e pacifista, il 14 per un’assemblea all’università La Sapienza di Roma.

Contro la guerra, tacciano le armi

Oggi in piazza la pace. Abbiamo accolto l’invito di Papa Francesco per la giornata di preghiera e digiuno per la pace, tre giorni fa, Mercoledì delle Ceneri. Un invito anche alla conversione. Mi unisco al dolore per le vittime di questa guerra in Ucraina, e di tutte le guerre

Giovanni Ricchiuti *  05.03.2022

Abbiamo accolto l’invito di Papa Francesco per la giornata di preghiera e digiuno per la pace, tre giorni fa, Mercoledì delle Ceneri. Un invito anche alla conversione. Mi unisco al dolore per le vittime di questa guerra in Ucraina, e di tutte le guerre. Dalle tante coscienze, da numerose piazze d’Italia sale sempre più forte il grido di pace e di no alla guerra. Si chiede il non coinvolgimento del nostro Paese nel conflitto né con armi e né con preparazione di uomini.

Certo, la condanna all’aggressione operata da Putin è totale. La guerra è sempre una tragedia. Ma non possiamo con questo dimenticare, o peggio ancora assolvere, la Nato (di cui l’Italia fa parte) dalle sue gravi responsabilità.
Sono sconcertato dalla decisione del Governo e del nostro Parlamento di inviare armi all’Ucraina. E, ancora di più, resto senza parole leggendo le dichiarazioni del nostro ministro della difesa, Lorenzo Guerini, su La Stampa di oggi, che oltre a ritenere uno scenario possibile una guerra che può durare 10-20 anni, alla domanda del giornalista sulla decisione della Germania di aumentare le spese militari fino al 2% del Pil, risponde: “Noi abbiamo un trend in crescita da quando sono ministro: da settembre del 2019 a oggi, il bilancio della Difesa è cresciuto di oltre 3 miliardi e mezzo, siamo all’1,4% del Pil. Si tratta di fare più investimenti per presidiare un pezzo della nostra sovranità nazionale e tecnologica».

No, Signor Ministro, “mostrare i muscoli” non può essere, e non potrà essere la strada che porta alla pace! Io non ci sto! E con me credo tantissime donne e uomini di buona volontà, di Pax Christi e non solo. Che credono e vogliono la pace. “Se vuoi la pace, prepara la Pace, non la guerra!”
Mi sembra che qui si vedano ben chiari i grandi interessi delle lobby delle armi.

Non per niente da tempo sono in aumento le spese militari. Non ci sono i soldi per tante necessità ma per le armi si trovano sempre. E si decide addirittura di destinarle a zone di guerra, rendendoci, secondo alcuni esperti analisti, un Paese ‘belligerante’.
Proprio un anno fa, papa Francesco nel suo viaggio in Iraq affermava, a Ur dei Caldei,: “Un’antica profezia dice: «Verranno giorni in cui spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci. E un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo” (Is 2,4). Questa profezia non si è realizzata, anzi spade e lance sono diventate missili e bombe!”.

Come cittadino che fa riferimento alla Costituzione Italiana (Art. 11) che ripudia la guerra, e da credente e vescovo che fa riferimento al Vangelo, credo sia mio e nostro dovere offrire solidarietà umana e accoglienza a chi fugge dalla guerra, ma è altrettanto doveroso un impegno deciso e radicale contro l’irrazionalità e l’immoralità di ogni guerra e la sua preparazione. Non possiamo versare benzina sul fuoco. È questa è la conversione che vogliamo chiedere anche in questo tempo quaresimale.
Pax Christi sarà a Roma il prossimo 5 marzo con tante donne e uomini per chiedere pace.
Mi auguro che allo jus in bello si sostituisca il Diritto Internazionale alla Pace.

* Presidente Nazionale
di Pax Christi
Vescovo di Altamura-Gravina – Acquaviva delle Fonti

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