COMMENTI VOTAZIONI UE 2024/3 da OFFICINA DEI SAPERI
Saperi. In assenza di un grande collettore politico prevalgono le specializzazioni, manca il dialogo tra i saperi e la frammentazione blocca le potenzialità del pensiero critico. Una parziale cartografia degli studiosi italiani di varie discipline
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COMMENTI VOTAZIONI UE 2024/3 da OFFICINA DEI SAPERI

Piero Bevilacqua  11/06/2024

Provo a dire la mia, a caldo, sui risultati elettorali, senza pretese analitiche sistematiche. Non è peraltro il mio mestiere. Considero il dato europeo nell’insieme e poi quello italiano. In Europa, senza dubbio, la sorpresa più clamorosa (senza presunzione: non per me, che ci credevo e speravo) è stata la sconfitta di Macron e Scholz, la disfatta dell’asse della guerra. Naturalmente non è stata solo l’opposizione alla guerra in sé a ispirare lo spostamento a destra dell’elettorato, ma in Germania lo è stato più che in Francia.

Prendiamo la nessuna reazione del governo Scholz al bombardamento dei due, gasdotti North Stream: e trascuriamo il seguito di politiche energetiche con l’acquisto del gas americano a prezzi maggiorati, al mancato utilizzo di un gasdotto russo ancora funzionante, con la repentina regressione della situazione economia della Germania. Ma quella vile e servile accettazione di un’aggressione così plateale all’economia del paese comprensibilmente ha costituito l’occasione più potente per fare esplodere l’orgoglio nazionale, e dar fiato al nazionalismo più estremo, sentimento mai morto in Germania.

Naturalmente l’opposizione alla guerra si è manifestata elettoralmente attraverso un voto assolutamente trasversale, lungo un arco che va da Orban sino a Sarah Wagenknecht, fuoriuscita dalla Linke tedesca, o a Santoro in Italia, passando per Salvini, ecc. Ma anche l’arretramento dei Verdi tedeschi, i più guerrafondai d’Europa, credo che vada letto in questo senso. I difensori dell’ambiente e della natura che sostengono l’uso delle bombe a oltranza è comprensibile che abbiano suscitato qualche stupore in seguaci ed elettori….

Io, però, senza volerla fare molto lunga, vorrei svolgere una riflessione d’insieme sul risultato complessivo europeo, che segna un’evidente svolta a destra di tutto l’asse politico continentale.

Credo che queste elezioni dovrebbero offrirci una riflessione di più ampia prospettiva storica, con la valutazione che meriterebbe un quarto di secolo di politiche UE. Oggi non dovremmo fare fatica ad affermare che l’Unione, che ha incarnato un coerente progetto neoliberista, marcato dalla connotazione austera della Germania, ha lavorato esattamente per questo risultato. L’UE ha fatto esplodere le disuguaglianze, sia fra i territori (lo spopolamento delle nostre aree appenniniche, di molte zone interne della Spagna, della Grecia, ecc. sono il frutto della Politica Agricola Comunitaria), che fra le classi sociali, creando zone di povertà che sembravano scomparse dal nostro continente e dal nostro paese.

Com’è noto le politiche neoliberiste promosse dall’UE hanno gravemente indebolito la classe operaia, reso precario il lavoro in forme inimmaginabili pochi decenni prima, generato lo schiavismo bracciantile in tutte le campagne europee: in coerenza con quanto accadeva nel resto del mondo. Benché

nell’UE   siano state promosse politiche di protezione ambientale, di sostegno agli investimenti in energie alternative, di promozione dell’agricoltura biologica, ecc., se facessimo un bilancio complessivo il risultato finale credo risulterebbe gravemente negativo. In questi ultimi 25 anni lo stato del clima è peggiorato (ovviamente non solo per responsabilità europea), è cresciuto l’inquinamento dei fiumi e dei mari, l’erosione delle coste, la produzione di rifiuti, lo smog urbano, la cementificazione del territorio, la produzione di CO2, ecc.

