CONTRO IL GENOCIDIO VA CONVOCATO LOSCIOPERO GENERALE da IL MANIFESTO
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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CONTRO IL GENOCIDIO VA CONVOCATO LOSCIOPERO GENERALE da IL MANIFESTO

Contro il genocidio va convocato lo sciopero generale

Gaza Cos’altro deve ancora accadere perché la situazione dei gazawi e del popolo palestinese inizi finalmente a essere considerata nella sua inaudita gravità?

Francesco Pallante  06/09/2025

Cos’altro deve ancora accadere perché la situazione dei gazawi e del popolo palestinese inizi finalmente a essere considerata nella sua inaudita gravità?

Lo sterminio di decine, forse centinaia di migliaia di persone. La carestia indotta dallo Stato ebraico. L’azzeramento delle infrastrutture civili.

La cancellazione del patrimonio archeologico e culturale. L’eliminazione sistematica dei testimoni. I propositi di ricolonizzazione e i progetti di trasformare Gaza in una riviera turistica. Eppure: guai a chi chiede l’interruzione delle forniture di armi, guai a chi invoca sanzioni economiche, guai ai mandati d’arresto della Corte penale internazionale per Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant (anzi: guai alla Corte penale internazionale), guai a chi reclama l’interruzione dei rapporti, anche culturali, con i sostenitori d’Israele. E, soprattutto, guai a chi dice genocidio.

Senza tradire imbarazzo, il presidente della Repubblica e il papa incontrano, in successione, il presidente israeliano Herzog: colui che scriveva frasi di scherno sulle bombe destinate a Gaza, luogo in cui – parole sue – tutti sono colpevoli, non esistono innocenti. Nel frattempo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani assume posa da statista vantandosi di aver fatto tradurre la Pimpa in arabo per quel pugnetto di bimbi palestinesi che, dopo essere stati feriti dai nostri alleati, ricevono cure in Italia. Ma chi gli scrive i discorsi? Gli autori dei programmi di Crozza?

Siamo, con tutta evidenza, a un tornante della storia contemporanea. Mai dal dopoguerra abbiamo assistito in diretta al genocidio di un popolo compiuto da un nostro strettissimo alleato: da chi, come ci ricorda Alberto Negri, ha in mano la nostra sicurezza informatica. Di Gaza sappiamo oramai tutto; persino ciò che accadrà prossimamente: se c’è una cosa che Israele non fa, è nascondere i suoi propositi. Eppure, non facciamo niente, né di concreto, come interrompere i rapporti con Israele e imporre sanzioni, né di simbolico, come riconoscere lo Stato palestinese. Stiamo tradendo le basi stesse della nostra Costituzione, che, dopo l’onta del fascismo, aveva reinserito l’Italia nel consesso della comunità internazionale proclamando il ripudio della guerra, i valori della pace e della giustizia tra i popoli, la disponibilità a limitare la sovranità nazionale, l’apertura al diritto internazionale, la sacralità dei diritti inviolabili dell’essere umano, la protezione degli stranieri.

Come in altri casi, anche in questo pesa il vertiginoso scollamento tra i rappresentanti e i rappresentati: in tutti i campi, non solo in ambito politico. Se vogliamo, tra chi riveste posizioni di potere e i senza potere. La sensibilità dell’opinione pubblica è altissima. Migliaia di iniziative – grandi e piccole, d’impatto mediatico e raccolte, di rilievo internazionale e locale – si susseguono, nascendo dal basso, per urlare quanto sia insopportabile alle coscienze dei cittadini e dei lavoratori quello che sta accadendo. La sensibilità delle classi dirigenti sembra, al contrario, anestetizzata o, nel migliore dei casi, paralizzata dall’incapacità di prendere pienamente atto dell’eccezionalità della situazione e della necessità di reagire a un’emergenza eccezionale tramite misure eccezionali. A dar voce al Paese sono i portuali.

Anche il sindacato – l’ultimo corpo intermedio ancora capace di leggere in profondità la società italiana, coglierne le istanze, organizzarle ed elaborare proposte non appiattite sull’ineluttabilità del mondo così com’è – fatica a farsi pienamente interprete dell’orrore sempre più diffuso tra i lavoratori. Ben venga la «mobilitazione contro la barbarie», ci mancherebbe. Ma è chiaro a tutti che uno «sciopero generale contro il genocidio» avrebbe tutt’altro significato.

«Fermare la barbarie, supportare la Flotilla»: la Cgil chiama le piazze

Rotta su Gaza Il sindacato, supportato da decine di sigle, ha convocato cortei in tutta Italia. Partenza dalla Sicilia slittata ancora per le barche

Michele Gambirasi  06/09/2025

Che le quaranta navi della Sumud Flotilla non sarebbero state lasciate sole in mare era stato promesso. Oggi ci sarà fermento in tutta Italia perché intorno alla “spericolata” rotta su Gaza delle barche a vele, cariche di aiuti umanitari, si sono generate un profluvio di energie da pezzi anche diversi di società civile. A chiamare oggi alla mobilitazione è stata la Cgil che, con la parola d’ordine «fermare la barbarie», ha organizzato presidi o cortei nelle piazze di tutta Italia, con l’adesione di Anpi, Arci e altre decine di sigle.