Ma io credo che in questo processo di arretramento culturale, che oggi consegna una gran parte del Parlamento europeo alle destre, un ruolo decisivo sia stato giocato da quel fronte che continuiamo a chiamare sinistra. La trasformazione dei vecchi partiti di massa, comunisti, socialisti, socialdemocratici, in ceto politico neoliberista, ha generato, tra le altre cose (su cui occorrerebbero analisi storiche circostanziate) un progressivo, gigantesco vuoto di innovazione culturale e teorica, di linguaggio, di immaginario collettivo. Sono scomparse le parole capitalismo, lotta di classe, uguaglianza, solidarietà, socialismo, prospettiva alternativa, solidarietà sociale, cooperazione, pace. E hanno fatto irruzione o per meglio dire sono state rivolti e inculcati al popolo di sinistra, educato da decenni da queste forze, le nuove parole e i nuovi valori che esso doveva accettare: la competizione, il merito, il lavoro flessibile, la mobilità i rapporti di forza esistenti, l’inesistenza di una possibile società più giusta. ecc. Tutto questo mentre parallelamente alle parole procedeva la disgregazione della società, la demolizione di tutti i possibili vincoli solidali, la sua riduzione a una folla di individui, lavoratori instabili e consumatori assidui.

Il nuovo ceto politico sedicente di sinistra, che di fatto (ma il discorso vale, almeno in parte, anche per le sinistre radicali) si è identificato con le politiche UE, anche mentre le criticava, non poteva non essere abbandonato da quel popolo, che cercava una qualche protezione, anche solo la possibilità di opporsi a un ordine che non lasciava speranze. E va detto, che, illusoriamente e pericolosamente, come sappiamo per lunga storia, le varie destre che avanzano offrono un orizzonte altro, quanto meno un patrimonio identitario di vecchie e nuove retoriche, alternativo all’ottuso dominio di questa UE. Una burocrazia che in questi ultimi tempi – non dimentichiamolo – sembrava parlare per bocca della Nato, con i proclami di guerra dello stolto Stoltenberg. Ma come si può immaginare, come possono pensare i nostri politici e soprattutto giornalisti europei, e italiani in particolare, che ragionano secondo le veline di Washington, che l’orgoglio di milioni di cittadini europei non reagisse di fronte all’umiliazione ripetuta ed esibita del loro orgoglio nazionale? Per mesi, due o tre persone, tra dirigenti Nato o Europei (come Ursula von Leyen), hanno ostentato con un’arroganza che mai si era vista nella nostra storia, di poter decidere sulla nostra vita e la nostra morte. Credono davvero i nostri analisti progressisti che tutti gli europei abbiano subito, come loro, l’americanizzazione del cervello?

E veniamo all’Italia. Credo poche sorprese rispetto alle aspettative. La Meloni che non sfonda è secondo me più importante e significativo della Meloni confermata capo del maggiore partito. E non lo dico per consolazione. L’onda di destra era molto forte e lei sarebbe dovuta andare molto più avanti se avesse convinto. Invece rimane sul suo insediamento di consensi, ritagliato su un elettorato nazionale che è meno del 50%. È evidente che questa destra non ha davvero niente da offrire agli italiani se non un gruzzolo di retoriche reazionarie (che pescano nella parte peggiore della plebe

nazionale). Tipo governo forte, famiglia, opposizione alle realtà Lgbt, libertà d’evasione fiscale, critica all’ambientalismo, e insomma il solletico al vecchio canagliume italico. In più la minaccia di sfasciare l’unità di un Paese già lacerato. Ma sul piano della sovranità tanto vantata anche gli elettori hanno capito che farsi baciare in fronte da Biden non è proprio il massimo segno di indipendenza nazionale e che in Europa la pacchia è finita per noi non per gli altri. Il patto di stabilità ci strangolerà per bene e sarà interessante (ma ahimè doloroso per il nostro popolo) vedere come se la caverà l’intrepida Giorgia con un debito che continuerà ad aumentare come è avvenuto fin qui con la medicina dell’UE.

Davvero confortante l’umiliazione di Renzi e Calenda.