A ROMA la manifestazione arriverà alle 18 davanti al Campidoglio, dove sarà presente il segretario generale della Fiom Michele De Palma e la segretaria confederale Francesca Re David, mentre il segretario generale della Cgil Maurizio Landini sarà a Reggio Emilia, dove è ospite del festival di Emergency. «Non è più il tempo delle parole. Stati e governi democratici, membri delle Nazioni Unite, firmatari di accordi, trattati e convenzioni per il rispetto dei diritti umani, della legalità, della giustizia, del diritto umanitario debbono fermare la barbarie» hanno detto gli organizzatori, invitando i manifestanti a portare con loro anche delle barchette di carta o giocattolo, in segno di vicinanza con la missione in partenza.

«NON POSSIAMO più accettare che vengano uccisi impunemente bambini, donne, operatori umanitari, sanitari e giornalisti e che continui la distruzione delle infrastrutture civili rimaste, a partire da ospedali e scuole» ha proseguito il sindacato. A Palermo il corteo partrà dal lungomare intitolato a Yasser Arafat, accompagnato da decine di barche a vela in mare. Sempre in Sicilia, a Trapani, la manifestazione terminerà in porto, davanti al molo dove è ormeggiata la Mediterranea Ship dell’omonima ong, colpita pochi giorni fa da un fermo di due mesi e una multa di 10mila euro dal Viminale. L’ong è stata sanzionata per aver disobbedito all’ordine di recarsi al porto di Genova, ritenuto troppo lontano per le condizioni dei migranti soccorsi in mare. Un corteo ci sarà in serata anche a Grosseto, dove in questi giorni è in corso il raduno di Casapound cui l’Anpi ha risposto con una propria tre giorni intitolata «Agitiamoci!».

LE MANIFESTAZIONI proseguiranno anche nei giorni seguenti: sempre nella Capitale domani sera si snoderà un corteo nazionale di solidarietà con la Flotilla. Alla fiaccolata è atteso una «grande partecipazione popolare, con personalità dello spettacolo, rappresentanze politiche, associazioni e realtà sociali» hanno detto gli organizzatori, che hanno chiesto di portare solo bandiere della Palestina. Nei giorni scorsi da sindacati e studenti era arrivato l’annuncio di «bloccare tutto» nell’eventualità, non così remota, che l’esercito israeliano fermi le imbarcazioni dirette a Gaza, magari quando saranno ancora in acque internazionali. Ieri la questura di Pisa ha fatto sapere che partiranno decine di denunce a carico degli studenti che nella serata di giovedì hanno bloccato per circa un’ora i binari della stazione. I reati contestati, dicono, riguardano interruzione di pubblico servizio e violazione del decreto sicurezza.

LA PARTENZA della Flotilla è stata spostata da domani ai giorni successivi, in attesa delle barche a vela in viaggio da Barcellona verso Tunisi, da dove poi si riuniranno insieme alla flotta italiana in mare aperto. Ieri anche l’Arci ha annunciato la propria partecipazione: il veliero Karma, parte della loro missione di salvataggio nel Mediterraneo, si unirà alla flotta. Sulle navi in partenza ci saranno anche quattro parlamentari italiani: Arturo Scotto del Pd e Marco Croatto del M5S, insieme alle eurodeputate Annalisa Corrado e Benedetta Scuderi, di Pd e Avs. «Sono determinato, imbarcarsi è la conseguenza naturale del mio mandato come rappresentante della Repubblica, anche a tutela degli attivisti» dice al manifesto il dem Scotto. Meloni giovedì aveva ribattuto a Schlein: «Garantiremo ai partecipanti le tutele previste per gli italiani all’estero» accusando però la missione di non aver utilizzato i canali istituzionali per fare propaganda. Scotto ieri ha replicato: «Non si capisce quali siano questi canali. Food for Gaza (il progetto di aiuti umanitari operato dalla Farnesina, ndr) è fallito, oltre a essere sbagliato nel principio. Avalla l’idea israeliana che non debba essere l’Onu a operare nella Striscia. Sulla tutela degli attivisti, poi, dovrebbe fare un passo in più e garantire a tutti l’immunità diplomatica che già hanno i parlamentari». «La tutela annunciata è il minimo sindacale per una presidente del Consiglio – la replica di Scuderi (Avs) – nei confronti di cittadini che agiscono nella legalità provando a rompere un blocco illegale. Il solo fatto che l’Italia abbia deciso di lanciare gli aiuti per via aerea, peraltro quasi meno di quelli che porterebbe la Flotilla, manifesta tutta la sua inazione. Partiamo per consegnare un aiuto materiale, ma anche per dare un messaggio a tutti i governi europei».