Il PD è andato meglio del previsto. Anche qui, ricordo, su uno zoccolo elettorale molto ristretto. Io ci vedo confermata una vecchia logica elettorale. Nei periodi di tensione e pericolo gli elettori si rifugiano presso la parte più forte dello schieramento politico in cui si riconoscono. Il voto utile è una logica che funziona sempre, c’è poco da fare. Aggiungo il forte appoggio mediatico di cui ha goduto la Schlein, che è invece mancato a Conte, per esempio, il quale sconta anche la mancanza di personalità note da far valere in campagna elettorale. Vecchia debolezza in Europa, del resto, confermata. Ma anche competizione fratricida a sinistra sul tema della pace: sorprendente successo di AVS, pare grazie soprattutto alla Salis ( ma anche qui vale il discorso fatto per il PD), mentre Pace Terra e Dignità non poteva evidentemente andare oltre il risultato che ha avuto. Se ci fate caso, sommando i voti o le percentuali di 5S, AVS e PTD, a sinistra del PD abbiamo quasi un 20% di consensi. Un risultato notevole, ma al tempo stesso una dispersione enorme. Anche io come Enzo non mi pento di aver votato per pura testimonianza per PTD. Ma so bene che le forze politiche nate a ridosso delle elezioni non ce la fanno mai. Ci vuole tempo perché un programma, un progetto, i nomi delle persone entrino nella mente degli elettori, diventino familiari, ecc.

Ma questo è un discorso che a mio avviso dovrà essere posto in altri termini per la sinistra.

RIFLESSIONI SULLE NUOVE EGEMONIE IN ITALIA E IN EUROPA

Luigi Vavalà  11/06/2024

In Italia si consolida il consenso verso una destra centauresca, per metà composta da inedite volontà di potenza, retorica, spinte autoritarie e per l’altra metà da una cultura carismatica e fatalmente rassegnata ad assecondare nuove logiche di ripristino netto della guerra fredda. Questa complessa egemonia viene certamente agevolata da classi dirigenti europee che hanno rifeudalizzato interessi economici corporativi, accentuato le diseguaglianze, insistito sul sopravvento netto della tecnologia e rendendo spettrale la democrazia. La sinistra, complessivamente considerata, non ha avuto la forza e la volontà di contrastare in modo consistente l’esclusione di milioni di individui da conoscenze e competenze, parcellizzando le scienze e favorendo di fatto il prevalere autoritario degli esperti sul sapere critico deIuso. Emblematica in Italia la svolta aziendale delle scuole medie superiori, avviata dalla sinistra con Luigi Berlinguer, aggravata poi dalla riforma di Renzi e infine degradata dagli ultimi stucchevoli ministeri. Proprio nel centro della formazione umana si sono rafforzati insieme comandi gerarchici, dominio tecnologico, burocrazie estese, dequalificazione degli studi, retoriche violente sulle “magnifiche sorti progressive”. Il risultato più grave di questo intreccio è dato dalla perdita secca di visibilità critica sulle società moderne da parte di intere generazioni. Mentre tra i giovanissimi cresce l’astensione al voto nelle elezioni, nelle scuole trionfa la retorica della cittadinanza attiva; aumenta la demagogia sul sapere collegato e transdisciplinare e al tempo stesso si celebra ogni santo giorno la competenza degli esperti e si realizza lo sperpero di denaro verso una iperdigitalizzazione separata da ogni educazione tesa alla originalità e irriducibilità individuale e togliendo campo alla lettura diretta di testi filosofici, letterari, storici, scientifici, essenziali per una conoscenza in grado di incidere sul corso degli eventi del mondo. Le destre sono maestre nella diffusione di rappresentazioni illusorie e contemporaneamente di nascondimento dei processi reali, soprattutto in economia; il mondo variegato della sinistra non sembra più in grado, da decenni, di rendere concreta e moderna una visibilità critica. Vincono le destre perché l’Europa non è percepita dai cittadini, si presenta come un mostro burocratico e con il ritorno di elementi feudali, non all’altezza dei drammi mondiali, manichea sui conflitti attuali, non consapevole del tramonto eIettivo dell’impero nordamericano e adesso addirittura in via di conversione verso un’economia di guerra. Insomma, la democrazia liberale e socialista sarà capace di riprendersi solo se ritornano al centro le questioni dirimenti di nuove forme sociali finalizzate a ridurre drasticamente le diseguaglianze, a scalfire il potere economico di veri e propri feudi, ad accettare un mondo veramente multipolare e soprattutto a impostare una nuova qualificazione degli studi per aiutare individui critici e consistenti a formare nuove classi dirigenti reattive, in modo non manicheo, agli eventi del mondo. In caso dovessero persistere gerarchie forti, dominio di nicchie di esperti e tecnologia svincolata da saperi e consapevolezze diffuse, la destra peggiore avrà prateria libera per i prossimi decenni e con regressione netta di tutti o quasi gli assetti sociali e con l’incombenza di nuove e devastanti guerre

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