Tutti i colori del pacifismo mobilitati contro il genocidio

In movimento All’Altra Cernobbio organizzata da Sbilanciamoci! e dalla Rete Pace e Disarmo il progetto di un’agenda politica in comune. Acli, Arci, Anpi, Marcia Perugia Assisi, e oltre: «Creare unità, fare da collante»

Roberto Ciccarelli  06/09/2025

Lo slancio della Global Sumud Flotilla ha investito ieri l’Altra Cernobbio, l’incontro organizzato dalla campagna Sbilanciamoci! e dalla Rete pace e disarmo in alternativa al Forum Ambrosetti che si sta svolgendo nella Villa d’Este sul quel ramo del lago di Como.

La quindicesima edizione del forum nazionale quest’anno è attraversata dalla nuova stagione del pacifismo internazionale che sta declinando la larghissima opposizione al genocidio di Gaza con la ricerca di una politica di pace che prefigura un progetto di mondo opposto al regime di guerra in cui viviamo.

«Addio alle armi», titolo hemingwayano dell’iniziativa che prosegue anche oggi, è la sintesi che cerca di coniugare una nuova sensibilità globale con le proposte di mobilitazione già in atto e quelle che verranno nelle prossime settimane. «L’auspicio – ha detto Giulio Marcon, portavoce di Sbilanciamoci! – è che il prossimo sia un autunno caldo non solo per i rischi che dobbiamo fronteggiare, ma anche per la nostra capacità di mobilitarci, di promuovere iniziative, di suscitare un movimento popolare largo e unitario».

L’idea non è nuova, ma è da riscoprire: non delegare, ma partecipare. Hanno iniziato le Acli con la carovana «Peace at work – L’Italia del lavoro costruisce la pace», organizzata dalle Acli e dalle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani. È partita il 2 settembre a Palermo, sta risalendo la penisola e prevede 57 città. La marcia terminerà a Strasburgo il 15 dicembre, in concomitanza con la plenaria del Parlamento europeo. Il mondo cattolico, laico, dei sindacati e della società civile, oltre che dei movimenti parteciperà alla Marcia Perugia-Assisi il prossimo 12 ottobre. Così farà la Cgil, che ha sostenuto l’organizzazione dell’Altra Cernobbio a livello nazionale e lombardo, oltre che di categoria. Il sindacato guidato da Maurizio Landini oggi è mobilitato al Campidoglio in una vasta convocazione di soggetti che sostengono la Global Sumud Flotilla. E sta organizzando un’altra piazza per la pace e contro la prossima legge di bilancio che non promette nulla di buono.

Non era facile vedere insieme le maggiori realtà organizzative e di base in una conferenza pubblica in modalità mista in cui si è parlato di un’«agenda di lavoro» comune. È un altro segno dell’urgenza attuale: fermare il governo israeliano e opporsi alla spinta al riarmo che viene dalla Commissione Europea e dagli Stati Uniti. Sono questioni intrecciate, e enormi, che attraverseranno anche le iniziative dei sindacati di base, e dei movimenti in autonomia nell’autunno che viene.

«Ci vuole calma e sangue freddo – ha detto Emiliano Manfredonia (Acli) – È facile farsi travolgere da quello che sta accadendo e perdere di vista la politica. È da apprezzare il fatto che le forze di centrosinistra saranno presenti all’Altra Cernobbio oggi per parlare della pace, uno dei temi che crea una coscienza politica. La pace non è dei militari, non è nemmeno dei pacifisti. La pace è di tutti o non è di nessuno. Tutti la costruiscono, anche nel linguaggio, come nel lavoro. Oppure non ci sarà mai».

«La nostra azione sarà efficace tanto più saremo uniti» ha Gianfranco Pagliarulo (Anpi). Lo stesso ha detto Flavio Lotti, presidente della Fondazione Perugia-Assisi: «Abbiamo bisogno di fare l’unità e di una strategia comune, non basta fare l’addizione, la marcia per la pace è a disposizione». Lotti ha anche denunciato «un tentativo di mettere in difficoltà la Marcia. Oltre che gli indifferenti, c’è il problema degli ipocriti». «Ci sono state decine di manifestazioni, il paese oggi è in mobilitazione – ha detto Walter Massa (Arci) – Manca ancora il collante, è un ruolo che ci dobbiamo assumere».

Invece dell’idea della difesa armata, è stata proposta da Alex Zanotelli quella della difesa civile basata sulla cooperazione, sulla crescita sociale e la «disobbedienza», l’«obiezione di coscienza» e quella «fiscale». Sono pratiche evocate insieme alla possibilità di bloccare i porti se la Global Sumud Flotilla sarà toccata dai militari israeliani. A tutti i parlamentari è stato chiesto di «incaternarsi» davanti al parlamento per ottenere dal governo Meloni almeno la decenza di opporsi seriamente al genocidio.

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